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“The day before Dallas”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Va segnalato come anche Manchester, autore del più classico resoconto sull’assassinio del presidente, sottintese questa tesi della non volontà di Kennedy di andare in Texas. Lo fece proprio nelle prime due pagine del suo libro con queste poche parole: “Anche se a Kennedy piacevano i giri di propaganda, questo capitò in un brutto momento; e in un primo tempo gli era sfuggita la necessità di un intervento politico”. Ma questa affermazione, non direttamente sostenuta in quel libro attraverso testimonianze o una concatenazione logica di eventi, e non più ripresa nel testo, non poteva che apparire insignificante e anche poco credibile. È tuttavia difficile pensare che quanto scritto da Manchester, pur se en passant, fosse frutto di fantasia. Vanno considerati la forte pressione che Johnson esercitò su Manchester circa la stesura di The death of a president, arrivando a rispondere soltanto a domande scritte e attraverso l’intermediazione, non proprio leggera, di Jack Valenti. Ecco come andarono le cose. Il 18 maggio 1964 William Manchester scrisse al presidente Johnson, chiedendogli di poterlo incontrare per un’intervista “in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo” fossero di gradimento al presidente. Valenti, il 26 maggio 1964, così gli rispondeva, dopo aver informato Helen Colle, che gli predispose la nota, circa l’indisponibilità di Johnson: “Il presidente è così terribilmente occupato da non poter prevedere un momento in cui incontrarla”. E lo invitò a contattare McGeorge Bundy. Manchester in agosto chiese di poter esaminare la documentazione relativa al rientro dell’Air Force One da Dallas a Washington subito dopo l’assassinio del 22 novembre. Nonostante il parere positivo di Walter Jenkins, Johnson rifiutò di parlarne. Dopo aver incontrato Bundy, Manchester, evidentemente insoddisfatto, nel novembre ’64 tornò alla carica per vedere il presidente. Nella corrispondenza interna, Johnson esplicitamente annotò che non intendeva assecondare la richiesta (e indicava di farlo parlare nuovamente con Bundy).

John Fitzgerald Kennedy è stato un presidente amatissimo. È morto giovane. Ucciso a Dallas il ventidue di novembre del millenovecentosessantatré. È diventato un mito. Gli sono state attribuite con ogni probabilità anche azioni mai compiute, e gli sono stati forse assegnati meriti superiori a quelli reali, ma è sovente così per chi è caro agli dei, come si ritiene, da adagio proverbiale, che sia chi viene a mancare precocemente. Non mancano però le ombre su questa vicenda in merito alla quale sono stati scritti fiumi di inchiostro, e non solo: ma come ogni mistero che si rispetti non finiscono le rivelazioni. Finché almeno c’è chi con arguzia e acume indaga e ricerca. Come Aldo Mariotto, medico padovano che da anni si dedica allo studio dell’omicidio di JFK e delle nebbie che ancora lo avvolgono: di tale pregio è il suo lavoro, condotto su documenti inediti e tramite interviste agli ultimi testimoni ancora in vita, che ha scoperto nuovi elementi, qui presentati, per cui nel prossimo anniversario dell’assassinio, il cinquantacinquesimo, parlerà nella metropoli texana, primo italiano a farlo, all’annuale convegno in memoria del trentacinquesimo inquilino della Casa Bianca. The day before Dallas – Ideazione, organizzazione e cronaca dell’ultimo viaggio di John Fitzgerald Kennedy, edizioni Pendragon.

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