Libri

“Troppe cose a cui pensare”

41sSMdl-isL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non possiamo dominare i cambiamenti.

Prologo: i primi passi a Chicago (1974-75), L’università nei panni del cattivo (1956), Il lato più tagliente della vita (1951), Hemingway e l’immagine dell’uomo (1953), L’uomo sotterraneo: su Ralph Ellison (1952), La palude della prosperità: su Philip Roth (1959), Lo scrittore e il suo pubblico (1954), Le distrazioni di un narratore (1957), Lettori profondi di tutto il mondo, siate prudenti! (1959), L’arte ebraica del racconto (1964-65), Dove andremo a finire: il futuro della narrativa (1962), La narrativa recente: un giro di ispezione (1963), La cultura dei chiostri (1966), Lo scetticismo e la profondità della vita (1967), Sull’America: spunti di riflessione al centro culturale americano di Tel Aviv (1970), Le macchine e le storie, la letteratura nell’era della tecnologia (1974), Barbarie e civiltà: un percorso di lettura (1987), Lo scrittore ebreo in America: una conferenza (1988), Troppe cose a cui pensare (1992), che dà il titolo al volume, in italiano per SUR edito a cura di Luca Briasco, “Ho un piano!”: con Philip Roth (1998-2000), Coda: Perché no? (1978). A coprire cinque decenni. Un elenco di saggi che insieme compongono un romanzo. Una raccolta di racconti. Un’antologia di emozioni e sensazioni. Un vero e proprio manifesto programmatico. Una summa poetica, quella di colui che ha vinto il premio Nobel per la letteratura quarantuno anni fa “per la comprensione umana e la sottile analisi della cultura contemporanea che sono combinate nel suo lavoro”: Saul Bellow. Che qui descrive il ruolo dell’intellettuale e dello scrittore nella società. E non solo. Banalmente, un volume per cui essere riconoscenti, perché splendido sin dalla copertina e capace di generare consapevolezza e conoscenza. Da leggere e rileggere.

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