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“Nella quiete del tempo”

di Gabriele Ottaviani

L’Annegato era mosso dalla curiosità…

Nella quiete del tempo, Olga Tokarczuk, Bompiani. Traduzione di Raffaella Belletti. La Collina dei Maggiolini è una delle alture che caratterizzano il panorama di Prawiek, luogo al tempo stesso fuori da tutto e al centro dell’universo, protetto da quattro arcangeli, percorso dai fiumi Bianca e Nera e connotato dal procedere lento e neghittoso di attività rituali, l’ambiente in cui si dipanano le vicende di una comunità in cui ogni dettaglio è la rappresentazione simbolica di una tipologia di viventi: la commedia umana messa in scena con sapienza dal premio Nobel del duemiladiciotto è un vivido e sapido affresco della condizione esistenziale. Lieve e sublime.

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“Guida il tuo carro sulle ossa dei morti”

downloaddi Gabriele Ottaviani

A volte penso che solo chi è malato è veramente sano.

Olga Tokarczuk, Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, Bompiani. Traduzione di Silvano De Fanti. Nuova splendida edizione per questo ottimo romanzo del premio Nobel per la letteratura duemiladiciotto, quindicesima e al momento ultima donna – su centoventuno trionfatori – insignita del riconoscimento, stando alla motivazione dell’accademia, per un’immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita: Janina è anziana, vive in provincia, insegna inglese ma custodisce anche delle case vacanze, traduce Blake, si batte contro i cacciatori nella valle in cui abita, adora gli animali e di chiunque incontra si diverte a calcolare il quadro astrale: quando in prossimità del luogo in cui risiede iniziano a verificarsi degli strani decessi, lei si convince che si tratti di delitti, e indaga… Con una prosa che scava nelle profondità della coscienza pur mantenendosi assolutamente lieve e fruibile, Olga Tokarczuk compone una magistrale allegoria della condizione umana e della contraddittorietà proterva e colpevole con la quale spesso e volentieri le creature che dovrebbero essere, almeno in teoria, stando alla fola che da sempre ci raccontiamo, le più evolute si relazionano a tutto ciò che le circonda: da non perdere.

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“Nella quiete del tempo”

71Omecs1X4L._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il figlio del vecchio Boski, Paweł, voleva diventare “qualcuno”. Temeva che, se non si fosse dato subito da fare, sarebbe rimasto una “nullità” come suo padre e avrebbe passato la vita a sistemare scandole su un tetto. Per questo all’età di sedici anni se n’era andato di casa, dove regnavano le sorelle, tutt’altro che graziose, e aveva trovato lavoro presso un ebreo di Jeszkotle. L’ebreo si chiamava Aba Kozienicki e commerciava in legno. All’inizio Paweł svolgeva le mansioni di semplice taglialegna e scaricatore, ma dovette piacere ad Aba, perché ben presto gli affidò un incarico di grande responsabilità: la marchiatura e lo smistamento dei tronchi. Perfino mentre era intento a smistare il legno, Paweł Boski non smetteva di guardare al domani: il passato non lo interessava. La sola idea di poter plasmare l’avvenire e di influire su ciò che sarebbe successo lo eccitava. Talvolta si soffermava a pensare alle leggi che regolano i destini umani. Se fosse nato in un castello come Popielski, sarebbe stato lo stesso che era adesso? Avrebbe pensato allo stesso modo? Gli sarebbe piaciuta Misia Niebieski?

Nella quiete del tempo, Olga Tokarczuk, Nottetempo, traduzione di Raffaella Belletti. Il premio Nobel, come da previsione al femminile, il quinto battente bandiera polacca da quando esiste il riconoscimento, per la letteratura del duemiladiciotto, che se lo è visto assegnare per un’immaginazione narrativa che con passione enciclopedica rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita, come da motivazione ufficiale, ma con un anno di ritardo – il che ha creato non poche perplessità – per le note vicende legate ai comportamenti assolutamente indegni di cui è stato accusato di essersi macchiato uno dei membri della commissione giudicante, che per premiare l’eccellenza intellettuale deve ispirarsi – perlomeno sarebbe auspicabile – anche a una spiccata e specchiata integrità morale, è negli scaffali delle librerie italiane con un testo che ne conferma ed esalta l’eccellenza della prosa: Prawiek è un villaggio fatto di valli e stagni ricchi di carpe, gli animali che più per antonomasia, come si dice anche nel celebre Cronaca di un disamore di Cotroneo, amano le coccole – da non intendersi, naturalmente, come le aulenti bacche del ginepro -, abitato da personaggi che sembrano usciti dal Castello dei Destini Incrociati e che è sito al centro dell’universo, creazione fantasmagorica di un Dio non privo di vanità. E proprio lì accade che… Magistrale.

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“I vagabondi”

61zEZpUfdIL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ti ricordi cosa ci eravamo promessi?

I vagabondi, Olga Tokarczuk, Bompiani, traduzione di Barbara Delfino. Il cambiamento è vita, flusso, linfa, necessità: come un fiume la cui corrente si divide e ricompone in tanti rivoli, come una barca sull’Oder, che la narratrice della storia sognava nei suoi vagheggiamenti di incarnare, così le storie in continuo movimento, come la prosa dell’autrice, mai banale, mai fiacca, mai solita, sempre sorprendente, dei personaggi marginali, inconsueti, stravaganti e straordinari qui raccontati, in questo ampio volume si indaga il mutamento, che genera l’incontro con l’altro e la speranza del futuro, nel solco della tradizione, della memoria, della testimonianza. Da leggere.

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“Guida il tuo carro sulle ossa dei morti”

31wIXp9LqcL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

A volte penso che solo chi è malato è veramente sano.

Olga Tokarczuk, Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, Nottetempo. Traduzione di Silvano De Fanti. Janina è anziana, vive in provincia, insegna inglese ma custodisce anche delle case vacanze, traduce Blake, si batte contro i cacciatori nella valle in cui abita, adora gli animali e di chiunque incontra si diverte a calcolare il quadro astrale: quando in prossimità del luogo in cui risiede iniziano a verificarsi degli strani decessi, lei si convince che si tratti di delitti, e indaga… Con una prosa che scava nelle profondità della coscienza pur mantenendosi assolutamente lieve e fruibile, Olga Tokarczuk compone una magistrale allegoria della condizione umana e della contraddittorietà proterva e colpevole con la quale spesso e volentieri le creature che dovrebbero essere, almeno in teoria, stando alla fola che da sempre ci raccontiamo, le più evolute si relazionano a tutto ciò che le circonda: da non perdere.

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