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“Terra di confine”

51UQ1YBRcCL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Se un uomo si spacca la schiena a scavare avrà da mangiare: è tutto quello che riescono a vedere.

Ken Loach è passato di qui, con ogni probabilità. Ma anche il dottore della Cittadella, che lo si accosti o meno nella memoria alle fattezze e soprattutto alla formidabile voce di Alberto Lupo. Gynmawr, Galles, estrema propaggine del mondo, verrebbe da dire. Harry vi ha fatto per tutta la vita il ferroviere. Gli viene un infarto. Soffre. È a letto. In camera. Pressoché muto. Il figlio, che grazie a lui ha potuto studiare, e fa il ricercatore a Oxford, torna. E vede che è cambiato tutto. E non è cambiato niente. Devastante e commovente fino alle lacrime sin dalle primissime pagine, è la più bella storia d’amore che ci sia, quella tra un padre e suo figlio, non solo credibile e al tempo stesso immaginifica, ma anche così ben caratterizzata in ogni dettaglio che la si sente vibrare sotto la pelle. Impeccabile. Terra di confine, Raymond Williams (scomparso trent’anni fa, ma questo libro pare essere scritto domani), Paginauno. Traduzione  e postfazione di Carmine Mezzacappa. Non si può non amarlo, anche se obbliga a guardare in faccia la realtà. E a fare il bilancio della propria vita.

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