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“Ipotesi di una sceneggiatura”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Questo libro dice poco. Mi sembra che Gelli non denunzi tutto quello che è accaduto in Italia negli ultimi anni: non denunzia i suoi amici, non rivela con chi era d’accordo per appropriarsi del potere in Italia. Io non lo pubblico. Non posso fare da megafono a Licio Gelli.

Le mani, avvolte nei guantoni, a sfogliare con cura pagine e pagine, a stringere quelle di un amico o a portare ritmicamente alla bocca l’immancabile sigaretta. Il sorriso sardonico, lo sguardo vivacissimo. La passione e il talento per il pugilato. L’amore per la vita e le donne. La dignità. Il lavoro. L’impegno. I sogni. Gli amici. I libri, compagni di mille avventure e di qualche disavventura. Un grande fiuto per gli affari. Una vita che è un romanzo. Anzi, no. Una sceneggiatura. Uno di quei film potenti, pieni di valori, à la Eastwood, à la Spielberg, epico come Frank Capra, in cui le persone perbene ce la fanno sempre, con le unghie e con i denti, senza mai scendere a compromessi, senza mai rinnegarsi. Che personaggio e che persona straordinaria che è Tullio Pironti, un punto di riferimento per l’editoria non solo partenopea. A partire da Libri e cazzotti e Il paradiso al primo piano realizza, accompagnata dalla prefazione di Giancarlo Dotto e da una selezione delle lusinghiere e più che meritate recensioni avute dalla stampa, una Ipotesi di una sceneggiatura – bellissima la copertina del volume – asciutta, compiuta, solida, avvincente, coinvolgente. Sembra di vivere con i protagonisti, di essere accanto a loro, di camminare per le medesime strade, con lo stesso passo. Si legge con piacere, si immagina con gusto.

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“Interrogando assidui”

$_35 (1).JPGdi Gabriele Ottaviani

Noi / venuti dal nulla non sai dove / non sai dove andiamo per tornarvi / combattemmo per il paese nostro / giocandoci la vita per la sua / e la nostra libertà / cittadini oggi del mondo libero / da tradizioni valori o ideali / d’umana pietà spazzati via / dalla globale civiltà della tecnica / intesa a produrre e uccidere per salvarci / noi della razza di chi non vuole avere / ma disperatamente essere / nella stanza dei passi perduti andiamo / e veniamo parlando d’utopie

Robertomaria Siena (prefazione di Nicola Terzulli) cura un’antologia di mezzo secolo di versi. Poesie di straordinaria potenza, di grande complessità tematica che si esprime attraverso un linguaggio semplice e piano, fluido, scorrevole, il lessico del quotidiano, che è fondamento dell’esperienza e sostrato per l’esplicitazione di un senso universale di comunione e commistione, di umana solidarietà. Cinquant’anni di versi ma l’autore è uno solo: Paolo Cristiano, nato nel millenovecentodiciannove a Teano, laureatosi in Giurisprudenza a Firenze, da quando è trentottenne a Roma, pittore e scrittore, legale dell’INPS, volontario nella seconda guerra mondiale, partigiano, deportato. La sua è una voce stentorea, in cui tutta la gamma di colori della vita si palesa di fronte al lettore con l’abbondanza lussureggiante che è propria di una cornucopia di primizie. L’ignoto si fa presenza e compagnia, immagine e testimonianza. Interrogando assidui, Tullio Pironti. Da non perdere.

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“Hölderlin”

9788879377119_0_120_0_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Così la filosofia inganna l’umile ricercatore: aggiunge nuovi dubbi alla sua indecisione, invece di dargli sicurezza maggiore.

Il lato oscuro di Hölderlin, almeno nel racconto che ne dà al lettore Stefan Zweig, riedito da Tullio Pironti, suona particolarmente stridente, e lascia aperti amplissimi spazi di riflessione in merito a quanto in realtà ci sia non tanto di meramente autobiografico quanto in generale di umano nel prodotto dell’intelletto: tanto l’anelito alla perfezione e all’armonia idilliaca della Grecia antica è raffinato e vagheggiante un impossibile raggiungimento, che si può soltanto sfiorare nell’osservazione contemplativa della natura, in cui immanente e trascendente si uniscono in un unico afflato, quanto il conflitto interiore e il dissidio, reso esplicito dai chiari segni di una patologia psichica, è oscuro e turbinoso. Un viaggio affascinante nell’animo e nel genio, guidato da un esperto e profondo conoscitore del cuore.

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“Kleist”

ebaydi Gabriele Ottaviani

Uomo aspro e provato, conoscitore della sofferenza vera, la commozione gli è antipatica; perciò diventa consciamente antisentimentale e chiude castamente la bocca ai suoi personaggi proprio nel momento in cui comincia il romanticismo banale, sopra tutto nelle scene d’amore, consentendo loro appena d’arrossire, di balbettare commossi, di sospirare o, in ultimo, di tacere.

Attraverso l’opera indaga l’uomo, la persona, la sua Weltanschauung: Stefan Zweig si cimenta con Kleist, anima fragile sempre in fuga, grandioso poeta tragico ignorato dalla sua contemporaneità e non solo, sempre costretto a combattere, contro gli eventi e contro, con ogni probabilità, la sua medesima natura. Il ritratto che ne viene fuori, edito da Tullio Pironti, è quello di un guerriero che non si arrende al demone che come un fuoco gli si agita dentro, ma che anela alla pace e all’armonia. Vibrante.

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“Nietzsche”

$_35.JPGdi Gabriele Ottaviani

Questo radicalismo, questa durezza e implacabilità dello psicologo che sono in Nietzsche, egli non le ha avute in dono dal destino come il suo sguardo di falco: se l’è comprate a prezzo di tutta la sua vita, della sua pace, del suo sonno, della sua comodità. Di sua natura mite, bonario, socievole, piuttosto allegro e tutto disposto a pensar bene. Nietzsche deve rendersi prima di tuttoinaccessibile e spietato contro i suoi propri sentimenti, facendo una violenza spartana alla sua volontà: mezza la sua vita egli l’ha passata quasi nel fuoco.

È stato un grande scrittore. Con lui la biografia, uno degli strumenti espressivi con i quali più di frequente si è cimentato, si è rinnovata, è diventata, nel contesto del suo tempo, una forma d’arte, genere letterario compiuto, canonico, una sorta di dialogo per interposta pagina fra intellettuali, come se la storia emergesse da sé. In questo scritto, breve ma come sempre intenso, leggibile, appassionato, pieno di spunti, di domande, di dubbi, di considerazioni, di dettagli, di aneddoti, di interpretazioni, Stefan Zweig, celeberrimo drammaturgo, saggista, traduttore e giornalista, sulla cui fine Deonísio da Silva ha in un romanzo ipotizzato che non si sia trattato di suicidio, bensì di omicidio, si confronta con una personalità che lo affascina, per la valenza profetica della sua parola, consapevole degli scricchiolii, presagi del crollo, dell’intero sistema di certezze ottocentesche, e non solo: Nietzsche. La lotta col dèmone – Hölderlin, Kleist e Nietzsche, libro pubblicato per la prima volta ottantatré anni fa, tradotto dal tedesco da Aldo Oberdorfer, con un’unica introduzione dell’autore, è ora edito da Tullio Pironti in tre volumi distinti, uno per ogni personaggio trattato, con prefazione di Antonio Gargano. Un’occasione di conoscenza che suona, per le tematiche trattate, straordinariamente attuale.

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“Che il diavolo benedica i Pulcinella!”

gargano-150x150.jpgdi Gabriele Ottaviani

Livorno 20 gennaio 1815 – Signore e carissimo amico. Da qui vedo la vostra sorpresa. La bocca aperta e gli occhi fissi sul luogo e la data di questa lettera. È certo però che siamo a Livorno dal 18 gennaio. È certo però che siamo venuti dalla Corsica. È certo però che abbiamo fatto una visita all’ex-imperatore Napoleone all’isola d’Elba. Ma che confusione! Ecco, pur sommariamente, il racconto della nostra triste navigazione.

Che il diavolo benedica i Pulcinella!, di Mauro Gargano, Emilia Olostro Cirella e Massimo Della Valle, con tavole, splendide, di Christian Leperino, edito da Tullio Pironti. Un libro prezioso, un documento dotto, importante, interessante, semplicemente meraviglioso sotto ogni punto di vista, sin dalla elegantissima veste grafica, una finestra illuminata e illuminante su una pagina di storia, di scienza e di cultura. Cronache napoletane, scientifiche e non, dell’astronomo von Zach: così recita il sottotitolo del volume, introdotto dalla presentazione dell’astrofisico e accademico dei Lincei Giovanni F. Bignami, in cui si raccontano le avvincenti peripezie partenopee del barone Franz Xaver von Zach, autore di un carteggio composto di quarantatré lettere, ed edito qui per la prima volta, con Barnaba Oriani, direttore dell’osservatorio di Milano. Von Zach, celebre astronomo del diciannovesimo secolo, nato a Pest, cosmopolita, innamorato di Napoli, di Capodimonte, dove in quell’epoca si sta costruendo l’osservatorio, e di Mergellina, dove è ubicato il suo casino di delizie, dal cui terrazzo assiste alla restaurazione borbonica e alla tragica fine di Gioacchino Murat, è figura magnifica e sorprendente.

 

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“Il ricamo mortale”

13254477_10209537976715670_4690068687276369022_n.jpgdi Gabriele Ottaviani

Erano i 30 denari di Giuda, o almeno una prima parte.

Patrizio Fiore, Il ricamo mortale, Tullio Pironti. Un ambulatorio per extracomunitari. Una ragazza di ventotto anni. Un mesotelioma pleurico. Anormale, a quell’età. Viene dopo una lunga esposizione all’amianto, maledetto assassino silenzioso. Almeno, di solito. Nel frattempo presso Aversa uno dei più importanti notai partenopei, nonché rampollo di una famiglia più che bene, Romano Contri, viene trovato ucciso. E iniziano le indagini. Ma non è facile ricostruire il percorso e le interconnessioni attraverso le quali il male si srotola nelle vite e nella società, infettandole: si resta stupefatti di fronte alle diramazioni che riesce a creare, che rassomigliano davvero alla complessità di un prezioso ricamo. E parallelamente anche la trama, la costruzione della narrazione riproduce questa articolazione affascinante: un ottimo libro, che coinvolge e tiene desta l’attenzione del lettore.

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“Viaggio napoletano in Spagna”

44093_I_Piatto_Quirante_Rivesdi Gabriele Ottaviani

I viaggiatori inglesi, che ammiro tanto, sanno che il momento migliore dei loro racconti è quando spariscono.

Napoli e la Spagna. Un legame fortissimo. Da Cateau-Cambresis in poi, e non solo. Vicenda d’arte, d’amore, di potere e dominazione, cultura e bellezza, che parla, sbigottisce e fa domande, di malgoverno e povertà, lusso e sfrenata ricchezza, ribellione e acquiescenza, opulenza, forma e sostanza, spesso in reciproco disaccordo. José Vicente Quirante Rives, tradotto da Marco Ottaiano, che si occupa anche delle note, pubblica, a cura di Augusto Guarino, Viaggio napoletano in Spagna (Tullio Pironti), un percorso tra sedicesimo e diciottesimo secolo, in treno, autobus e macchina, dal nord verso il sud del principale stato della penisola iberica, raccontando di vite e di opere, riflettendo sul senso dell’immateriale.

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“Io di più”

c1b06_iodipiu_Biancodi Gabriele Ottaviani

 “Ragazzi, vi prego, oggi non mi va, lasciatemi in pace”. Ma un pugno lo scaraventò a terra. Lo tirarono su per i capelli. “Ora arriva Ciro, ora arriva Ciro”, gli ripetevano. Alberto era terrorizzato, tremava, si bagnò dalla paura. Gli abbassarono i pantaloni. Quattro ragazzi lo bloccarono contro il muro. Il bastardo ripetente lo penetrò per la prima volta, da dietro, mentre gli altri intorno si masturbavano, riempiendogli la faccia di sperma. Ciro continuò a spingere, di più, sempre più forte. Alberto sanguinava; un ultimo ansito di piacere mise fine a quel dolore. Quel giorno Alberto abbandonò la scuola e da allora, ogni sera, diventa Berta, il più bel ricchione della ferrovia. C’è la fila per lui. le sue attenzioni costano caro, solo clienti scelti.

Romolo Bianco, Iodipiù, Tullio Pironti. Giovane attore e cantante, Bianco ha con tutta evidenza un talento straordinario, che lo ha portato a lavorare pure con Scarpetta, Lanzetta – che introduce il breve ma formidabile romanzo con un’ispirata prefazione – e Rigillo. Napoli, periferia. Don Mario vende tappeti al mercato. Incontra Berta e si innamora. Ma a casa, a Casoria, c’è Lucia, con cui sta da sempre, che gli ha dato Marta, che sta per laurearsi a pieni voti in Medicina, e Anna, che vuole sposare il suo amore, piange e rassetta la casa. E rassettando e lacrimando scopre qualcosa che cambia tutto. Affilato come un rasoio, potente come un tuono.

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“Dall’Aquila al Giglio”

pirontidi Gabriele Ottaviani

Anche in imminente pericolo di vita si dimostrò indomabile.

Felice Abbondante, Dall’Aquila al Giglio, Tullio Pironti. La storia del meridione d’Italia è fatta di alterne vicende, dominazioni, cambi di padrone e di blasone. Dagli svevi, in quel tredicesimo secolo di cui poco si parla e poco si sa, ma che in realtà è stato fondamentale crocevia per la nostra storia di paese disunito e scombiccherato, tirato per la giacchetta da destra e da sinistra, da sopra e da sotto, fatto di eroi e miserabili, pronto di volta in volta alla lotta o all’acrobatico salto sul carro del vincitore, si passa agli Angiò. Tutta un’altra musica, verrebbe da dire. Da Manfredi, di cui tanta letteratura ha parlato e parla, e da cui prende il nome una delle più belle città della Puglia e non solo, si passa ad altri signori. E come sempre accade, alla storia con l’iniziale maiuscola si intreccia quella individuale, viva e vivida, resa in maniera formidabile dalla scrittura avvolgente, dotta, raffinata, chiara, brillante e particolare di Abbondante, che trascina in un mondo concreto di variegate e tumultuose passioni e personaggi ben caratterizzati, come di rado se ne leggono in un romanzo storico.

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