Libri

“Come una storia d’amore”

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“Che schifo”, aveva scritto la Sconosciuta al politico, mostrando uno spregio di paese reale che impastava snobismo e sconoscenza insieme, e volontà di mettere le mani avanti ma non troppo avanti per non sporcarsele, perché guai a toccare i problemi, sui social network i problemi vanno osservati e giudicati, di qua o di là, che schifo o che meraviglia, di qua il politico e di là la Sconosciuta, su linee gotiche opposte ma uniti a tradimento dallo stesso linguaggio. “Che schifo”, aveva scritto la Sconosciuta, dietro una foto profilo che già diceva di cagnolini e nipoti lustrati a lucido, di tazze da tè e scritte inappuntabili, di piccole sofferenze mai così grandi da divorare il mondo intero, di analgesici che non diventavano mai ansiolitici. Beata lei, aveva pensato Paola. “Che schifo”, ed era sensato per la Sconosciuta essere antirazzista, era ovvio e giusto che quelle banali due parole, parcheggiabili ovunque nel deserto di Facebook, sulla pagina incandescente di un politico misero e provocatore avessero raccattato ventidue like. Sarebbero stati ventitré fino al giorno prima, perché la Paola che spiava le vite degli altri era pur sempre la stessa che aveva sempre votato a sinistra, antirazzista, antifascista, magari più capace di argomentare rispetto a “che schifo”, e dunque avrebbe forse aggiunto volentieri anche il suo pollice in su. Fino a che non aveva preso coscienza, sotto il cielo ceruleo della Laurentina, che nessun politico di nessuno schieramento, né buono né cattivo, si sarebbe preso carico della sua matassa aggrovigliata…

Come una storia d’amore, Nadia Terranova, Giulio Perrone editore. Roma, a rovesciarla, si legge amor, e già questo vuol dire, se non tutto, molto. Spesso infatti la vita, e tutto quel che la riguarda e ne consegue, è solo una mera questione di punti di vista, di angolazioni, di prospettive: Nadia Terranova, che non ha bisogno di presentazioni, poiché la sua prosa, nota e dal riconosciuto pregio, è cristallina, efficace, curata e originale, conduce con mano sicura, senza retorica o ridondanze, il lettore attraverso luoghi che manifestano pienamente un’innata duplice valenza, quella fisica e quella spirituale. La città, luogo di confine, conflitto, confronto e contatto, una, nessuna, centomila, non solo non è un mero sfondo, ma non è neanche un personaggio, è la vicenda stessa, una storia d’amore, che fa piangere, ridere, soffrire, godere, emozionare: del resto, che l’amore sia tutto, si sa, è tutto ciò che ne sappiamo. Da leggere.

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Libri

“Addio fantasmi”

41FQVIUFA-L._AC_US218_ (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Hai vissuto cose terribili come fossero normali e forse viceversa…

Addio fantasmi, Nadia Terranova, Einaudi. La madre di Ida, ormai adulta e moglie, vuole mettere in vendita l’appartamento di famiglia, che prima però necessita di un bel po’ di maquillage: così, per dare inizio alla ristrutturazione, la donna torna a Messina. Là dove tutto è iniziato. Là dove ci sono le sue radici. Là dove ci sono le sue cose. Là dove come un monolite impalpabile ma pesantissimo c’è il fantasma del padre che da ventitré anni è scomparso. Non che sia morto: semplicemente non ha più fatto ritorno a casa, rendendo se possibile la sua assenza ancora più straziante, dolorosa, invalidante, coercitiva. E Ida per poter finalmente spiccare il volo deve decidersi a trovare la forza di elaborare un lutto che lutto non è, perché non c’è una tomba su cui trovare pace piangendo, accompagnando all’uscita lo sgradito convitato di pietra senza il quale però lei non esisterebbe e non sarebbe nemmeno quella che è… Ciò che sorprende maggiormente, nell’ottima narrazione impreziosita da una confezione mirabile, è la precisione chirurgica delle poche, semplici e suadenti parole attraverso le quali Nadia Terranova riesce a definire come meglio non si potrebbe caratteri, personaggi, luoghi e sentimenti: sopraffino.

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“Gli anni al contrario”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le giornate di Giovanni erano scandite dalla mensa, dall’orto, dai colloqui con i nuovi arrivati. Pensò che la comunità avrebbe potuto essere il posto giusto per far vivere le vecchie utopie, ma il tempo della politica per lui era finito. Peccato, perché per la prima volta a Giovanni non pesavano né il suo cognome né la sua storia. Con l’energia di quella gente che arrivava da esperienze diversissime, si liberava di una vita precedente e provava a ricominciare daccapo, la rivoluzione si sarebbe potuta fare per davvero, pensava: se non ci ha ammazzato l’eroina, non ci ammazza più nessuno. A volte, prima di salire in camera per la notte, rimaneva fuori a fumare, guardava il cielo, si ripeteva passi delle lettere di Mara, convinto che solo sua figlia lo capisse.

Gli anni al contrario, Nadia Terranova, Einaudi. Messina, quarant’anni fa. Silini è un vero e proprio fascistone. Ha una figlia. Aurora. Il modello della studentessa modello. Che non vede l’ora di andarsene di casa, di lasciare la sua famiglia che le fa l’effetto di un nodo scorsoio al collo. Studia persino in bagno. Anzi, è quella la sua stanza d’elezione per isolarsi dal contesto che la opprime. Giovanni invece vuole proprio fare la rivoluzione. Arriva all’università. Incontra Aurora. Non fanno in tempo a presentarsi che Aurora è già incinta. Una presa di coscienza che non prevede appello, e che fa capire che purtroppo, anche se nessuno è disposto ad ammetterlo, certe volte nemmeno l’amore basta. E… Romanzo di formazione, storico, politico, sociale, appassionatamente d’amore, Gli anni al contrario è il ritratto sempiterno della giovinezza, che, come il poeta di fronte a Esterina, che ha l’ardimento e la capacità di tuffarsi, spesso è costretta a rimanere a terra, al palo, lontana dalla vita vera, tradita da chi doveva proteggerla. Intenso e sinceramente emozionante, onesto, niente affatto enfatico o retorico.

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