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“Hjertebrann III”

di Gabriele Ottaviani

Quando Connor aprì la porta, per un attimo rimase scioccato, come se non si fosse aspettato di vederlo. All’inizio non si chiese il perché di quello sguardo: non importava. Voleva soltanto un corpo da possedere, qualcuno che gli donasse calore e che non scomparisse al suo risveglio. «Permesso,» mormorò, mentre lo precedeva all’interno della stanza. Dopo un attimo di sorpresa Connor lo seguì, chiudendo la porta. Lui si sedette e stette a guardarlo mentre si girava. Era agitato. Cosa nascondi, tesoro? Voleva saperlo e gliel’avrebbe estorto. Tempo al tempo, si disse. Mentre si avvicinava a lui, il ragazzo lo guardava a stento. Attese finché quella voce nervosa, che fingeva dolcezza, disse: «Devo parlarti.» Figurati se ti lascio parlare. Non era lì per parlare. Le parole non gli interessavano: erano solo un pretesto per perder tempo, inutili creatrici di noia. Perché avrebbe dovuto parlare a quello che, per lui, era soltanto un giocattolo sessuale?

Hjertebrann III – Sopravvissuti, Grazia Di Salvo, Triskell. C’è del marcio, ma non in Danimarca, bensì nei quattro regni, ormai corrotti sino al midollo, mentre Aiden non conosce più altro che la disperazione di un fratello perduto e Connor è alle prese con un passato che pesa come un macigno: segreti, dolori, rimpianti, rinunce, tormenti, perdite e lutti da elaborare. Vivere non basta, sopravvivere si può e forse si deve, ma qual è il prezzo da pagare? La saga continua, più veemente che mai.

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“L’accordo”

di Gabriele Ottaviani

Si era svegliato tardi e si era precipitato fuori di casa senza prendere la sua medicina, e poteva vedere la differenza nella sua incapacità di concentrarsi e di iniziare e finire un unico compito. Quella sera, più di una volta Vernon aveva dovuto chiedergli di finire di scrivere i conti mensili ma, alla fine, qualcosa finiva per distrarlo facendogli perdere la concentrazione su quello che doveva fare. Reed sapeva di essere un disastro; non riusciva a trattenersi dal passarsi le mani tra i capelli o dall’incrociare le dita. Doveva fare qualcosa, qualsiasi cosa per alleviare l’irrequietezza incontrollata che lo tormentava. Era tornato a casa durante una pausa e le medicine che aveva preso solo un’ora prima, stavano appena iniziando a fare effetto. In momenti come quelli, Reed odiava la sua debolezza e desiderava poter strappare via l’ansia dal suo corpo. Con rammarico, aveva osservato gli altri studenti seduti in classe così calmi e concentrati mentre ascoltavano il professore parlare, prendendo appunti che sapeva essere perfettamente precisi, mentre sotto la sua pelle scorreva una corrente elettrica e doveva imporsi di rimanere attento. Se non stava giocherellando col braccialetto, che aveva indossato per più della metà della sua vita al solo scopo di sfogare la sua energia nervosa, disegnava su un foglio; qualsiasi cosa per esaurire la costante energia che aveva dentro. Mason si infastidiva per quelle cose e aveva soprannominato il braccialetto la sua “coperta di Linus”. Aveva colto la palla al balzo, per dirgli che avrebbe desiderato che la sua fissazione orale potesse incanalare l’energia in eccesso nel fargli più pompini. Fare più sesso l’avrebbe guarito da tutta quell’ansia. Come al solito, Mason accentrava tutto su di sé, inclusa la malattia di Reed. Quando lui glielo aveva fatto notare, Mason aveva riso, ma Reed non riuscì a trovarci nulla di divertente. Più ci pensava e più si rendeva conto che era meglio per lui e Carter passare così poco tempo insieme. Bastava poco di più e il suo segreto avrebbe potuto essere scoperto. Un uomo come Carter non avrebbe avuto niente da spartire con qualcuno dalla testa così confusa come Reed…

L’accordo, Felice Stevens, Triskell, traduzione di Andrea Fracassi. Reed è allo sbando e alla deriva, Carter ha solo una fine di settimana al mese per sfuggire alla sua faticosa routine, al peso delle sue responsabilità, all’assistenza penosa dell’amatissimo fratello: entrambi, più il secondo che il primo, cercano solo sesso, senza coinvolgimenti ulteriori. NSA, No Strings Attached, per dirla col linguaggio delle chat: almeno questo è quel che sembra in occasione del loro primo incontro, e che continuano a ripetersi, anche se non possono fare a meno di tornare a cercarsi… Intenso.

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“I delitti degli sterpi”

di Gabriele Ottaviani

  • A me sembra più un buon motivo per uccidere…
  • Vero, ma non si adatta alla teoria del serial killer…

I delitti degli sterpi, Jon Michaelsen, Triskell, traduzione di Claudia Milani. Non deve ristrutturare solo la propria abitazione, ma anche sé e la sua vita: per questo momentaneamente la routine di Kendall si prende una pausa dalla squadra omicidi di Atlanta, di cui fa parte e all’interno della quale è stato protagonista di un caso che ha lasciato in lui solchi profondi, cicatrici difficili da cancellare e strascichi pericolosi come la dipendenza dall’alcol. Peccato che in una città in cui la comunità LGBT è sotto assedio il nuovo tenete abbia pensato proprio a lui per affiancare nientedimeno che l’FBI in una task force volta a stanare un insaziabile assassino, un efferato predatore sessuale – sulle cui tracce c’è anche la stampa, nella fattispecie Calvin, buon amico di Kendall – che adesca le sue incolpevoli vittime fra bar e locali, che pertanto Ken si sentirà in dovere, sotto copertura, di frequentare. Correndo nuovi rischi… Brillante.

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“Un traghetto di ossa e oro”

di Gabriele Ottaviani

Il dio non si lasciò scoraggiare dal suo atteggiamento…

Un traghetto di ossa e oro, Hailey Turner, Triskell, traduzione di Caterina Bolognesi. Ancora una volta Patrick è costretto a ingannare la morte: del resto è per questo soprattutto che fa parte dell’Agenzia per le Operazioni Sovrannaturali. Peccato che i suoi incubi siano popolati di rituali demoniaci che tragicamente divengono concreti nel momento in cui, nel bel mezzo di New York, un immortale scompare, innescando una reazione a catena di intrighi, misteri ed efferati crimini… Intrigante.

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“Wabi Sabi”

di Gabriele Ottaviani

Come osi mentire a un adulto, scellerato giovanotto?

Wabi Sabi – La bellezza delle cose imperfette, Valentina Pangallo, Triskell. Si sa, la perfezione non è di questo mondo, e anzi spesso proprio perché mania irraggiungibile da virtù che in teoria sarebbe diventa un vizio, un male, un pericolo, una perversione, un tarlo che rode l’anima, condiziona e avvelena l’esistenza, crea frustrazione e angoscia, come quella che prova, vessato da tutto e da tutti, Ryuu, bello molto più del sole, che nella ridente città di Edo del periodo Tokugawa vive nell’hanamachi del piacere, in una okiya, e si prostituisce per vivere, neghittosamente indifferente a ogni sopruso, abulico, impermeabile, almeno in apparenza, per cercare non far spezzare del tutto – ma del resto è nella cultura del Sol Levante celebrare la ricomposizione di una frattura evidenziandola in oro anziché tentare di camuffarla – la sua anima fragile e scalfita, ferita dagli insulti e dal disprezzo di chi però non smette di cercarlo, desiderarlo, volerlo, bramarlo, possederlo, sino all’ossessione, ma… Ammaliante, da leggere.

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“Ravensong”

di Gabriele Ottaviani

Mi aveva schiacciato la testa sul materasso, ringhiando…

Ravensong, TJ Klune, Triskell. Traduzione di Alice Arcoleo. Gordo aveva promesso a sé medesimo di non lasciarsi più coinvolgere dalle storie dei lupi, ma loro sono venuti a cercarlo nell’eremo in cui si era rintanato, e alla fine ha ripreso il suo ruolo di stregone. Per giunta, è tornato con loro anche Mark Bennett, e si sa che la forza di certi legami è invincibile: ma… Intrigante, poderoso, sensuale, travolgente.

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“Cala il sipario”

di Gabriele Ottaviani

Nudo, era uno spettacolo meraviglioso…

Cala il sipario, Josh Lanyon, Triskell. Traduzione di Raffaella Arnaldi. Il finale, a causa di una banale quanto orrenda e infida caduta per le scale, rischia di essere tragico per l’Agatha Christie a stelle e strisce, ormai diversamente giovane e che per anni ha funto da mentore per Kit Holmes, scrittore di gialli che non può sottrarsi all’appello, anche se aiutare la donna significa interrompere il fine settimana ad alto tasso di coccole e sesso con il nuovo amore, Moriarty: se a questo si aggiunge un pericoloso criminale… Un piacevolissimo divertissement.

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“Il ponte delle danze macabre”

di Gabriele Ottaviani

Con forza spinse l’uscio; se la villa era disabitata allora non importava usare le buone maniere. L’interno era sinistro, in rovina. Camminò sul pavimento polveroso, cercando di scacciare l’acqua dal viso. Il buio non gli permetteva di vedere nulla ma stranamente una luce splendeva in fondo al corridoio. Tossì prendendo un soprammobile: non poteva sapere se qualcuno fosse nascosto tra quelle mura e lui era disarmato. Qualcosa gli suggeriva di andare avanti invece di scappare, voleva sapere perché era giunto lì. Cosa c’era in quella casa che lui doveva vedere? «C’è qualcuno? Chiedo scusa se sono entrato senza permesso, fuori grandina e io mi sono…» «Perso? Si, lo hai già detto!» Le parole dell’uomo nascosto nell’angolo buio della stanza lo fecero voltare. «Dimmi qualcosa di più interessante. Credo che nel tuo repertorio non ci siano solo scale e note, non oso immaginare la noia se così fosse.» Quello sconosciuto lo stava giudicando senza sapere chi fosse, come poteva farlo con tale alterigia? Christien blocco la risposta pungente, non sarebbe caduto nel tranello. Rise, cercando di apparire sicuro di sé. «Vedo che vi piace ironizzare, anche sulle persone che conoscete solo di fama. Questo posto è vostro? Chi siete?» «L’ironia è una dote che pochi posseggono. La pesantezza non porta ad altro che a vedere ombre dove invece c’è una pallida e delicata luce. Dovresti abbandonarla, riscoprire la parte nera che c’è in te. Ad Andreas piacciono i tipi “oscuri”.» Un sorriso malizioso venne alla luce, sebbene il volto restasse ancora avvolto dalle ombre. Chi era? Come sapeva di lui e del compagno? Come poteva conoscere i gusti “oscuri” di Andreas? Temeva di scontrarsi con quell’uomo, d’istinto sapeva che avrebbe perso. «Hai il volto affaticato, dev’essere stata una dura lotta mettere a letto il tuo compagno,» continuò l’estraneo…

Il ponte delle danze macabre, Annina R., Triskell. C’è un ponte, sulla Reuss, il fiume elvetico che nasce dal San Gottardo e si getta nell’Aare dopo aver attraversato anche Airolo e Lucerna, su cui campeggiano disegni di morte. C’è una famiglia di pittori, in una città dall’apparenza ingannevolmente sorniona. C’è il bene e il male, in ciascuno. C’è una vendetta da portare a compimento, costi quel che costi. C’è tutto questo e molto altro in un romanzo intenso, vibrante, viscerale: da leggere.

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“Urgent care”

di Gabriele Ottaviani

Le notti Xavier le passava insonne, smanioso ed eccitato. La consapevolezza che Trent si trovava nella stessa situazione non faceva che peggiorare il tutto. Non avrebbe mai dovuto lasciarsi andare dopo quell’operazione; si era creata una tensione erotica che lo faceva sentire un provocatore capriccioso, visto che ancora non aveva intenzione di concedersi. Passarono l’ultima notte prima di tornare a casa nella cittadina di Kinsley. Avevano preso da mangiare in un fast food ed erano andati a letto presto. Xavier immaginò che Trent si sentisse come lui, esausto. Con il disperato bisogno di qualche ora di sonno, eppure troppo carico per addormentarsi, Xavier afferrò il telefono dal comodino nella speranza di distrarsi e non pensare all’uomo nel letto accanto. Cercò il numero della sua vicina di casa e amica, Bella, e le mandò un messaggio veloce: 911! Emergenza ex! Bella rispose immediatamente.

Ho bisogno di dettagli.

Sono troppo tentato.

Bella conosceva parte della loro storia. Xavier le aveva raccontato molto sul suo passato con Trent, anche più di quel che aveva detto a Zane e Paul. Bella conosceva ogni frase della loro rottura e sapeva delle sue paure. Era facile parlare con lei, non lo giudicava o criticava mai. Poteva sempre contare su di lei, era sempre pronta ad ascoltarlo e sostenerlo.

Fatti forza, scrisse lei. Pensa al sesso solo se/quando sarai pronto a perdonarlo.

Già gliel’ho succhiato.

COSA!!!

Lo so! Scrisse Xavier, lanciando un’occhiata alla massa in movimento sul letto di Trent, che si girava e rigirava su se stesso, anche se aveva gli occhi chiusi.

Un pompino dice ti perdono, aggiunse Xavier, scopare dice torniamo insieme.

Dovresti scriverlo su un bigliettino di San Valentino…

Urgent care, D. J. Jamison, Triskell, traduzione di Ciro Di Lella. Uno abbandona il grande amore della sua vita quando era solo un ragazzo, l’altro invece è sempre rimasto in quella città che il primo ha lasciato e non lo ha mai dimenticato; ora si trovano di nuovo vicini, l’uno accanto all’altro, per lavoro ma non solo: è evidente che sono cambiati, ma al tempo stesso è altrettanto chiaro che ci sono delle cose che sono rimaste inespresse, immutate e immutabili, come quella sensazione fortissima che li lega, e a cui entrambi non sanno, non possono e soprattutto non vogliono resistere… Intenso.

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“Fingere”

di Gabriele Ottaviani

Mason lo intrappolò contro il bancone. «Sbrigati, mettiti in ginocchio prima che entri qualcuno.» Gavin roteò gli occhi. «Adesso ho cose più importanti da fare di un pompino.» «Ci sono cose più importanti di un pompino?» ribatté Mason. Gavin ci rimuginò su, prima di sorridere «Hai ragione. Non so a cosa stessi pensando. Non c’è niente di più importante di un pompino, ma la musica è al secondo posto solo per poco. Ho trovato un gruppo che vuole suonare due venerdì al mese. Sono di Boulder, ma vogliono allargare la loro zona. Sono incredibili. Gli ho detto che dovresti sentirli prima, ma ti piaceranno. Hanno un suono così ricco. Se le cose vanno bene…» «Ingaggiali.» Lo voleva davvero. Ai clienti abituali sarebbero piaciuti. Gavin lo sapeva. «Possiamo organizzarci per farli suonare prima per te e assicurarci che siano ciò che stai cercando.» «Ingaggiali e basta. Ti piacciono e io mi fido di te. Hai comunque gusti musicali migliori dei miei. E sono anche incazzato con te. Avevi detto che mi avresti insegnato a suonare. Hai paura che ti dia del filo da torcere?» Mason stava per allontanarsi, ma Gavin lo afferrò per il braccio. Era una cosa piccola, ma la fiducia di Mason significava molto per lui. «T’insegnerò. E grazie per tutto questo. Questo è uno di quei momenti in cui voglio baciarti?» Mason rise. «Vedo che hai afferrato. Lo è.» Gavin si sporse in avanti, quando dalla porta provenne il famigliare scricchiolio. Dannata porta. Mason continuava a dire di doverla aggiustare dal giorno in cui Gavin aveva iniziato a lavorare lì.

Fingere, Riley Hart, Triskell, traduzione di Medea Mannara. Mason credeva finalmente di essersi svincolato dalla sua famiglia, di aver preso in mano la sua vita, di aver dimostrato di valere qualcosa ottenendo un risultato con le sue sole forze nel momento in cui ha acquistato il suo bar: la realtà, però, è tutt’altra. Anche Gavin conosce il significato della menzogna: figlio di due genitori che se solo avessero sospettato la sua omosessualità lo avrebbero probabilmente avviato verso le più truculente terapie di conversione, convinti che in caso contrario avrebbe bruciato, impuro e immorale pervertito, in eterno nelle fiamme dell’inferno, per lui quel medesimo locale è l’inizio di una nuova esistenza. Si incontrano, e… Vibrante.

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