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“Il ritorno della luce”

di Gabriele Ottaviani

Se Tutankhamon venisse rifiutato hai previsto una via di fuga?

Il ritorno della luce – Horemheb: scriba, generale, faraone, Christian Jacq, Tre60. Traduzione di Maddalena Togliani. Il ritorno di Christian Jacq, che conosce l’Egitto come le sue tasche e ne ha fatto conoscere la storia con prose vibranti e avvincenti, amatissime da un gran numero di lettori in tutto il mondo, è un romanzo lucido e vibrante che racconta la storia di uno scriba reale, uomo saggio e talentuoso, che ha accanto una donna straordinaria e che assiste un Tutankhamon bambino inesperto salito per meri motivi dinastici sul trono più prestigioso dell’antichità, mentre, fra l’altro, le tensioni si fanno via via crescenti dappertutto, e l’esercito è allo sbando più totale. Ma non è che l’inizio di un’epopea trascinante: da non farsi sfuggire.

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“Una famiglia italiana”

di Gabriele Ottaviani

Tutti lavoriamo sodo, qui…

Una famiglia italiana, Adriana Trigiani, Tre60. Traduzione di Ilaria Katerinov. Ampio è il respiro della prosa di Adriana Trigiani, drammaturga nata in Virginia, di origini italiane, che ha studiato teatro in Indiana, autrice che non ha bisogno di presentazioni e che conferma il suo talento, riconosciuto a livello nazionale e internazionale, con questa nuova prova, convincente sin dall’elegante immagine di copertina, che fa immergere il lettore in un contesto, assai ben caratterizzato, in cui spicca il personaggio, bellissimo, di Nella, che ha quattordici anni, vive, nel millenovecentoventicinque, in una fattoria in Pennsylvania, è emigrata da Roseto, sogna un mondo diverso e l’insegnamento e riesce a far sì che i genitori la iscrivano alla Columbus High School. Inoltre, conosce persino Renato, che è pieno di fascino e ama leggere, ma… Intenso.

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“La passione di Frida”

di Gabriele Ottaviani

Rivera guardò il disegno, e…

La passione di Frida, Caroline Bernard, Tre60. Traduzione di Maria Carla Dallavalle. Grazie anche al cinema, ma non solo, Frida Kahlo è diventata un’icona: la sua storia è certo potentissima, infatti, ed è in primo luogo quella di una donna passionale, in cerca di sé e di autodeterminazione, indipendente e coraggiosa, la cui esistenza è devastata da un incidente terribile che le lascia ferite abominevoli, nel corpo e nello spirito. Di fatto sventrata dalla sbarra di ferro di un autobus quando ha solo diciott’anni e sogna di diventare medico, la sua emotività, mal interpretata dal prossimo, che sosteneva che dipingesse sogni e incubi, mentre era la sua realtà quella proteiforme che ha immortalato sulla tela, lascia un’impronta indelebile nell’anima di chiunque le si accosti; Caroline Bernard parte da qui per dare vita a un’opera elegante e raffinata, ricca di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, in cui non può certo mancare, anzi, la figura di Diego Rivera e il racconto del tormentoso amore tra lui e l’irresistibile Frida: da non perdere.

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“Gli anni della seta”

di Gabriele Ottaviani

Stavo pensando a una persona che si trova nei guai…

Gli anni della seta – Il destino di una famiglia, Ulrike Renk, Tre60. Traduzione di Nicoletta Giacon. Il mondo non finirà mai perché le donne lo raccontano, e Ulrike Renk lo racconta in un modo magnifico, prendendo le mosse per la sua avvincente saga familiare da una storia vera che testimonia ancora di più, una volta, nuovamente, qualora ve ne fosse bisogno (e il bisogno c’è, visto che sempre più, quale che sia l’argomento, si è diffusa nel nostro mondo la mala pianta del negazionismo dell’evidenza), il valore sacro della memoria. Ruth vive spensierata la sua giovinezza in Renania, in una cittadina dove incontra anche il primo amore: ma lei e Kurt sono giovani ed ebrei, e ben presto ai variopinti colori delle stoffe nel loro orizzonte si sostituisce l’infausta tinta monocroma delle camicie brune… Magnetico.

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“La processione dei fantasmi”

di Gabriele Ottaviani

La carrozza sussultava per la strada sconnessa…

La processione dei fantasmi – La prima indagine del maresciallo Tanchis, Gianluca Lioni, Tre60. Accolto da Garibaldi e dai suoi sodali, Bakunin, l’anarchico degli anarchici, sbarca a Caprera nell’anno del Signore milleottocentosessantaquattro: in contemporanea con questo accadimento si verifica, alla Maddalena, la morte improvvisa di Loriga, il proprietario dell’emporio locale, di cui viene a conoscenza il capitano inglese Daniel Roberts, ormai frequentatore abituale dell’osteria del borgo e piuttosto in là con gli anni, al quale il summenzionato Loriga aveva detto di aver assistito pochi giorni prima alla Rèula, la macabra processione di fantasmi, preconizzatrice di sventure. Il maresciallo Bachisio Tanchis e il giovane brigadiere De Rosas non possono però certo dar credito alle superstizioni: iniziano dunque le indagini, ma anche Roberts non resta affatto a guardare, e, con l’aiuto del prete… Brillante, intelligente, divertente, profondo, ben scritto, ben caratterizzato, solido, appassionante e appassionato: un vero piacere.

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“Incontriamoci a Montecarlo”

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La mia testa vorticava di idee…

Incontriamoci a Montecarlo, Hazel Gaynor, Heather Webb, tre60, traduzione di Claudine Turla. È l’anno del Signore millenovecentocinquantacinque, e gli occhi di tutto il mondo sono puntati su di lei. È giovane. È bellissima. È affascinante. È elegante. Ha appena vinto un Oscar. È una diva. Il destino a breve le riserverà una sorpresa spettacolare. Diverrà moglie. Madre. Principessa d’un reame delizioso. Morirà poi troppo giovane, e finché il suo vedovo sarà in vita non mancheranno mai, sulla sua tomba con la lapide vergata in latino, nella cattedrale, fresche rose rosse a simboleggiare un amore spezzato ma non domo. A Cannes, il festival del cinema che più d’ogni altro fa della grandeur la sua cifra, i fotografi inseguono Grace Kelly ovunque. E lei, un giorno, si rifugia nella profumeria gestita da Sophie. Nasce un’amicizia. E per Sophie anche un amore ricambiato col paparazzo – così l’avrebbe chiamato Fellini – che braccava l’attrice per un’istantanea esclusiva. Lui però deve lasciare la Costa Azzurra. Salvo poi tornarvi, per le nozze di colei che sarà incarnata in un brutto film da Nicole Kidman con sua altezza Ranieri Grimaldi di Monaco, e… Intenso, grazioso, da leggere.

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“Tre amiche al lago”

unnamed.jpgdi Gabriele Ottaviani

Con ancora il telefono in mano, Friederike fissava le nuvole di passaggio. Nuvole bianche e grigie in un cielo primaverile azzurro pallido, che si rincorrevano in tutte le direzioni davanti alla finestra. Il cielo era in movimento. Prima la storia con Tom. Poi sua madre. Adesso Alexandra e la domanda su Marie. Che razza di giornata era mai quella? Fino a mezz’ora prima aveva pensato che Tom fosse il problema del giorno. Ma nell’ondata di emozioni che la stava travolgendo, quasi era scomparso dalla sua mente.

Tre amiche al lago, Dora Heldt, tre60, traduzione di Nicoletta Giacon. Marie, Jule, Alexandra e Friederike sono amiche inseparabili, finché un litigio non tronca i rapporti. Ma la morte della più fragile, la più dolce, insicura, delicata, affezionata, quella strappata troppo presto alla vita da un problema congenito cardiaco, quella la cui casa al lago era un punto di riferimento per tutte, e le gite lì l’inizio dell’estate, le riunisce di nuovo. Le ultime volontà di Marie sono infatti chiare: che le altre tornino per qualche giorno ogni anno per cinque anni laddove sono state felici. E stavolta lo daranno con Hanna, la compagna di Marie. E andando a ritroso nel tempo della loro storia scopriranno cose che ignoravano… Intenso, potente, affascinante, pieno di grazia: una delizia emozionante.

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“Tutti i giorni è così”

8195uCBp1PL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tempo dopo, ripensando a tutta la vicenda, il maresciallo Norberto si sarebbe soffermato proprio su questo dettaglio.

Tutti i giorni è così – Le storie di Cala Marina, Roberto Centazzo, Tre60. Roberto Centazzo, che ha scritto i romanzi della serie Squadra speciale Minestrina in brodo, il cosiddetto – la definizione è azzeccatissima – divertimento gattofilo Il libretto rosso dei pensieri di Miao e finanche, fra le altre cose, i testi delle canzoni dell’album di Enrico Santacatterina intitolato Mendicante, conosce bene l’arte della parola, così come gli ingredienti del giallo e della commedia: amalgamando i sapori con la maestria del più raffinato degli chef, racconta per il tramite di una pinacoteca di ritratti semplicemente deliziosi le trascinanti avventure che si dipanano come una matassa in quel di Cala Marina, un borgo che, specie prima che inizi l’estate, è davvero la quintessenza della tranquillità, una località neghittosa e graziosa in cui la gran parte delle vicende si verificano attorno al fulcro rappresentato dalla stazioncina dove i rapidi passano solo sferragliando, ma non fermano e quasi nemmeno rallentano, per la quale pressoché quotidianamente si trovano a passare Dalmasso, il ferroviere malinconico, Ludovica, la barista sensibile, Silvano l’edicolante, il pendolare, matematico e filosofo professor Martinelli, il tassista Bartolomeo, Norberto, il maresciallo della PolFer, Adelmo, che pulisce… Tutti i giorni è così, già: finché una volta non succede qualcosa di diverso… Come l’acqua per chi ha sete.

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“La sciarpa ricamata”

51qp-WAWBBL.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tutto il tessuto del mondo non avrebbe potuto attutire il mio rimorso.

La sciarpa ricamata, Susan Meissner, Tre60, traduzione di Elisa Banfi. È il settembre del millenovecentoundici. Clara ha perso il marito. Si dà da fare per le persone che arrivano a Ellis Island. Un giorno resta colpita dall’immagine di un uomo. Ha una sciarpa con un motivo floreale su cui è ricamato un nome. È sempre settembre. Del duemilaundici. Cento anni dopo. Dieci dopo l’anno zero della contemporaneità, il crollo delle Torri Gemelle. Taryn ha perso il marito. Lì. Si sente in colpa. Lavora. Ma non è propriamente in pace. Lei si è salvata. Grazie a un uomo. Che entra un giorno nel suo negozio di tessuti. E al collo ha una sciarpa. Antica… Ci sono cose che volano, uccelli, ore, calabroni, bobolinchi… E ci sono cose che restano. Eredità. Ricordi. Retaggi. Di questo parla questo splendido romanzo, avvincente e perfettamente bilanciato, che fa immergere il lettore in una trama, è proprio il caso di dirlo, di connessioni che non hanno molto a che fare con il razionale, per lo meno non quanto con l’emotività. Mai retorico o banale, fluido e intenso, è da non perdere.

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“Caro mondo”

51Hw2Np1y-L.jpgdi Gabriele Ottaviani

La mamma mi ha raccontato che sono nata sorridendo.

Caro mondo, Bana Alabed, Tre60, traduzione di Eloisa Banfi. La Siria è in guerra. Aleppo è distrutta. Bana ha sette anni. Non sa nemmeno cosa sia una bomba. Eppure sa che da quel momento la sua vita cambia. Per sempre. La scuola non c’è più. La casa non c’è più. Macerie ed esplosioni ovunque. Ha un’idea. È una bimba. È candida. Innocente. Brillante. Piena di vita e speranza. Tutto le sembra semplice. È una nativa digitale. Si fa aiutare dalla mamma. Apre un account Twitter. Scrive un messaggio. Il primo. E poi il secondo. Il terzo. Il quarto. E così via. Parla a tutti, grandi e piccoli, potenti e persone comuni. Fa cronaca della guerra. Racconta la sua necessità di pace. Una storia straordinaria, e l’aggettivo non è, come spesso capita, iperbolico. Anzi, è riduttivo. Qui parla di sé e degli altri come lei, vittime innocenti. Imprescindibile. Dal punto di vista etico, morale, sociale, culturale, politico, umano.

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