Libri

“I roghi dei libri”

9788812007783_0_221_0_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lo scrittore americano di science fiction Ray Bradbury, nel suo romanzo Fahrenheit 451, ben noto anche nella versione tedesca e che tratta dei roghi di libri («Era una gioia appiccare il fuoco», così l’incipit) ha reso bene questo carattere celebrativo. Proprio all’inizio parla del protagonista Montag, che alla fine cambierà idea: «Il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non sai che direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia».

I roghi dei libri, Leo Löwenthal, Treccani. Con un saggio di Giuseppe Montesano, scrittore, critico, traduttore, esperto studioso, fra gli altri, di Baudelaire. Sociologo tedesco naturalizzato americano tra i più significativi esponenti della scuola filosofica di Francoforte, che vedeva tra i suoi membri anche adorno e Benjamin, e che si interrogava sulla possibilità della bellezza dopo l’abominio della Shoah, morto novantatreenne ventisei anni fa, Löwenthal è una vera e propria autorità per quel che concerne la cultura in senso assoluto: e la cultura si fonda anche sui libri, sui testi, sulla stampa, veicolo di idee, libertà che i regimi vogliono osteggiare. E infatti l’autore di questo saggio, testimone del rogo delle opere considerate tossiche per il Reich nell’anno infausto dell’ascesa al potere, visto il trionfo elettorale, di Hitler, l’uomo forte da cui i tedeschi, provati dalla miseria, bramavano riscatto e capri espiatori, attraversa e fa attraversare ai lettori gran parte della storia dell’umanità sin dalla notte dei tempi, perché resti il monito e maturi il pensiero. Da non farsi sfuggire.

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“La bella lingua”

Hales_cover-390x564.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ho fatto esperienza di entrambe queste sensazioni nella Cappella Brancacci della chiesa fiorentina di Santa Maria del Carmine. Come generazioni di artisti, mi sono seduta davanti agli affreschi di Tommaso Guido (1401-1428), ipnotizzata dalla loro schietta forza emotiva. Solo leggendo Vasari, però, ho scoperto che il loro creatore ardeva così tanto per «le cose dell’arte» da non prestare alcuna attenzione ai vestiti che indossava, al cibo che mangiava, ai soldi che riceveva o che doveva a qualcuno – e passò dunque alla storia come Masaccio, peggiorativo di Tommaso, per la sua trasandatezza. Il pittore divenuto famoso con il nome di Sandro Botticelli (1445-1510), così chiamato per il mestiere del fratello bottaio, emerge dalle pagine di Vasari come un simpatico burlone. In uno dei suoi scherzi più elaborati, organizzò di vendere un tondo della Vergine Maria circondata dagli angeli, opera del suo apprendista Biagio, per 6 fiorini d’oro. Comandò quindi a Biagio di appenderlo in alto, nella luce migliore, per poterlo mostrare il mattino dopo al potenziale acquirente. La sera stessa Botticelli, insieme a uno dei suoi allievi, preparò otto cappucci di carta rossa, simili a quelli indossati dalla Signoria di Firenze, attaccandoli con la cera alle teste degli angeli. Quando Biagio arrivò insieme al compratore (che era a parte dello scherzo) rimase inorridito. Il cliente tuttavia elogiò l’opera, e Biagio lo seguì fino a casa per riscuotere il pagamento. Nel frattempo Botticelli tolse i cappucci, cosicché al suo ritorno Biagio «vide i suoi angeli essere angeli e non cittadini in cappuccio». «Maestro mio, io non so se mi sogno o se gli è vero» disse Biagio. «Questi angeli quando io venni qua avevano i cappucci rossi in capo et ora non gli hanno; che vuol dir questo?» Botticelli lo convinse che il denaro doveva avergli dato alla testa.

La bella lingua – La mia storia d’amore con l’italiano, Dianne Hales, Treccani. Traduzione di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini. L’italiano è una delle lingue più belle del mondo. E anche delle più studiate. Sarebbe bello che questo avvenisse anche in Italia, ma non si può avere tutto dalla vita. Dianne Hales è una giornalista statunitense. Dieci anni fa l’allora presidente della repubblica Giorgio Napolitano l’ha insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Stella della Solidarietà Italiana, per il suo contributo alla promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo: in questo intrigante testo racconta dell’epifanica comunione di amorosi sensi che la tiene allacciata all’idioma di Dante, Petrarca, Boccaccio, Leopardi, fucina di cultura e strumento per penetrare il mistero di una società, di un mondo, di una storia gravida di fascino. Da leggere.

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“L’italiano – Parlare, scrivere, digitare”

di Gabriele Ottaviani

La diversità del lessico è non certo il tratto fondamentale, ma forse quello più appariscente tra gli elementi che distinguono scritto e parlato. Le necessità lessicali del parlato (e dello scritto meno elaborato) sono ben rappresentate dalla nozione di “vocabolario di base”, approfondita in Italia soprattutto da Tullio De Mauro e dalla sua scuola. La formulazione più recente è quella che si è tradotta nel Grande dizionario italiano dell’uso: 6.522 vocaboli − distinti in lessico fondamentale (2.049), di alto uso (2.576), di alta disponibilità (1.897) − permetterebbero di coprire circa il 96 per cento «delle occorrenze lessicali nell’insieme di tutti i testi scritti o discorsi parlati». Se parole come “fare”, “gatto” (fondamentali), “correggere”, “rapace” (alto uso), “alluce” e “dogana” (alta disponibilità) possono essere considerate patrimonio di qualsiasi italofono, il discorso cambia per le decine di migliaia di parole che costituiscono il lemmario di un comune dizionario dell’uso.

Luca Serianni è uno dei più grandi linguisti italiani, professore di chiarissima fama di cui chi scrive ha avuto il grande onore di assistere alle lezioni, sostenendovi due esami e disturbandolo persino per un consiglio all’epoca della tesi triennale, uomo di serietà ammirevole, umiltà magnifica, sesquipedale gentilezza e impressionante conoscenza enciclopedica, non solo, dunque, nell’ambito della sua materia: L’italiano – Parlare, scrivere, digitare, Treccani, con un saggio di Giuseppe Antonelli, è il nuovo volume che porta la sua prestigiosissima firma, come sempre una pubblicazione agilissima, interessante, brillante, di chiarezza esemplare, che indaga il patrimonio preziosissimo della lingua italiana, da usare con cura. Imprescindibile.

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