Libri

“Contro la marea”

51LdqxFKk0L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Trattenendo un ansito per il pericolo che non si era materializzato, Parker guardò Adam, che aveva allungato la mano verso di lui. Ma adesso Adam stava fissando la nuova arrivata con le labbra socchiuse.

Parker e Adam, un lupo mannaro che da sempre è in cerca di un branco, di qualcosa che possa anche solo lontanamente considerare simile a una casa e a una famiglia, si amano appassionatamente, esplicitamente, fortemente. E sono in fuga. In mare aperto. Contro tutto e tutti. Il mondo è devastato da un’epidemia terribile, infettato da un morbo che rende i contagiati assassini efferati, simili a dei morti viventi. D’un tratto appare all’orizzonte un’isola, e gli aneliti, le debolezze, le fragilità, le paure, le insicurezze di Adam si fanno più forti. Parker invece è saldo nei suoi convincimenti: crede solo ad Adam. In Adam. Ma… Contro la marea, Keira Andrews, Triskell, traduzione di Sara Linda Benatti. Un gradito ritorno – e un piacevole regalo – per tutti gli appassionati.

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“Running with Scissors”

unnamed.jpgdi Gabriele Ottaviani

La sua mano era un po’ ruvida e la presa era salda. Non dolorosa, ma il modo in cui lo stava masturbando era… cazzo. Lo accarezzava e gli baciava il collo, portandolo sull’orlo delle lacrime. Jude gli strattonò l’elastico dei boxer e lui sollevò i fianchi quel tanto che bastava a far scivolare jeans e mutande giù per le cosce. Il bassista non si preoccupò di toglierli del tutto; all’apparenza aveva solo bisogno che non lo intralciassero, e quando non lo fecero più si piegò in avanti, mise le labbra intorno al membro di A.J. e… cazzo. A.J. serrò gli occhi e si inarcò. Proprio come quando era sul palco e non pensava alla musica ma si lasciava trasportare da lei, in quel momento non stava pensando, non stava analizzando la situazione e non gli importava cosa Jude stesse facendo con quella bocca meravigliosa: l’importante era che non si fermasse. Aveva difficoltà a respirare ma si mise ad accarezzare i capelli di Jude, mugolando parole che lui stesso non capiva. «Sto per…» Sussultò in cerca d’aria. «Vengo se… continui…» Jude si fermò. A.J. borbottò un’imprecazione a denti stretti; non sapeva se era frustrato perché l’altro si era fermato o se era sollevato che non avessero ancora finito. «Non puoi venire,» mormorò Jude. «Abbiamo ancora i vestiti addosso.» Si alzò e, vedendolo armeggiare con la cintura, A.J. capì l’antifona. Calciarono via entrambi i pochi indumenti rimasti e, appena si rincontrarono in un bacio appassionato, A.J. lo spinse sulla schiena e lo immobilizzò, divorandogli la bocca con foga e strofinandosi contro di lui. Jude mugolò e gli affondò le unghie nelle spalle. Fremette sotto di lui. Cazzo. Jude era troppo… Quello era troppo… Lui voleva… Aveva bisogno… C’erano un milione di fantasie che A.J. voleva inscenare quella notte, e voleva farla durare il più a lungo possibile prima che entrambi ritornassero in sé, ma in quel momento era troppo eccitato per preoccuparsi della gestione del tempo, delle conseguenze o di quando sarebbe venuto. Voleva scopare Jude e voleva farlo subito. Allungò la mano verso i preservativi che aveva lasciato sul comodino ma l’altro lo stoppò con una mano sul fianco. Lo tirò gentilmente, come se volesse riportarlo indietro, e poi lo guidò fino a farlo mettere a cavalcioni sul suo petto. Sollevò la testa e iniziò di nuovo a succhiarglielo, stuzzicandolo entusiasta con le labbra e con la lingua. A.J. si appoggiò alla testiera del letto per sostenersi e ondeggiò i fianchi, facendo scivolare il proprio sesso avanti e indietro nella bocca di Jude. Merda. Era fantastico: quelle labbra stavano facendo magie sul suo cazzo, e la vista di lui che scopava lento la bocca di Jude…

Fare l’amore mette in pericolo tranquille parole, cantava Mietta qualche anno fa prendendo le mosse dai versi di Pasquale Panella, che è stato paroliere anche di Lucio Battisti, perché in effetti spesso il sesso, forza vitale irresistibile e piacere sublime, può complicare le cose, modifica i rapporti, gli equilibri, finanche di potere, e all’interno di una compagine, quale che sia, niente è più lo stesso se le relazioni si spostano lungo lo sdrucciolevole crinale della sperequazione: Jude ha l’occasione per riscattarsi e per rientrare nella band, abbandonata un attimo prima che spiccasse il volo verso il successo, perché il bassista se n’è andato e lui, che è un batterista, se la cava anche con quello strumento. Ma il nome del gruppo è evocativo, ricorda uno splendido romanzo autobiografico di Augusten Burroughs e un film di Ryan Murphy con Annette Bening, Alec Baldwin, Joseph Cox, Brian Cross, Joseph Fiennes, Jill Clayburgh, Evan Rachel Wood, Patrick Wilson e Gwyneth Paltrow, è una frase formulare che sintetizza il pericolo estremo, il rischio irrefrenabile e ineluttabile, e infatti… Running with Scissors, L. A. Witt, Triskell, traduzione di Francesca Bernini: intenso, esplicito, coinvolgente.

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“Macchiato”

415al-MNXVL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Cosa… cosa le è successo alla faccia?» «È chiamato nevo vinoso, e le assicuro che non è contagioso. Solo che non è molto bello da vedere.» Il signor Ross alzò le spalle, ma quel gesto sembrò ben collaudato. «Pensavo fosse stato a causa di un incendio o una cosa del genere» dissi. «Mio padre è morto nell’incendio di casa nostra quando avevo dieci anni. Beh, i pompieri lo hanno tirato fuori e hanno tentato di rianimarlo, ma le sue ferite erano troppo gravi, e… il suo viso sembrava un po’ come il suo.» Il signor Ross sgranò gli occhi mentre si schiariva la gola. Mi leccai le labbra, ma mi trattenni dal passarmi le dita tra i capelli. «Uhm, forse era più di quanto desiderasse sapere, e adesso che ci penso, le sue ferite non assomigliavano a… alla sua voglia. Sono profondamente dispiaciuto, signore.» «Ecco perché è andato fuori di testa quando mi ha visto.» Annuii in modo secco. Ma quanto stupido ero a raccontare la storia della mia vita al mio possibile datore di lavoro? Complimenti! Con mia grande sorpresa, l’espressione del signor Ross si addolcì nel sollevare una cartellina etichettata con il mio nome e, con un sorriso, disse: «Diamo inizio a questo colloquio, okay?»

Blair ha subito molestie. Per questo ha lasciato il lavoro. Nessuno gli crede però, e dunque non ne trova un altro. Torna a casa dalla madre, ma la sua vita sembra non avere evoluzione. Ama non riamato un uomo, che lo sta solo usando. Jack dal canto suo la macchia non ce l’ha sul curriculum, ma in faccia: è vistosa e nessuno sembra guardare oltre. Non trova pertanto l’amore, si sente solo, tutti, madre compresa, gli consigliano di sottoporsi a una serie di interventi. Ma perché una persona non può essere semplicemente quel che è senza essere costretta a inseguire l’altrui approvazione? Jack, però, ha una ditta, presso cui si presenta, per un posto da segretario, proprio Blair, e quando questi due uomini, e le relative solitudini si incontrano… Macchiato, Chris T. Kat, Triskell, traduzione di Daniela Righi: appassionante.

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“Briciola”

41v+cwKDfgL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

A quanto pareva, per Chase non era un problema parlare di sé; non era un tipo particolarmente espansivo, questo era vero, però rivelava se stesso con una tranquillità e una sincerità che mettevano a proprio agio il suo interlocutore. Stava parlando della sua vita sentimentale con naturalezza, guardando il paesaggio mentre guidava con calma per le strade della campagna gallese; non aveva problemi ad affrontare un argomento che avrebbe potuto essere spinoso per un uomo… A dirla tutta, qualsiasi altro uomo non avrebbe parlato in quel modo: troppo rischioso, troppo poco virile. Mai esporsi, mai rivelare le proprie debolezze. Beh, Kian aveva sempre ritenuto che fosse un’emerita stronzata. Probabilmente, Chase ci aveva messo del tempo e non poche difficoltà per arrivare a essere così a proprio agio con se stesso, ma il traguardo che aveva raggiunto dava l’idea di essere solido come il suo fisico. Il dottor Donovan era una sequoia. Una donna avrebbe fatto carte false per avere un uomo come lui e, molto probabilmente, lo stesso avrebbe fatto un uomo. Si riscosse dai suoi pensieri e si rese conto che Chase aveva ripreso a parlare. «Il primo anno di liceo un ragazzo di terza mi ha chiamato checca, mi ha spintonato contro il mio armadietto: il classico bullo che può renderti la vita una vera merda… Chissà quante volte c’era riuscito con le sue vittime. Credeva di fare lo stesso con me, ma si sbagliava, perché io non glielo avrei permesso. Facevo parte della squadra di hockey della scuola e stavo mettendo su dei bei muscoli, inoltre avevo un buon substrato: con i miei famigliari non ho mai avuto segreti circa la mia sessualità e loro mi hanno sempre spalleggiato. Ero forte in tutti i sensi, quindi gli ho restituito il favore e gli ho detto che era meglio che pensava ai fatti suoi invece di rompermi le palle, altrimenti gli avrei spaccato il culo.» Kian rise. «Glielo hai detto davvero?» «E avresti dovuto vedere la sua faccia! Non se l’aspettava! Mi sono fatto un sacco di amici e i bulli sono rimasti a mangiarsi il fegato. Non è sempre andato tutto liscio, ho dovuto impartire qualche lezione ogni tanto, ma in genere se ne guardavano bene di importunare un membro della squadra di hockey, perché sapevano che avrebbero rischiato di trovarsi l’intera squadra alle calcagna.» Chase scosse la testa con un sorriso sulle labbra ripensandoci, poi proseguì. «All’università avevo un compagno. Matto come un cavallo, temerario, spudorato. Si chiamava Peter. Lo amavo e gli vorrò sempre bene.» Kian arrossì a quella confessione. Un Chase più giovane e senza barba abbracciato a un altro giovane uomo riempì i suoi pensieri. Com’era baciare un altro uomo? Come si accarezzavano, com’era il suono dei loro respiri nell’intimità? Sentiva il viso e il petto roventi e non capiva da dove provenisse quella curiosità quasi morbosa. Molto probabilmente era dovuta al fatto che non faceva sesso da parecchio tempo. Proprio in quel momento, Chase si volse per dirgli: «Ci amavamo davvero.» C’era una luce malinconica nei suoi occhi verdi, e Kian si chiese se lo amasse ancora, se stessero ancora insieme, se la loro, ora, fosse una relazione a distanza. Chissà se Chase si era accorto di quanto erano rosse le sue orecchie e il collo che spuntava dalla giacca sbottonata. Forse sì, ma non lo diede a vedere; intanto la testa di Kian ronzava come uno sciame d’api. «Giocava a hockey, ovviamente, mentre io avevo smesso.» «Ecco perché ti piace quello sport,» riuscì a scherzare. Il sorriso di Chase si fece ancora più ampio, mentre tornava a rivolgere la sua attenzione alla strada. «Anche. Da adolescente gli altri guardavano le cheerleader, mentre io guardavo gli atleti. Ho sempre avuto un debole per gli sportivi.» «È il caso che ti ricordi che ce n’è uno seduto nella tua auto, ora?» «Ah ah! Non ho un debole per voi rugbisti, siete poco eleganti!» Kian gli regalò una pernacchia.

Pilone, tallonatore, seconda linea, terza linea, ala, mediano, centro, estremo: i ruoli nel rugby non mancano. Kian è il regista. Da lui passa il gioco. È abituato a ordire trame, anche in amore. Ma non per sé. Di norma per suo fratello, Lawrence. Anche grazie all’aiuto di Thor: che, essendo un cane, non guarda affatto al sesso delle persone, se sono maschi o femmine non gli importa, basta che siano bravi e buoni (del resto si sa, i quattrozampe spesso si comportano al contrario degli uomini: questi ultimi di solito quando sei triste per esempio tendono a emarginarti perché rovini loro le giornate e ricordi cose a cui non vogliono pensare, un cane più sei triste più ti coccola…). E lui del suo veterinario ha piena stima. Chissà che questa volta il medico degli animali non riesca a ben curare anche un cuore umano… Briciola, Stella Bright, Triskell: intenso.

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“Thirds – Oltre i libri”

unnamed.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non lo aveva mai sentito urlare, tantomeno emettere grida strazianti come in quel momento. Cosa avrebbe dovuto fare? Non si era mai trovato in quella situazione prima. Le loro mamme glielo avevano spiegato, avevano detto a lui ed Ethan cosa fare in caso fosse successo. Non era la prima mutazione del suo migliore amico, ma era la prima volta che lo faceva davanti a lui. Ethan glielo aveva nascosto per anni, rifiutandosi di mostrargli la sua metà selvaggia, temendo che ne avrebbe avuto paura o ne sarebbe rimasto disgustato.

Thirds – Oltre i libri, Charlie Cochet, Triskell, traduzione di Emanuela Graziani. Leggere, si sa, è una sorta di magia. Si vivono mille vite, si conoscono personaggi, o meglio persone. E capita dunque che ci si affezioni. Che se ne voglia sapere di più. Che si desideri andare oltre, guardare al di là di quello che pare essere il limite, il confine. Sapere da dove vengano. Chi siano davvero. Come siano diventati quello che sono. In quale terreno affondino le loro radici. Quali siano stati i loro amori e dolori passati, quali siano le loro amicizie. Anche se fissato dalla stampa un libro, come del resto la letteratura, è qualcosa di assolutamente vivo e vitale: e così a partire dai suggerimenti degli appassionati nascono questi brevi racconti qui raccolti, squarci e stralci dell’universo dei Thirds. Piacevoli a leggersi.

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“Buca in uno”

41rCBF5UQSL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gli strattonò i capelli e un sibilo scappò dalla gola di Jordan. Si sentì addosso il suo respiro…

Buca in uno, Cristina Bruni, Triskell. Il torneo di Dubai è l’occasione nella quale Jordan e Moses, dopo aver preso strade diverse, si ritrovano, e intrecciano nuovamente i propri destini come se in realtà il tempo non fosse passato. Ma invece è trascorso, eccome, e ognuno deve scendere a patti con la propria coscienza, con i propri dissidi e demoni interiori, con le difficoltà, i compromessi, le irresolutezze che non hanno fatto altro che accrescersi, i problemi che uno ha perché, come se abitasse in una dimensione eschilea, le colpe dei suoi genitori ricadono su di lui, quelli che affliggono l’altro perché incapace di trovare il suo posto nel mondo e di accettare la propria natura. Però… Intenso e intrigante.

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“Cercasi Babbo Natale disperatamente”

41meWAucBXL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ti amo. Quindi va tutto bene.

Cercasi Babbo Natale disperatamente, Eli Easton, Triskell, traduzione di Paolo Colonna. Per un giornalista che prenda il suo lavoro seriamente non ci sono piccole notizie ma solo piccoli – nel senso di inabili a svolgere comme il faut il proprio mestiere – cronisti, un po’ come il discorso della parte e dell’attore che tante volte si sente citare, sovente finanche a sproposito, per intenderci, e del resto chi è che non ha fatto la gavetta, che è anzi quanto di più importante esista (soprattutto nei rari casi in cui l’impegno viene equamente riconosciuto)? Insomma, è tutta questione di professionalità: sembra una noia mortale quell’evento natalizio, ma Santa Claus è interpretato dall’uomo del mistero, e Gabe, giovane e grazioso studente, inizia a indagare. La sua ricerca però lo porterà laddove non immagina affatto… Piacevole a leggersi.

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