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“Todomodo”

di Gabriele Ottaviani

Forse nessun autore, neppure tra i grandi e coltissimi giuristi del passato, è riuscito a descrivere l’essenza del giudizio di legittimità demandato alla Corte di Cassazione come Sciascia nelle pagine del Giorno della civetta…

Todomodo – Rivista internazionale di studi sciasciani – Anno X – 2020, Olschki. Morto trentuno anni fa, autore dalla penna formidabile, capace di indagare l’animo umano in tutte le sue più recondite sfaccettature, impegnato politicamente fin sui seggi del parlamento italiano ed europeo, combattente mai domo contro la corruzione e la mafia, Sciascia è figura poliedrica e interessantissima, oggetto di numerosi studi: Olschki, con la consueta cura esemplare, pubblica la nuova edizione della rivista internazionale che indaga, grazie al contributo di esperti intellettuali, l’uomo e il letterato, mantenendo vivo il necessario dibattito. Da non perdere.

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“Todomodo”

7a7f355ef2f3884559701dfbbfb31d39_w200_h_mw_mh_cs_cx_cy.jpgdi Gabriele Ottaviani

Per lo stesso Sciascia, insomma, pure la ritrovata mafia era un fenomeno ambiguo, come del resto ambigua gli appariva più in generale la Sicilia.

Todomodo – Rivista internazionale di studi sciasciani – Anno IX, 2019, Olschki. Morto trent’anni fa, autore dalla penna formidabile, capace di indagare l’animo umano in tutte le sue più recondite sfaccettature, impegnato politicamente fin sui seggi del parlamento italiano ed europeo, combattente mai domo contro la corruzione e la mafia, Sciascia è figura poliedrica e interessantissima, oggetto di numerosi studi: Olschki, con la consueta cura esemplare, pubblica la nuova edizione della rivista internazionale che indaga, grazie al contributo di esperti intellettuali, l’uomo e il letterato, mantenendo vivo il dibattito. Da non perdere.

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“Todomodo – VII”

b460d7429e4844f2e81e8b91d642488e_w_h_mw_mh_cs_cx_cydi Gabriele Ottaviani

Per Sciascia I viceré sono, dopo I promessi sposi, il più grande romanzo che conti la letteratura italiana.

La rivista internazionale di studi sciasciani Todomodo, fondata da Francesco Izzo ed edita da Olschki, è giunta al settimo fascicolo (e dal terzo l’explicit è affidato al formidabile graffio di Giorgio Forattini), e anche in questa occasione non mancano gli spunti di riflessione attraverso un’analisi che indaga i rapporti col cinema, studi, letture, dibattiti, traduzioni, sviluppi, relazioni con Cecchi, Borgese, Fiore, Croce, Chiaromonte e Brancati, articoli di Bordin, Dalla Chiesa, Fiandaca, Macaluso, Marrone, Orlando, Pezzino, Savatteri, Schneider, Sciarrone, Trombadori, Vecellio e Vitale per quel che concerne le posizioni sciasciane in merito alla lotta alla criminalità organizzata, la sua ricezione in Polonia, le recensioni, la sua attività di critico d’arte sull’Ora di Palermo e molto altro. Le firme di autori come Loi, Rigola, Cavaliere, Villa, Morreale, Andò, Irti, Ricorda, Spadaccia, Mellini, Corrao, Pischedda, De Seta, Spini, Scarpa, Marchesini, D’Angelo, Moliterni, La Monica, Schembari, Simioli, Graci, Longo, Agamben, Costanza, Turzio, Pupo, Giaveri, Coyaud, Morrison, Naro, Chu, Verri, Corleone, Squillacioti, Farafonova, Geerts, Marini, Rugo, Pantaleone, Polizzi e Lombardo, insieme a splendide tavole e a immagini assai significative, finanche la riproduzione dello screenshot di una conversazione dell’otto di luglio del duemiladiciassette che coinvolge Mattia Feltri, Antonio Ingroia e altri su Twitter seguita alla revoca da parte della corte di cassazione della condanna per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa inflitta a Bruno Contrada, compongono un testo che non ci si può né deve lasciar sfuggire.

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“Todomodo”

b460d7429e4844f2e81e8b91d642488e_w_h_mw_mh_cs_cx_cydi Gabriele Ottaviani

“È sorprendente come un dialetto calcinato d’ironia e di scetticismo (non sguaiato e plebeo come il Belli stesso lo riteneva) d’improvviso si apra alla vena spumeggiante e iridata della poesia di Mario dell’Arco”. Mario dell’Arco, la persona interessata, poté leggere questa frase sulla terza pagina del quotidiano “Sicilia del Popolo”: era il primo dicembre 1949, un giovedì, e la sorpresa dello scrivente trovò il suo reciproco. Dell’Arco ignorava chi fosse quel Leonardo Sciascia capace di cominciare un articolo in modo così assertivo, così sinuoso, così numeroso d’implicazioni. Soltanto il titolo (Un poeta romanesco – Mario dell’Arco) e l’impaginazione (taglio centrale, settima e ottava colonna) erano scialbi; ma questo, semmai, aumentava la sorpresa dell’incontro.

Con scritti di Belpoliti, Dell’Arco, Fontana, Pischedda, Coyaud, Recami, Cavallo, Volpini, Grosser, Giovannetti, Cassata, Mantegna, Macino, Lévy-Leblond, Moliterni, Rigola, Verri, Bonfanti, Graveri, Klein, Sebastiano Gesù, Moliterni, Lombardo, Squillacioti, Guagnini, Migliore, Di Grado, Cavaliere, Curreri, Avellini, Fiscarelli, Graci, Ricorda, Roversi, Spalanca, Scarpa, Raffaeli, Grassi, La Monica, De Iorio, Lo Giudice, Mattioli, Bruni, Donati, Gatta, e ovviamente Sciascia, di cui si aggiorna persino l’archivio dei corrispondenti (per il duemilasedici, anno sesto della rivista di studi sciasciani fondata da Francesco Izzo, si è giunti alla lettera D) e che viene messo in parallelo con Danilo Dolci, Camus, Bernanos e Simenon, arricchito anche, in chiusura, da una splendida e come da tradizione icastica ed efficace vignetta di Forattini, Olschki pubblica un volume fondamentale, giunto appunto alla sua sesta edizione: Todomodo. Per continuare ad approfondire lo studio di una delle figure intellettuali più prestigiose della storia del nostro paese, dimostrando come i grandi classici davvero non finiscano mai di dire quel che hanno da dire, ma che anzi la continua e incessante ricerca, se condotta in modo adeguato, non può che dare straordinari frutti, per il bene della collettività.

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