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“Tutti primi sul traguardo del mio cuore”

71n4uTgJRQL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Di bel tempo a questo Giro se n’è visto poco. Pioggia quasi sempre, anche lungo l’Adriatico, temo di aver messo il costume in valigia per niente. Anzi, non è un timore, è una dolorosa certezza. Perché da oggi cominciano le montagne, e invece del costume devo tirare fuori i guanti e il cappotto. Là fuori ci sono cinque gradi e andiamo su per una strada che sembra roba da appassionati di fantasy, in mezzo a boschi abitati da folletti e maghi, buia e ghiaccia eppure splendida mentre sale al passo del Cason di Lanza. Piccole cascate si buttano giù dai monti e si spaccano sulla roccia trasformandosi in un vapore magico, che formerebbe di sicuro mille arcobaleni se solo ci picchiasse un raggio di sole ogni tanto.

Tutti primi sul traguardo del mio cuore, Fabio Genovesi, Solferino. Il giro d’Italia, la corsa rosa per antonomasia, dal colore della maglia del primo in classifica, che a sua volta prende spunto dalla tinta della storica testata, sponsor e narratore ufficiale, è un mito epico che per migliaia di chilometri attraversa lo Stivale (e non solo, spesso e volentieri): ma le gesta degli atleti non sono che, pur trattandosi dell’elemento nevralgico, una parte della storia che uno scrittore, che da sempre ha desiderato di far parte a questa folle ed entusiasmante carovana, si ritrova finalmente a vivere e a raccontare. È una commedia umana dalle mille sfumature quella che si dipana tra prove a cronometro e arrivi in salita, e anche un ritratto della società, che Genovesi regala a tutti i lettori dando prova di estrema maestria stilistica. Da leggere.

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