Libri

“Requiem per un sogno”

61KwkIn3MbL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Si era chinato su sua madre, le aveva dato un bacio e aveva sentito un rumore familiare…

Requiem per un sogno, Hubert Selby jr., Sur, traduzione di Adelaide Cioni e Grazia Giua. Ispiratore dell’omonimo film di Aronofsky, il migliore e più interessante della sua filmografia, presentato fuori concorso alla cinquantatreesima edizione del festival di Cannes, con la magnifica Ellen Burstyn, candidata come miglior attrice protagonista nell’anno della vittoria di Julia Roberts per Erin Brockovich nel ruolo di Sara Goldfarb, una casalinga vedova le cui uniche attività consistono nel guardare il suo talk show preferito in televisione e conversare amabilmente con le vicine, madre di un tossicodipendente, Harry (Jared Leto), che, insieme al suo amico Tyrone e alla sua ragazza Marion (Jennifer Connelly), vive di espedienti e cerca in continuazione qualunque mezzo per procurarsi l’eroina, Requiem per un sogno è il controcanto del sogno americano, un viaggio nell’abiezione e nell’alienazione, una discesa agli inferi destabilizzante. Imprescindibile.

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“Il colore viola”

9788869981807_0_150_0_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Siamo tutti tristi qui, Celie. Spero che per te la vita sia più felice.

Il colore viola, Alice Walker, SUR. Traduzione di Andreina Lombardi Bom. Ha vinto il premio Pulitzer, ed è pure poco. È alla base di un film per cui l’aggettivo sublime non è esagerato. È la storia di una donna afroamericana nel sud biecamente razzista degli Stati Uniti d’America nel corso degli anni della prima metà del ventesimo secolo, attraverso le lettere da lei scritte dapprima nientedimeno che a Dio, l’unico da cui si sentiva ascoltata e non ignorata, e poi alla sorella, dalla quale era stata separata anni prima, e che pensava fosse sparita nel nulla. È un capolavoro monumentale, ed è una vera fortuna poterlo leggere, rileggere, far leggere: questa particolare edizione è inoltre all’altezza del suo splendore sin dalla spettacolare copertina. Eccezionale.

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“Kentuki”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

A quel punto fece ripartire il video. Erano rimasti trentasette minuti d’azione, e non aveva modo di scappare. Si vestì, prese le chiavi e uscì sbattendo la porta. Fuori stava già tramontando il sole e negli studi alcune luci erano accese. Se non si sbrigava non sarebbe arrivata in biblioteca prima della chiusura, voleva vedere Carmen. Era di questo che aveva bisogno adesso, di una persona reale a cui poter dire qualunque cosa. Al bancone non la vide, quindi batté con la mano sul legno e Carmen spuntò all’improvviso carica di carte, stava riordinando i ripiani sotto il bancone. «Così si chiede un whisky, cara», le disse. «Non un romanzo di Jane Austen». La guardò e lasciò cadere i fogli. «Tutto bene?» Squadrò Alina dalla testa ai piedi e poi guardò l’orologio. Se la aspettava un momento, potevano uscire a prendere una boccata d’aria. Uscirono. Alina aveva voglia di passeggiare e aveva bisogno di compagnia, ma non se la sentiva di parlare di quello che le era successo. Era contenta che il sole non fosse più così forte e che una brezza tiepida salisse da Oaxaca. Qualche centinaio di metri più giù, davanti alla chiesa, lo spaccio che faceva da farmacia e anche da gelateria era ancora aperto. Era la cosa più simile a un bar che ci fosse in paese e l’uomo che serviva venne a pulire per loro l’unico tavolo sul marciapiede. «È una cosa perversa», disse Alina girando il cucchiaino nella tazza, «non ho un attimo di tregua, con quel benedetto kentuki. Non lo sopporto più». «Non ti piace più il Colonnello Sanders?», Carmen chiuse gli occhi e allungò il collo verso gli ultimi raggi del sole. Era strano vederla senza lo sfondo della biblioteca. «Lo puoi sempre far rotolare giù per un burrone, no?»

Kentuki, Samanta Schweblin, SUR, traduzione di Maria Nicola. C’è chi ne parla. C’è chi lo vuole. C’è chi desidera esserlo. In America. In Europa. In Asia. Ovunque, nel globo. Cosa? Un kentuki. Ovvero, una perfetta allegoria del nostro tempo e delle sue sempre più inquietanti ossessioni. Sì, perché l’apparenza è innocua, la sostanza è destabilizzante. Con foggia d’animale, i kentuki sono graziosi peluche che gironzolano per le case dei cinque continenti, sono curiosi e teneri, ma anche dei piccoli robot che hanno ruote e telecamere al posto degli occhi. Ognuno di essi è collegato a un utente. Anonimo. Che può essere dappertutto. E può avere qualsiasi motivo per intrufolarsi nelle vite degli altri… Scritto in stato di grazia, potente, ricco di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, intrigante e magistrale.

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“Inverno”

31O8HmwmTcL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

È una bella espressione. Spropositatamente infantile. Si sente fiero di averla pensata.

Inverno, Ali Smith, SUR, traduzione di Federica Aceto. Stranamente non c’è neve. E non fa nemmeno freddo. Del resto, checché ne dicano i repubblicani, che ora hanno uno dei più impresentabili fra i loro esponenti tra tutti quelli che la storia del GOP possa permettersi di ricordare e annoverare come inquilino alla Casa Bianca, il riscaldamento globale esiste eccome, anche se sono anni che lo negano (se ne lamentava persino Nora Walker, quando ne aveva il giardino dell’augusta magione di Pasadena invaso perché sua figlia Kitty era convolata a giuste nozze col suo sodale di partito Robert…): e dunque Art pensa che possa essere una buona idea raggiungere la madre, Sophia, in Cornovaglia. Con lui avrebbe dovuto esserci la sua compagna, ma siccome hanno litigato e si sono lasciati decide di farsi accompagnare da una ragazza di cui non sa nulla, anche perché la conosce di fatto da meno di ventiquattr’ore: e non è che l’inizio di questa scintillante, emozionante, incantevole commedia umana, nella quale è impossibile non immedesimarsi, che tratteggia con la policromia di un perfetto affresco la vita d’oggi e le sue contraddizioni. Magnifico.

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“Acqua di mare”

71KS630UinL._AC_UL320_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non hai dalla vita quel che vuoi perché lo vuoi, hai dalla vita quel che lei ti dà.

Acqua di mare, Charles Simmons, SUR, traduzione e postfazione di Tommaso Pincio. Sensuale, scintillante, raffinatissimo, ricco di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, profondissimo, elegantemente e sottilmente erotico e carnale, passionale, appassionato e appassionante, assai finemente caratterizzato dal punto di vista sia degli ambienti che delle situazioni e soprattutto dei personaggi e della loro psicologia: mentre gli ultimi – ma ancora non se ne può avere contezza – bagliori del kennedysmo risplendono, la lunga estate calda di una famiglia, cane compreso, in vacanza al mare viene turbata dall’arrivo nella dépandance di due donne fatali, madre e figlia… Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione al mondo.

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“Trance”

61RX+qPtIpL._AC_UL436_ (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Leggere (come pensare) è un verbo arcitransitivo, con un orizzonte di oggetti illimitato.

Trance – Autobiografia di un lettore, Alan Pauls, SUR, traduzione di Gina Maneri. Abc, abuso, acertar, ajedrez, anacronismo, anteojos, barthes/borges, borges/cortázar, celda, escenas, estructuralista, gula, hiato, leer en el cine, leerle, leer mal, léido, léido bis, libros encontrados, maestros, misterio, mito inaugural, monstruos, monstruos bis, multitasking, musica, o, piglia, posturas, precoz, pudor, releer, silencio, subrayar, S/Z, traductores, vicio impune, zugzwang, zzzzzzz: eccolo, il vocabolario del lettore, il geniale e filosofico divertissement di un autore che valica i generi e, tra Barthes e Queneau, celebra il potere salvifico della letteratura, che ci parla e ci cura. Da non perdere.

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giffoni 2016, Libri

“Friday black”

37_Adjei-Brenyah_FridayBlack-409x640.jpgdi Gabriele Ottaviani

Cacciò un urlo e ci saltò incontro…

Friday black, Nana Kwame Adjei-Brenyah, SUR, traduzione di Martina Testa. Una nuova, giovanissima, originale, fresca, solida, matura e splendida voce narrativa si affaccia all’orizzonte attraverso questa raccolta di dodici racconti che, sapientemente amalgamati fra di loro e resi in un bell’italiano, che affascina e conquista, sanno indagare con sorprendente e indubbia efficacia l’alienazione aberrante che si annida nell’apparente normalità del quotidiano, che però non manca di accenti immaginifici e surreali, tragicamente ironici, umoristici e al tempo stesso efferati, spersonalizzanti, materialisti, razzisti, violenti, rabbiosi, orrorifici. Il riso è infatti un’arma, schermo e insieme scherno, esorcismo e denigrante definizione: ma non è il solo strumento di cui Nana Kwame Adjei-Brenyah, dimostrando grandissime capacità, si avvale. Travolgente e da non perdere.

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“Cintura nera”

41p2tTNIuuL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quando avrai la cintura nera gliela annoderai attorno al collo, e allora sì…

Cintura nera, Eduardo Rabasa, SUR, traduzione di Giulia Zavagna. Sensazionale, esilarante, formidabile e di rara tragicità: perché certo è un’esasperazione del mondo reale, ma nella vita di tutti i giorni le iperboli si verificano, eccome, e spesso nemmeno la fantasia più sperticata dello sceneggiatore più feroce può dilettarsi a rappresentare l’alienazione con tale crudele chirurgia. Soluzioni è un enorme call center: come dice il nome, offre rimedi a chi chiama. Qualunque problema abbiano, qualunque tipo di guaio sottopongono a questa sorta di animali in batteria, tra Fantozzi e Orwell, i lavoratori dell’azienda sanno farvi fronte. Ogni successo è un punto, un gradino in più verso la vetta: e la scalata culmina con il più ambito dei premi, una cintura nera. Che il nostro protagonista sembra essere sul punto di fare sua quando d’improvviso tutto va a rotoli, e come Don Chisciotte (anche lui, tra l’altro, ha il suo Sancho Panza e la propria Dulcinea…) contro i mulini a vento pare combattere l’impossibile. Riusciranno ad aiutarlo le frasette motivazionali degne del peggior biscotto della fortuna esistente che i grandi capi amano inculcare nelle menti dei dipendenti? Oppure… Da non lasciarsi assolutamente sfuggire, amarissimo e perfetto.

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“Scoppi urla risate”

418mqgykAmL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ah, dolci le mattine

in cui sull’amore splende il sole!

Scoppi urla risate, Lawrence Ferlinghetti, SUR, traduzione di Damiano Abeni. Con una nota dell’editore. Il faro della controcultura americana, poeta, libraio ed editore, nato il ventiquattro di marzo di cent’anni fa, nei ventitré componimenti qui raccolti dimostra un’impeccabile  immarcescibile lucidità nell’affrontare la mutevolezza liquida, precaria e mercificante del nostro tempo in cui tutto scorre lasciando dietro di sé la scia del continuo depauperamento di una società sempre più egoista, cattiva, arrivista, umana e invidiosa, eppure ancora affamata di luce, bellezza e speranza: un balsamo per l’anima.

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“Non si uccidono così anche i cavalli?”

51WIlQ3mG3L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

È sempre più debole, o sbaglio? Dice il medico che gli tocca controllarle il cuore parecchie volte al giorno.

È senza ombra di dubbio il più bello, riuscito, potente, intenso, significativo, politico e ricco di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione tra i film della monumentale carriera di Jane Fonda, ha ispirato spettacoli teatrali e moltissima arte in genere, è un testo agilissimo ma deflagrante, un apologo straziante e sempre attuale sulla feroce protervia della necessità, del bisogno che morde i polpacci e le caviglie come un cane rabbioso niente affatto disposto per alcuna ragione a mollare la presa, e che induce, pensando di poter riuscire comunque a cavarsela, ad abdicare alla propria dignità, fosse anche per una competizione di ballo, disciplina che più d’ogni altra dovrebbe testimoniare la gioia, quando in gioco c’è la speranza di un futuro migliore, e intanto si riesce anche ad avere la pancia un po’ piena, ché uno è sempre meglio di zero… L’uomo, però, è per l’altr’uomo un lupo, e così… Non si uccidono così anche i cavalli?, Horace McCoy, SUR, traduzione di Luca conti, prefazione di Violetta Bellocchio: da leggere, rileggere, scoprire e riscoprire.

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