Libri

“I racconti di Sfinge”

51bistGg9oL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Si guardarono negli occhi profondamente, fissi, dolorosamente, ansando un poco… Quel silenzio era terribile come le più ardenti parole.

I racconti di Sfinge, Eugenia Codronchi, Luciana Tufani editrice. Nata a Imola nel milleottocentosessantacinque e morta a Castel San Pietro sessantanove anni dopo, la contessa Eugenia Codronchi Angeli – figlia, come Margherita, Elisabetta ed Eleonora, di Giulia Pizzoli e Giovanni Codronchi Argeli, nato Antonio Alessandretti, dottore in giurisprudenza, amico di Carducci e uomo di fiducia di Marco Minghetti, erede del cognome e del patrimonio dello zio materno, ministro della pubblica istruzione nel milleottocentonovantasette -, più conosciuta con lo pseudonimo di Sfinge, è stata un’importante ma ora forse poco nota – ed è bene invece recuperare assolutamente – poetessa e prosatrice di chiara ma originale matrice modernista, variegata, femminista, anticonvenzionale e arguta ma non sperimentale, giornalista prolifica, analista della società in tutte le sue sfumature, intimamente legata fino alla morte a Guido da San Giuliano, eccellente pianista cui si debbono libri di viaggio, volumi di psicologia infantile e favole per bambini. Al secolo, Bianca Belinzaghi, di famiglia meneghina. I racconti qui raccolti sono icastici, brillanti, sorprendenti, colorati e coloriti, vibranti, lievi ma non superficiali, eleganti, da non farsi sfuggire.

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Libri

“Confessioni di un ragazzo perbene”

e2acd849d365015ef08ef5b696dc9e31_S.jpgdi Gabriele Ottaviani

Si chiama Mara ed è la mia bambina immaginaria.

Confessioni di un ragazzo perbene, Marino Buzzi, Luciana Tufani. Michele ha trent’anni. È gay. Fa un lavoro abbastanza alienante, ma che gli dà ben da vivere. La sua famiglia non sa della sua omosessualità. A parte la nipotina, che non la smette un istante di punzecchiarlo quando, una volta al mese, lascia la città e va dai suoi. Ha un gruppo di amici. Uno di questi muore. Si ammazza. Ci ha sempre provato, stavolta c’è riuscito. Bisogno d’attenzione, male di vivere, tanti fattori. E adesso lui è al freddo. Da solo. Al buio. Nel niente che mette paura. Nel nulla che lascia un vuoto incolmabile nel cuore di chi resta. Michele lo viene a sapere. E quello stesso giorno perde il lavoro. L’azienda non può più tenergli il posto. Quantomeno non può tenerlo a lui, benché sia bravo. Per la ragazza tutta curve che lo sostituisce dopo un attimo da quando gli è stato detto delle difficoltà economiche della ditta il capo il posto alla scrivania invece lo trova eccome, ci mancherebbe altro. Un grande classico, non c’è che dire. Oltretutto è a lui che tocca organizzare il funerale, l’ultimo viaggio, il saluto, l’addio. Chiama dunque un’agenzia di pompe funebri. E gli risponde Gabriele. Che comincia subito a provarci. E che, per colmo d’ironia della sorte, è anche di una bellezza stratosferica. Ma non è certo l’unica presenza importante nella vita di Michele… Ozpetekiano, credibile, ben caratterizzato, semplice, vibrante, leggibilissimo, emozionante, corale, autentico, intimo, elegiaco, trascinante, il romanzo tratta temi importanti con delicatezza e senza retorica, fa riflettere e appassiona.

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“Gli spettri di Marie”

9788886780759_0_0_300_80di Gabriele Ottaviani

Marie scoprì il branco per caso.

Gli spettri di Marie, Simona Ryser, Luciana Tufani. Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro. Marie è una donna in fuga. Da sé medesima. Marie è una donna che cerca di ritrovare un senso. Marie è una donna che tenta disperatamente e con una certa dose di goffaggine di restituire una forma alla sua vita. Marie è una donna a pezzi, ma allo stesso tempo forte e coraggiosa. E intorno la realtà appare, e non è un caso, bensì una evidente peculiarità stilistica di un’autrice che è anche una musicista, una sinfonia di sensazioni, scaglie di vetro, brecce nei muri attraverso cui filtra la luce. Mediante una poetica che fa della frammentazione armonia linguistica, la Ryser traccia un ritratto luminoso e bellissimo, struggente e avvincente.

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