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“Memorie da Wikipedia”

71owf8vcvKL._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

Era il primo messaggio ricevuto da Arianna. Conteneva molte cose, soprattutto ne notai la precisione. Era essenziale ma c’era tutto ciò che poteva servire. Era come il bagaglio per il viaggio che io e lei preparavamo quando, appena ci eravamo conosciuti, andavamo in campeggio in mezzo ai monti. Prendevamo nota di tutto quel che ci serviva in un quaderno, che in seguito sarebbe stato la nostra guida. Abiti, cassetta del pronto soccorso, cibo in scatola, acqua, sigarette. Ci munivamo di una mappa. Alcuni libri. Fiammiferi. Prima di partire, facevamo diversi giorni di allenamento. Bicicletta, corsa. Verifica delle scarpe. Ma anche dell’auto che ci avrebbe portati nei pressi delle colline che dovevamo varcare per raggiungere il vecchio paese abbandonato, sulla riva del fiume dove ci saremmo accampati. Non avrei mai potuto sapere se Arianna aveva pensato le stesse cose che io avevo pensato, vedendo quel messaggio di benvenuto. Ma l’impressione era quella e per la prima volta da quando l’avevo vista morta, appesa alla trave come una macabra bambola, provai un moto di interesse verso qualcosa che non fosse sapere come mai aveva deciso di uccidersi.

Memorie da Wikipedia, Alda Teodorani, Rogas. Un tassista torna un giorno a casa. E vi trova sua moglie. Morta. Suicida. E mentre cerca di capire cosa davvero sia accaduto penetra man mano sempre di più, e con lui il lettore, avvinto da una trama immaginifica, nelle maglie di quella che da sempre viene propagandata come l’enciclopedia che nasce, come una divinità ctonia dalla terra, dal sapere libero e condiviso, plurale, perennemente aggiornato, infallibile, senza sovrastrutture né pregiudizi ideologici. Ma è davvero così? Allegorico, raffinato, costruito con cura, perizia, brillantezza e genio, intrigante e coinvolgente: una scoperta sorprendente.

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