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“Tutti i racconti”

71Vf93G9nTL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gli agenti federali non piangono mai.

Tutti i racconti, Kurt Vonnegut, Bompiani. A cura di Jerome Klinkowitz e Dan Wakefield. Prefazione di Dave Eggers. Traduzione di Vincenzo Mantovani. Scrittore, accademico, nume tutelare e autorevolissimo rappresentante del genere della fantascienza, veicolo per numerosissimi contenuti (la letteratura, così come il cinema, parla sempre del resto della vita e della sua epoca ai propri contemporanei – e auspicabilmente, se riesce a sopravvivere all’oblio, ai posteri – anche, se non soprattutto, quando dà vita a universi altri) un po’ come l’elegia nel mondo classico, intellettuale d’immenso spessore, indagatore dell’animo umano in tutte le sue caleidoscopiche e sfaccettate contraddizioni, umanista satirico e sardonico e principe della commedia nera, Vonnegut con la sua scomparsa ha lasciato un vuoto che in dodici anni ancora nessuno è riuscito a colmare. Fortunatamente però abbiamo le sue opere: questa mirabile edizione è dunque un’occasione da accalappiare al volo.

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“Tutti i racconti”

41EZgmc7K2L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ora, qui il brutto, a sentire come la racconta Carter, e io lo so bene, è che ‘ste ragazzine quando arrivano cercano quello che conoscono già, i salamini. Solo che trovano dei salsiccioni. Perché noi siamo fatti così, si sa. Il punto è, Carter l’ha costretta. Ha dovuto. Lei s’è messa a urlare…

Due orecchi e tre fortune, Arrivederci e grazie, Una donna, giovane e vecchia, L’arrosto rosa chiaro, La voce più alta, Il concorso, Un minimo d’interesse, Un innegabile diametro, Due brevi storie tristi da un’esistenza lunga e felice, La volta che passammo tutti per fessi, La verità viene a galla, Volere e non volere, Debiti, Distanza, Il pomeriggio di Faith, Tetro motivetto, Vivere, Presentatevi, o figli dell’arte, Faith sull’albero, Samuel, L’uomo gravato, Enormi cambiamenti all’ultimo minuto, Politica, Parco giochi nordest, La ragazzina, Una conversazione con mio padre, La storia dell’immigrato, La fondista, Amore, Sognatore in una lingua morta, In giardino, Altrove, Lavinia: la solita storia, Amiche, In quel tempo, ovvero storia di una barzelletta, Ansia, In questo paese, ma in un’altra lingua, mia zia si rifiuta di voler sposare gli uomini che tutti vorrebbero imporle, Mamma, Ruthy e Edie, Un uomo mi ha raccontato la storia della sua vita, Quelli che ascoltano, Questo è un racconto sul mio amico George, inventore di giocattoli, Racconta Zagrowsky, Il momento costoso, Ascoltare: ovvero l’intera produzione artista di una misconosciuta – almeno alle nostre latitudini – maestra, una scrittrice formidabile che condensa in una prosa carveriana, semplice, chiara, limpida, intensa, densa e significativa tutti i colori e le materie della vita, dal nitore del sublime all’incendio dello squallore. SUR compie opera a dir poco meritoria nel pubblicare – meravigliosa la copertina – con introduzione nientedimeno che di George Saunders Tutti i racconti (traduzione di Isabella Zani) di Grace Paley, intellettuale della Grande Mela di famiglia russa ebrea indomita attivista per i diritti umani e vincitrice ventiquattro anni fa, tredici prima che morisse ottantacinquenne, del PEN/Malamud Award. Un regalo per l’anima.

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“Tutti i racconti”

51i03w5ddEL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La signora McIntyre scoprì che tutti, in paese, conoscevano la versione del signor Shortley e criticavano la sua condotta. Cominciò a capire che aveva l’obbligo morale di licenziare il polacco e vi si sottraeva perché era un compito ingrato. Finalmente, non riuscì più a reggere al senso di colpa sempre crescente e, una fredda mattina di sabato, dopo la prima colazione, uscì a licenziarlo. Scese al capanno delle macchine, dove l’aveva sentito avviare il trattore. Per terra c’era una brinata spessa e i campi somigliavano al dorso ruvido delle pecore; il sole era d’argento e i boschi spuntavano come stoppie aride dalla linea dell’orizzonte. Pareva che la campagna si ritraesse dal piccolo cerchio di rumore attorno al capannone. Il signor Guizac era accoccolato vicino al trattore piccolo, e stava montando un pezzo. La signora McIntyre sperava di fargli arare tutti i campi nei trenta giorni in cui avrebbe continuato a lavorare per lei. Il ragazzo negro era pronto con gli utensili e il signor Shortley, sotto il capanno, si accingeva a salire sul trattore grosso, per portarlo fuori. La signora McIntyre aveva intenzione di aspettare che lui e il negro si levassero di torno, prima di compiere il suo increscioso dovere. Rimase a guardare il signor Guizac battendo i piedi sulla terra dura, perché il freddo le si arrampicava su per i piedi e le gambe, come una paralisi. Portava un pesante cappotto nero e un fazzoletto rosso in testa, con sopra il cappello nero, ben calcato, per proteggere gli occhi dal riverbero. Il suo viso aveva un’aria astratta, sotto la tesa nera, e un paio di volte la signora mosse le labbra senza suono. Il signor Guizac, superando il chiasso del trattore, gridò…

Tutti i racconti, Flannery O’Connor, Bompiani, traduzione di Marisa Caramella e Ida Omboni. Scrittrice statunitense morta nel millenovecentosessantaquattro nemmeno quarantenne e a due anni esatti – meno due giorni – di distanza da Marilyn Monroe,  divenuta celebre da bimba per aver insegnato a un pollo a camminare all’indietro, fervente cattolica nella Bible belt, minata dal lupus ereditato dal padre, autrice prolifica e capace di finissime indagini psicologiche, Flannery O’Connor è l’assoluta protagonista, con il suo cristallino talento, di questa fondamentale antologia che restituisce al lettore un affresco variegato e  intenso di tipi umani: da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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“Tutti i racconti”

TuttiRacconti_Flannery_O_Connor_1di Gabriele Ottaviani

– Be’, avresti dovuto ascoltarmi, invece, – disse il commesso viaggiatore – Ho detto cose che dovresti sapere.

Il geranio. Il barbiere. La lince. Il raccolto. Il tacchino. Il treno. Il pelapatate. Il cuore del parco. Un colpo di fortuna. Enoch e il gorilla. Un brav’uomo è difficile da trovare. Tardivo incontro col nemico. La vita che salvi può essere la tua. Il fiume. Un cerchio nel fuoco. Il profugo. Un tempio dello Spirito Santo. Il negro artificiale. Brava di gente di campagna. Non si può essere più poveri che da morti. Greenleaf. La veduta del bosco. Malattia mortale. Gli agi della casa. Punto Omega. La festa delle azalee. Gli storpi entreranno per primi. Amore e rabbia. Rivelazione. La schiena di Parker. Il giorno del giudizio. Trentuno. Trentuno racconti. Uno per ogni giorno del mese. Se volete leggerli a febbraio, lo sforzo è un po’ più ampio. Trentuno racconti. Ovvero tutti. Tutti i racconti scritti nella sua troppo breve vita – nemmeno quarant’anni – da Flannery O’Connor. E se chi muore giovane è caro agli dei, si dice, lei a quelli della letteratura dev’essere carissima. Perché scrive meravigliosamente. I titoli parlano già leggendoli in sequenza, come uno di quei giochi da social network in cui metti in fila i libri componendo frasi attraverso i titoli stampigliati sulle coste: c’è tutta la vita dentro il volume edito da Bompiani e tradotto da Marisa Caramella e Ida Omboni. Strepitoso, come lo sono le storie, e i personaggi. Che sbattono come falene sulla luce, il mondo li sovrasta perché non sanno uscire dai propri rigidi e asfittici schemi mentali, non sanno ammettere né contemplare il mistero. Ribalta le convenzioni la O’Connor, è dura e spietata, realistica e insieme lirica e allegorica. Come Edna O’Brien. Come Anne Tyler. Come Elizabeth Strout. Tant’è che sono racconti, è vero, ma questa antologia sembra un romanzo. I temi comuni sostengono la struttura, come se fossero, e lo sono, tanti capitoli di un unico grande progetto, tanti dettagli di una sola visione del mondo, la sua, quella dell’autrice, un quadro che si compone pennellata dopo pennellata per rimanere ai posteri come suo lascito, come sua eredità.

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