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“Necropolis”

61vWvny8GpL._SX321_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Così tu sei una semidonna…

Necropolis, Giordano Tedoldi, Chiarelettere. Ora, poiché tornati noi fummo alla nave ed al mare, prima di tutto, la nave spingemmo nel mare divino, l’albero con le vele drizzammo sul negro naviglio, prendemmo e v’imbarcammo le greggi, e noi stessi salimmo, pieni di cruccio il cuore, versando gran copia di pianto. E per noi, dietro la nave cerulea prora, una brezza mandò propizia, buona compagna, ch’empieva la vela. Circe dai riccioli belli, la diva  possente canora. E noi, gli attrezzi tutti deposti lunghessa la nave, sedemmo; ché a guidarla pensavano il vento e il pilota. Tese restar tutto il giorno le vele, e la nave correva. S’immerse il soie, tutte le vie si coprirono d’ombra, giunse la nave presso d’Ocèano ai gorghi profondi. Qui sorge la città, il popolo è qui dei Cimmèri, che vivon sempre avvolti di nebbie, di nubi; e coi raggi mai non li guarda il sole fulgente che illumina il mondo, né quando il volo al cielo cosparso di stelle dirige, né quando poi dal cielo si volge di nuovo alla terra; ma ruinosa notte si stende sui tristi mortali. Al lido, quivi giunti, spingemmo dapprima la nave; quindi, sbarcate le greggi, lunghesso l’Ocèano, noi stessi, per giungere alla terra che detta avea Circe, movemmo. Qui Periniède ed Euriloco tenner le vittime ferme; ed io, di presso al fianco fuor tratta l’aguzza mia spada, scavai, lunga d’un braccio da un lato e dall’altro, la fossa, e a tutti i morti quivi d’attorno libami profusi, di latte e miele il primo, di vino soave il secondo, il terzo d’acqua; e sopra cospersi la bianca farina, e alle care ombre dei morti promisi con molte preghiere che, giunto ad Itaca, avrei sgozzata una vacca infeconda, l’ottima, e sopra il rogo gittato ogni sorta di beni; ed a Tiresia avrei, per lui solo, sgozzato un agnello negro di pelo, quello che fosse fra i greggi il migliore. Poi che con voti e scongiuri cosí le progenie dei morti ebbi pregate, presi le vittime, e sopra la fossa tagliai le gole ad esse. Scorrea negro e tumido il sangue. E l’anime dei morti su corser da l’Èrebo in fretta… Così comincia, nella celeberrima traduzione, datata millenovecentoventisei, dell’illustrissimo Ettore Romagnoli, l’undicesimo libro dell’Odissea, il poema omerico nel quale l’eroe di Itaca, marito diversamente fedele di Penelope, castissima sposa, e padre di Telemaco, si ritrova anche a evocare le anime dei trapassati, solo uno dei molti riferimenti possibili all’interno del novero della tradizione occidentale e non solo che certamente sovvengono con imperiosa forza alla mente nel momento in cui ci si accosta all’immaginifica, potente e variegata prosa di Giordano Tedoldi, alla sua nuova prova letteraria, come sempre originale e fuori dai canoni e dalle convenzioni. Se in Tabù era la morale a essere sovvertita, declinando con maestria la policromia delle possibili violazioni del comandamento “non desiderare la donna d’altri”, qui è l’ordine naturale delle cose a procedere in direzione ostinata e contraria, nel dipanarsi inesorabile, solenne e maestoso della vicenda, caratterizzata alla perfezione in ogni dettaglio, del Maresciallo Yarden, un uomo che, giunto a un punto di svolta della sua esistenza, dovendo decidere se essere seppellito, una volta passato ai più, nella Necropoli Ovest, il cui motto è “Vivi per la morte”, o in quella orientale, che si ispira alla sentenza “Muori per la vita degli altri”, inizia una destabilizzante peregrinazione, assieme al nipote Rama, al negromante Max e a Pierre, suo segretario, nell’oltretomba. Impeccabile.

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“Tabù”

41FVXIw8kBL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Baciare Dolly è bello soprattutto perché lei con la bocca ci gioca, si diverte a lasciare la sua libera di scivolare e strisciare sopra le tue labbra, scansarle, frizionarle. La passione con cui torna a baciarti, il segnale della fine dei preliminari, è davvero uno squillo di guerra. Quando è sotto, rannicchia le gambe corte e serra i polpacci attorno ai tuoi fianchi e ti cavalca a rovescio come certi virtuosi cavallerizzi. A Xanadu le camere da letto hanno una peculiarità: sono munite di finestre su tutti i lati, che possiamo decidere di oscurare oppure lasciare scoperte, se qualcuno vuol guardare. È il progetto di Danilo, e non ha mai infastidito nessuno. Ora, mentre Dolly e io scopiamo, alla finestra, che ho lasciato scoperta, c’è Vanna. È la più sfacciata: essendo interessata soprattutto a me, ritiene suo diritto compensatorio stare lì a guardare tutte le volte che faccio l’amore con un’altra. Ogni volta, senza eccezioni. Né Dolly, o una delle altre, può alzarsi dal letto, andare al vano della finestra e morderle le labbra, il nostro segnale, una specie di safeword canina escogitata da Danilo, per indicare che una presenza non è o non è più gradita. L’unica volta che il morso è stato dato, e non da Dolly, Vanna, toccandosi il labbro ferito, si lagnò: «Se non viene a vedermi nessuno, non per questo perdo il diritto di vedere voi». In effetti tutti la guardano solo quando le vengono gli attacchi di tristezza e si mette seduta sul letto a piangere. In una situazione del genere non si può negarle il voyeurismo integrale. Adesso Dolly me lo sta succhiando e, guardando la finestra, mi accorgo che Vanna se n’è andata. Sento delle voci…

Tabù, Giordano Tedoldi, TunuéIl sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino. Così sosteneva Anaïs Nin. Per Freud invece si può dire che non ci sia nessun individuo sano che non aggiunga al normale scopo sessuale qualche elemento che si possa chiamare perverso; e la universalità di questo fatto basta per sé sola a farci comprendere quanto sia inappropriato l’uso della parola perversione come termine riprovativo. Oltre al fatto che, sempre secondo l’autore dell’Interpretazione dei sogni, quando una coppia fa l’amore, sono presenti almeno quattro persone: la coppia in questione e le due persone a cui stanno pensando. Inutile nascondersi: il sesso è un aspetto fondamentale e irrinunciabile della vita. È il primo motore niente affatto immobile di moltissime azioni. E Tedoldi lo sa. E con una magistrale e proteiforme indaga senza ipocrisie la legge del desiderio e del piacere fin nei suoi più celati meandri. Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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