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“L’età dell’oro”

di Gabriele Ottaviani

Una volta esauriti questi due argomenti così eccitanti in genere la conversazione si incanalava lungo rotte più tranquille…

L’età dell’oro, Mark Twain, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi. Impossibile da definire, perché trascende tutti i generi esaltando di ognuno le caratteristiche più significative, è il primo vero romanzo di Twain, scritto in tre mesi a quattro mani assieme all’amico Charles Dudley Warner come sfida alle rispettive mogli le quali, giustamente tediate dalle continue lamentele dei consorti, nel milleottocentosettantatré, diciotto anni dopo il culmine del cosiddetto rinascimento americano che si beava del fulgore di stelle come Herman Melville e Harriet Beecher Stowe, li invitano a dimostrare di saper fare di meglio, visto che non riescono a combinare alcunché di buono a parte crogiolarsi in un rassicurante cupio dissolvi sullo stato della narrativa coeva a stelle e strisce… Monumentale.

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“Uno yankee alla corte di re Artù”

di Gabriele Ottaviani

Devo ammettere che era una creaturina utile in certe situazioni…

Uno yankee alla corte di re Artù, Mark Twain, Mattioli 1885. Traduzione di Livio Crescenzi. Mattioli 1885 continua nella sua meritoria opera di ripubblicazione di grandi intellettuali del passato la cui lezione è più viva e contemporanea che mai, e Mark Twain, ironico, geniale, istrionico, profondissimo, raffinato, preconizzatore visionario, è certamente la punta di diamante del suo bel catalogo: in questo volume narra la storia di Hank, che un giorno sbatte la testa e si ritrova nel più lontano dei mondi possibili rispetto al suo, ovverosia nientedimeno che a Camelot. Non quella dei Kennedy, però, che certo Twain non avrebbe potuto, nonostante il genio, immaginare, bensì proprio quella della tavola rotonda, e… Allegorico e formidabile.

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“Autobiografia del cavallo di Buffalo Bill”

di Gabriele Ottaviani

L’adunata per il saluto alla bandiera è una cerimonia molto solenne…

Autobiografia del cavallo di Buffalo Bill, Mark Twain, Mattioli 1885. Traduzione di Livio Crescenzi. Mattioli 1885 continua nella sua meritoria opera di ripubblicazione di grandi intellettuali del passato la cui lezione è più viva e contemporanea che mai, e Mark Twain, ironico, geniale, istrionico, profondissimo, raffinato, preconizzatore visionario, è certamente la punta di diamante del suo bel catalogo: in questo volume parla anche in parte con la voce di Soldier Boy, il Bucefalo dal manto nero amatissimo dal leggendario attore e cacciatore a stelle e strisce, dando vita a una storia a tinte forti ma anche delicatissima, un deflagrante j’accuse della crudeltà dell’uomo verso gli animali. Modernissimo e imperdibile.

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“Cos’è un uomo”

IMG_20200603_132536di Gabriele Ottaviani

Educa con diligenza i tuoi ideali verso l’alto…

Cos’è un uomo, Mark Twain, Mattioli 1885. A cura di Livio Crescenzi. Il dialogo è la miglior forma di conoscenza: perché è come un viaggio, se ci si ascolta e confronta si torna diversi, migliori, più ricchi. Uno è giovane e l’altro no, uno domanda, l’altro risponde, uno ha curiosità, l’altro esperienza: della vita, del mondo e di tutto quel che ne consegue. Dallo scambio delle loro battute nasce questo ritratto preciso, filosofico e variopinto della condizione umana, indagata in ogni aspetto, a cura di uno dei più grandi autori che si ricordino, e che Mattioli 1885, grazie al cielo, continua a ripubblicare. Imprescindibile.

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“Ritorno a Costantinopoli”

Ritorno-a-Costantinopoli-300x270.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quella era l’immagine che avevo in testa, ma si tratta solo di una povera e miserabile impostura…

Ritorno a Costantinopoli, Mark Twain, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi. Viaggiatore indefesso, esegeta finissimo, maestro della letteratura, Twain, icastico e sardonico, disilluso e disincantato, un po’ come Michael Moore nel suo Where to invade next, ma oltre cent’anni prima, indaga il mondo con lo sguardo d’un americano: appena conclusasi la guerra di secessione, gli Stati Uniti sono alle prese con un nuovo inizio, ma certo la nascita d’una nazione non è un’immacolata concezione… Formidabile.

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“Addomesticare la bicicletta”

addomesticare-la-bicicletta-300x270.jpgdi Gabriele Ottaviani

M’accorgo solo adesso che quella poesia, prima d’allora, non l’avevo mai capita…

Addomesticare la bicicletta, Mark Twain, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi. Evocativo sin dal titolo, sentenzioso, suggestivo, enigmatico, ma al tempo stesso concreto, credibile, vivido, perché a tutti coloro che sanno andare in bici è ben presente il ricordo di quando si era alle prime armi, e ci si ritrovava in equilibrio instabile su una cavalcatura riottosa e restia ad accondiscendere ai nostri desideri benché inanimata, questo testo che si compone di una raccolta preziosa di numerosi scritti ancora inediti in italiano, e che continuano ad arricchire la conoscenza dei lettori in merito alla produzione letteraria di un autore formidabile e difficile da catalogare e comprendere pienamente, tanto è variopinto il suo estro, è un meraviglioso catalogo di tic, abitudini e miserie umane. Esilarante, lieve, densissimo.

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“Verso Nazareth”

Verso-Nazareth-300x270.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tutta questa faccenda delle grotte è un’impostura, per la quale però l’umanità dev’essere grata ai cattolici…

Verso Nazareth, Mark Twain, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi. Chissà che cosa penserebbe del mondo d’oggi quel geniaccio di Mark Twain: sicuramente, o perlomeno con alta probabilità, verrebbe da dire, ne stigmatizzerebbe da par suo ipocrisie e storture. Del resto non era nuovo a bruschi cambi d’opinione e cocenti delusioni: si attendeva la grandezza solenne evocata dai testi sacri, e invece il suo viaggio in Terra Santa, senza alcun dubbio condizionato dalla sua particolare Weltanschauung, e dall’approccio con cui si pone, destabilizza il suo immaginario, e lo porta a comporre una sua personalissima Bibbia fondata sull’osservazione diretta che induce, alla luce anche di quello che quei luoghi sono oggi, a una profonda meditazione.

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“Finalmente Parigi”

Finalmente-Parigi-400x360.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tutto quello che ci circondava era allegro e tonificante.

Finalmente Parigi, Mark Twain, Mattioli 1885, traduzione di Livio Crescenzi. Per gli occhi di qualcuno che parigino non è la capitale di Francia è senza dubbio un luogo che non può non far cedere alla meraviglia: al tempo stesso sono pressoché innumerevoli i riferimenti culturali a essa correlati nell’edificazione dell’immaginario collettivo che più o meno a tutti, in misura maggiore o minore, pare in realtà, a vario titolo e per differenti tramiti, di conoscerla da sempre. Come ogni cosa che però si tende a dare per scontata, anche la città baciata dalla Senna riserva delle sorprese, e l’acutissimo sguardo di Mark Twain le osserva, raccontandole con eleganza sopraffina.

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“In questa Italia che non capisco”

In-questa-Italia-che-non-capisco-400x360.jpgdi Gabriele Ottaviani

La Basilica di San Pietro è enorme.

In questa Italia che non capisco, Mark Twain, Mattioli 1885. Traduzione di Livio Crescenzi. Marengo, Milano, Como, Lecco, Venezia, Firenze, Pisa, Livorno, Roma, Napoli, Pompei, Scilla, Cariddi e non solo. La sua penna geniale non ha bisogno di presentazioni, è sempre attualissima anche se appartiene al millennio scorso: Mark Twain, di cui non è mai abbastanza meritoria la ripubblicazione, ci conduce con mano sicura nel Bel Paese, che descrive con formidabile ironia, tratteggiando il ritratto di un territorio – nonché di un popolo – che fa della molteplicità la sua forza, molto cambiato per molte cose, per fortuna e purtroppo, e rimasto invariato per diverse altre, per disgrazia e grazie al cielo. Una vera delizia con un gran retrogusto di fiele però: perché se non riusciva a capire l’Italia un intellettuale come Twain, figuriamoci noi… O tempora, o mores: imprescindibile.

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“Consigli alle bambine”

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A casa giocai con quel nuovo giocattolo…

Consigli alle bambine, Mark Twain, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi. Il quotidiano è grottesco, si sa: non si capisce bene però quanto vi sia di consapevole e quanto invece di involontario nell’assurdo che ci circonda. Perché per esempio accompagnare degli annunci mortuari con delle poesiole talmente ridicole che persino il più ubbidiente dei bambini si rifiuterebbe di declamare in piedi sulla sedia di fronte all’uditorio dei parenti ben più concentrati sul cosciotto di tacchino imbandito con tanto di patate al centro della tavola natalizia? Non di solo pane vive l’uomo però, e l’angelo del giudizio lo sa bene… Da non perdere.

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