Libri

“Quori cuadrati”

di Gabriele Ottaviani

La testa ha cinque sensi e il corpo ne condivide uno soltanto…

Quori cuadrati, Alessandro Turati, Neo. Gino Bartali soleva dire, almeno stando a quanto riporta la vulgata, che era tutto sbagliato, ed era tutto da rifare. Sembra la vita di Uno, che ha il papà serbo e la mamma italiana, e pare esistere per caso, in un luogo che non gli corrisponde, tra persone di cui registra gli sguardi, le parole, i gesti, ma con le quali, di fatto, non sa, non può, non vuole instaurare una vera comunicazione. Poi s’innamora, e allora capisce che forse è possibile rimediare all’errore… Sbagliato sin dal titolo, almeno stando alle norme dell’ortografia, che sanciscono la correttezza formale del canone e del canale di scambio del linguaggio, che è memoria, tradizione, abitudine, rito, liturgia e formulazione, il nuovo libro di Turati è, ovviamente, giustissimo proprio in virtù di questa sua ribelle alterità: che è quella dell’amore, che più crediamo ci lasci uguali più incontrovertibilmente e ineluttabilmente ci muta, e quella dell’esistenza, che è tenuta a braccetto, come Pinocchio dai gendarmi, da un lato dalla farsa e dall’altro dalla tragedia, e caracolla e vaga in cerca di un senso e di un posto in cui mettere radici, illudendosi di poter conciliare l’inconciliabile per poi scoprire che alla fine non si tratta affatto di un’illusione. Imprescindibile.

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Libri

“Briciole dai piccioni”

51EB0QClbuL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dopo alcune ore mi picchiano in testa.

Briciole dai piccioni, Alessandro Turati, Neo. È già il titolo a raccontare del rovesciamento di tutte le classiche prospettive, a darci un’idea del fatto che il protagonista della storia non fa le cose come si deve, come ci si aspetterebbe che facesse, come la società e le convenzioni esigono che faccia: di norma sono gli umani a lanciare briciole ai piccioni cosicché se ne possano cibare, infatti. Del resto però l’esistenza stessa di Alessio è tutto fuorché canonica: o forse sì, in fondo. Banalmente prevedibile. Perché chi a una certa età non ha ancora raggiunto la maturità, non è ancora cresciuto sul serio, difficilmente riuscirà, potrà, avrà la voglia e/o gli strumenti e le capacità per farlo in seguito. Quando ormai è troppo tardi. Scivola lungo una china che si fa via via più ripida. E più esilarante. La sua famiglia è una gabbia di matti, a scuola scalda il banco, gli amici sono dei mentecatti, sia detto pur con bonomia, il cui encefalo è più microscopico della realtà di provincia in cui risiedono, o almeno così pare, dati i loro comportamenti il più delle volte inqualificabili, la droga una compagnia noiosa, il sesso un apostrofo grigio topo tra le parole “l’inadeguatezza” e il lavoro alienante come poco altro. Eppure… Che sia questo diventare grandi nella mercificata e mercificante società occidentale, un piano inclinato verso l’abulia? Forse, però… Una dark comedy coi fiocchi: imperdibile.

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