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“Dove lui finisce e io comincio”

di Gabriele Ottaviani

Aveva detto ai suoi amici che ero il suo ragazzo! Non uno qualsiasi…

Dove lui finisce e io comincio, Cardeno C., Triskell. Traduzione di Barbara Cinelli. Asso del football che ha appeso la divisa sportiva al chiodo per indossarne un’altra, quella da poliziotto, Jake è l’amico coraggioso e affidabile che tutti vorrebbero, e che vorrebbe anche Nate, tanto pacato quanto Jake è impetuoso, medico dal cuore d’oro e dal genio inusitato, ma non solo come amico, benché lo siano, fraternamente, da sempre. Il problema è che Nate, gay, è convinto che Jake sia etero: e si sa, solo gli amori impossibili durano per sempre. Si dà il caso però che il suo convincimento sia sbagliato, e se dovessero finire a letto insieme da ambo le parti il desiderio sarebbe uno solo, che quell’incanto non finisse… Intenso.

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“Varaldien”

di Gabriele Ottaviani

Sa di essere amato. In cuor suo sa che la mia non è ossessione, né volgare cupidigia. Sa che l’amo. Perché, se non è amore, questo mio folle vivere di lui, allora non sono io a essere il matto. Ma il mondo intero.

Varaldien – L’era dei nuovi uomini, Laura D’Amore, Triskell. La dea Gaia ha messo al mondo il figlio suo prediletto, nel quale si è compiaciuta: comincia una nuova era per il regno, l’umanità ha sofferto abbastanza. Ma, crescendo, aumenta sulle spalle del principe anche il peso dell’essere l’eletto, il predestinato, colui che salverà il mondo, e… Intrigante, avvincente, simbolica, riuscita, ben caratterizzata in ogni dettaglio, la prosa con cui Laura D’Amore dà vita a una nuova saga è connotata da tutti gli elementi che ci si aspetta di incontrare in una narrazione di questo tipo, che procede fluida e brillante.

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“Segni d’intesa”

di Gabriele Ottaviani

Sono io che ho il controllo, ricordi?

Segni d’intesa, Keira Andrews, Triskell, traduzione di Mirta Verdiani. Nico è il figlio di una stella del baseball, e vuole dimostrare a tutto e a tutti, in primo luogo a sé medesimo, di essere all’altezza del nome che porta. E ha talento da vendere e da appendere, ma anche un fuoco interiore che brucia incessantemente dovuto al fatto che è costretto a nascondere la sua vera natura e a reprimere i suoi desideri, dato che è chiaro, ed è ciò che gli è sempre stato ripetuto, che per un gay non c’è spazio sul diamante. Ma… Intenso, erotico, suadente.

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“Strays”

di Gabriele Ottaviani

«Dai, levati dalle palle,» disse Cass. «Starò bene anche se dovessi ritrovarmi sommerso di lavoro. Non ho niente da fare tranne grigliare un po’ di roba.» «Sei sicuro?» Lenny esitò. Nero riusciva a gestire la griglia da solo tutte le sere della settimana, ma lui era l’eccezione a quasi tutte le regole e la sua capacità di lavorare alla griglia, gestire il passavivande e supervisionare l’intera cucina da solo era a dir poco disumana. «Posso…» «Vai,» insistette Cass. «Sul serio. Nero non ha mai fatto un giorno di malattia in vita sua e mi sentirò meno in colpa sapendo che sei con lui. Lo fai sorridere, ragazzo. Ora sparisci prima che diventi emotivo e tutto il resto.» Lenny lasciò Cass alle comande che nell’ultima ora stava guardando male, andò nell’area riservata ai dipendenti e cercò di non pensare a quel pompino nel cubicolo mentre si cambiava e lanciava la divisa nel cesto della biancheria sporca. Ci provò, ma fallì perché era un’immagine che sarebbe rimasta nella sua mente per sempre o almeno fino alla volta successiva. La prossima volta. L’idea lo fece riflettere perché, dal momento che Nero sembrava in via di guarigione, l’elefante nella stanza era difficile da ignorare. Dovevano parlare, non scopare, e fino a quando non fosse successo, nessuno avrebbe fatto un pompino all’altro. Entrò nell’appartamento con il cuore pesante e andò dritto in camera da letto, ma Nero non c’era. Una rapida perlustrazione rivelò che tutte le stanze erano vuote, ma trovò un biglietto scritto nella bellissima calligrafia del compagno che lo indirizzò verso la rimessa dove fin dall’inizio aveva avuto intenzione di andare una volta verificato che l’altro fosse ancora nel regno dei vivi. Trovò Nero in cortile con le gambe che spuntavano da sotto il vecchio minibus fatiscente. Gentilmente gli colpì i piedi con un calcio. «Sarà meglio che tu stia dormendo lì sotto.»

Strays, Garrett Leigh, Triskell, traduzione di Eva Drake. È tutto casa e bottega, come si suol dire, e a lui va più che bene così: Nero è soddisfatto della sua esistenza, non gli manca, o perlomeno così si ripete, nulla. Quando poi Cass, amico fedele e fidato, però lo convince a prendere con sé come nuovo apprendista un ragazzo allo sbando che non ha mai messo piede in una cucina professionale, si accorge che invece quel desiderio di calore umano era soltanto sopito e soffocato dalla razionalità per il timore di essere deluso, brace sotto la cenere delle menzogne autoinferte per non soffrire. E… Avvincente.

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“Shadowy Pines”

di Gabriele Ottaviani

Ne tracciò il profilo con le dita e, dopo aver sfiorato ogni curva ed essere tornato al punto di partenza, sentì una strana vibrazione attraversargli il corpo. Cristo. Cazzo! Poiché gli era sempre piaciuto farsi del male, lo toccò di nuovo per vedere che cosa sarebbe successo. Niente. Ovviamente, non era stato niente, idiota. Gli alberi non danno la scossa alle persone. Almeno non nel mondo reale. Eppure, quando tracciò di nuovo il profilo del simbolo, successe la stessa cosa. Una scarica elettrica gli attraversò la mano e il braccio. Era la stessa sensazione che aveva provato al supermercato con Owen. Si sedette sui talloni e fissò l’albero. Lo guardò intensamente, chiedendosi se una ninfa del bosco o una fata di Guillermo del Toro sarebbe sbucata per dargli una spiegazione o mordergli l’orecchio. Non poteva essere successo davvero, eppure era così. Era accaduto due volte. Tre, se contava anche l’episodio folle del supermercato. Un cinguettio derisorio proveniente dall’alto lo distolse dai suoi pensieri. Non appena sollevò lo sguardo, vide non una ma quattro ghiandaie che lo fissavano dal ramo più basso. Il loro piumaggio teatrale blu e bianco risaltava contro i colori dorati e marroni delle foglie dell’albero di mele. Prima di quel giorno, Finn non aveva mai visto una ghiandaia azzurra eppure in mattinata era stato vittima di uno stormo che lo aveva bombardato in picchiata e, in quel momento, stava facendo gli onori di casa ad altre quattro creature alate nel suo giardino. Prima che diventasse come Biancaneve e cominciasse a parlare con loro, il suo stomaco brontolò, ricordandogli che non mangiava dall’ora di pranzo e che c’era il cibo da asporto ad aspettarlo in casa. Si alzò e si pulì i jeans prima di entrare. Tuttavia, non appena si mosse, anche gli uccelli spiccarono il volo.

Shadowy Pines, L. D. Blakeley, Triskell. Traduzione di Erika Arcoleo. Ha un lavoro che non gli piace. Vive in un posto che non gli piace. La sua situazione sentimentale è grottesca, degna di un meme su Internet. È chiaro che Finn non veda l’ora di dare una svolta alla sua esistenza, e così quando gli si presenta l’occasione di tornare a casa per dare una mano all’attività di famiglia, si illude che questo sia un segno del destino e ciò di cui ha bisogno. In realtà inizialmente tutto lascia presupporre che il bel giovine abbia fatto l’ennesimo buco nell’acqua, ma invece… Intenso, lieve ma non superficiale, appassionante.

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“La Drag Queen e il re degli Homo Pomp”

di Gabriele Ottaviani

Conversando con Mike, ovvero: Ehi, repubblicani! Succhiatemi l’uccello! Di solito, arrivavo al Jack It alle otto per poi andare in scena alle nove, ma quella mattina Mike mi aveva mandato un messaggio in cui mi chiedeva di presentarmi un po’ prima perché doveva parlarmi. Non avevo la più pallida idea di cosa volesse dirmi, e neanche mi interessava più di tanto. C’era Darren al centro dei miei pensieri, e come pianificare la sua morte in un modo tale da farlo sembrare un incidente. Non riuscivo a decidere se una caduta dalla galleria sopra la pista da ballo sarebbe stata credibile, oppure no. Avrei dovuto mostrarmi sconvolto. Contrito. Possibilmente anche urlare: perché, perché, perchéééééé!! Potevo farcela. Non era impossibile. Ovviamente, non era per parlare con lui che mi sarei presentato in anticipo, anche se a lui sarebbe piaciuto. Darren non avrebbe mai avuto accesso all’Antro della regina. Me ne sarei assicurato personalmente. Vince e Paul avevano promesso che mi avrebbero portato le parrucche e i costumi più tardi, così da non dovermi sobbarcare tutta la fatica da solo. Corey al mercoledì aveva lezione ed era quasi sempre troppo stanco per venire agli spettacoli, povero cucciolo. Gli avevo detto che la sua educazione era più importante dei miei soliti, vecchi numeri, e che era anche la ragione per cui lo ospitavo gratuitamente a casa mia. C’erano state un paio di discussioni piuttosto infuocate sull’argomento, ma alla fine l’avevo spuntata io, anche se per il rotto della cuffia. Quando Corey aveva annunciato che sarebbe tornato a Tucson, mi ero ripromesso di fare quanto in mio potere per non fargli sentire la mancanza della sua vecchia vita. I suoi genitori affidatari non avevano nulla da potergli dare (anche se dubito che avrebbe accettato qualcosa, nel caso la situazione fosse stata diversa), così mi ero sentito personalmente responsabile del suo benessere. Ero io che l’avevo trovata anni addietro, una diciassettenne con indosso un vestito vecchio ma carino, che frugava tra gli scaffali di un negozio di seconda mano…

La Drag Queen e il re degli Homo Pomp, TJ Klune, Triskell, traduzione di Claudia Milani. Sanford, impiegato di giorno e drag di notte, non crede affatto all’amore a prima vista. C’è di più: se c’è una persona che non gli va a genio, fra tutte è proprio Darren Mayne, il re degli Homo Pomp, con cui è una continua scaramuccia al veleno. Si sa che però i più grandi amori iniziano sempre con degli sguardi in tralice saettanti attraverso stanze troppo affollate per essere intime, e complice anche la necessità di tendere un tranello al sindaco della città, che si dà il caso sia anche il padre di Darren, i due iniziano una relazione. Finta. Finché… Lieve, leggibile, accattivante.

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“Un erede sconveniente”

di Gabriele Ottaviani

Holborn era trafficata perfino a quell’ora di sera, ma faceva talmente freddo che la maggior parte delle persone si limitava a correre a casa, e i lampioni a gas servivano principalmente a proiettare ombre. Pen non sembrava infastidito dagli sguardi dei passanti, e probabilmente aveva ragione a non preoccuparsene. Mark però era fin troppo conscio dell’aspetto del suo accompagnatore e provò sollievo nel tagliare giù per Castle Street, in direzione di Greystoke Place. A un angolo, notò un paio di ragazzi attraenti intenti a fumare. Il genere di ragazzi, pensò Mark, in grado di chiederti cinque scellini per succhiarti l’uccello e poi di rubarti il portafogli, per buona misura. Ragazzi che tendevano a trattenersi nei pressi di locali come il Jack finché qualcuno non li dissuadeva dal farlo. «Ehi,» li richiamò uno di loro. «Cercate compagnia, signori?» «No,» rispose lui. «Hai già un amichetto?» «Sparisci o ti apro in due. Avanti, levatevi dai piedi, prima che vi becchino i pulotti.» Mark procedette a lunghe falcate senza aspettare una risposta.

Un erede sconveniente, KJ Charles, Triskell. Traduzione di Chiara Fazzi. Sulle tracce del figlio segreto di un conte, un investigatore privato nella Londra vittoriana imbattendosi in lui, trapezista irresistibile per nulla interessato a titoli e ricchezze che scopre inaspettatamente che gli spetterebbero di diritto, si imbatte anche in ciò che ha sempre cercato in un uomo: la passione divampa rovente, ma bisogna tra le altre cose fare persino i conti con un assassino che si muove violentissimo e inafferrabile per i meandri più oscuri della capitale, e… Intrigante, ben connotato, piacevole e fluido a leggersi.

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“Con un’altra forma”

di Gabriele Ottaviani

«Che cosa c’è, Noah? Cosa è successo?» Da dove iniziare? Be’, vedi mamma, è andata così: questo pomeriggio ho fatto un pompino a J.D. e dopo lui non è riuscito nemmeno a guardarmi ed è scappato come se io fossi un maniaco assassino e non credo che tornerà mai più. E così scuoto la testa. «Sto soltanto passando una giornataccia, tutto qui. Possiamo evitare di parlarne?» Per una volta, sembra non sapere cosa rispondere. Mi studia il volto, ma alla fine si arrende e torna a osservare la stoffa. «È davvero strano. L’agente immobiliare non ci ha detto che Stephen non aveva figli?» Scrollo le spalle. Mi guarda un’altra volta e si gira per tornare al piano di sopra. «La cena sarà pronta fra tre quarti d’ora.» Quello che odio di più delle poesie di mia madre è che una cosa è sempre un’altra. Apprezzo una buona metafora o una similitudine come tutti quanti, ma Cristo santo, a volte una rosa non è che una rosa. Nelle poesie di mia madre, anche un asterisco diventa sospetto. Una volta durante una lettura poetica ha detto al pubblico che gli asterischi simboleggiavano dei falò su una collina. Le due o tre persone nella stanza che avevano una mezza idea di cosa volesse dire erano dei tromboni accademici che non vorreste ritrovare a vivere nella vostra città, figuriamoci a mangiare al vostro stesso tavolo. Immagino che anche i tromboni abbiano bisogno di trovare le loro anime gemelle, ma per errore hanno adottato mia madre come la loro santa patrona. Nel suo cuore, non è come loro. Non lo ammetterebbe mai, ma penso che se scrivesse quello che vuole davvero, butterebbe alle ortiche tutti quei fuochi d’artificio intellettuali in favore della chiarezza, della semplicità e di emozioni genuine. Ma per qualche motivo, si nasconde sempre dietro al suo cervello e alla sua erudizione. Mi sveglio quando mamma inizia a urlare…

Con un’altra forma, Bart Yates, Triskell. Traduzione di Cristina Massaccesi. Non ha ancora fatto coming out, ma che sia gay è chiaro come acqua di fonte. Del resto però è un adolescente, e si sa che l’unica cosa bella dell’adolescenza è che passa, per fortuna anche abbastanza in fretta e, alla fine, senza lasciare, se si sopravvive, troppi strascichi di quel dissidio tra essere e voler essere che lacera l’anima e che dà la percezione, nel bene e soprattutto nel male, dell’assoluto. Intelligente, brillante, vive con la madre, una poetessa, che accetta un incarico di docente che la porta lontano da Chicago, sradicando il figlio dal suo mondo e conducendolo in una magione fascinosa ma male in arnese del New Hampshire. Da cui non potrà che spiccare il volo per un nuovo inizio… Intenso.

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“Grounding Griffin”

di Gabriele Ottaviani

Il dolore divenne insopportabile…

Grounding Griffin, Lucy Lennox, Triskell. Traduzione di Natascia Gandini. Griffin è un uomo ferito e fragile, nonostante le apparenze, e non ha il benché minimo desiderio nemmeno di ammettere a livello ipotetico l’idea di impegnarsi in una relazione stabile, duratura, sera, vera e propria, profonda, che vada oltre l’effimero. E con tutti i suoi pregiudizi figurarsi se può fargli cambiare idea un barista. Bello più del sole, per carità, e senza dubbio molto più brillante di quel che sembra, ma… Intrigante.

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“Tracce di neve”

di Gabriele Ottaviani

«Non si preoccupi per me. Sto mettendo in scena una versione de La piccola fiammiferaia per un solo attore.» Ammucchiò i pezzettini di carta e li cacciò nella valigetta. «Terribilmente vizioso. Ma cosa ci fa qui?» «Torno a Wychcomb St. Mary, come lei.» Certo, quella non era una risposta soddisfacente per Page. «È uno dei suoi giorni londinesi. Ma se venisse da Londra non sarebbe salito sul treno qui. Avrebbe preso il treno a Paddington, come me, o avrebbe fatto il cambio a Oxford. Invece è salito ora, a…» Guardò fuori dal finestrino come se la campagna che gli scorreva davanti potesse rivelargli il nome della stazione che avevano appena lasciato. «Bourton on the Water,» gli venne in aiuto James. «Il punto è, non Londra.» «Proprio così.» Gli occhi di Page si ridussero a due fessure, simili allo sguardo di un’aquila. «In paese sono tutti convinti che lei vada a Londra due volte a settimana.» James scrollò le spalle. «Non posso farci niente.» «Mi vuole dire che quando i suoi pazienti le chiedono dove va al martedì e al giovedì lei mente? Stento a crederlo.» «No, dico loro la verità, cioè che ho delle faccende da sbrigare fuori città.» «E poi non dice il motivo? Penseranno che combini qualcosa di losco.» James abbozzò un sorriso ironico. «A nessuno verrebbe in mente che io combini qualcosa di losco. Lascio che pensino quello che vogliono e alla fine riempiono i buchi da soli.» Page lo osservò con un’espressione simile all’ammirazione. «E alla fine, prima o poi, smettono di chiedere?»

Tracce di neve, Cat Sebastian, Triskell. Traduzione di Lucia Bandini. Tornato a pezzi dalla guerra non vuole altro che pace. Ma nel suo paesino di campagna non lo attenderà la quiete dopo la tempesta, anzi… Una spia e un dottore si uniscono per venire a capo di un’intricatissima matassa, per scoprire la verità, per risolvere un delitto e lenire le ferite dei traumi che li opprimono nel contesto, assai ben reso, di un’Inghilterra lacerata: da leggere.

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