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“Storia di due donne e di uno specchio”

41uQ2MAQpKL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

–          Stai bene?

–          Sì – mento – Sto bene.

Lei aveva venticinque anni quando la mamma le è morta di tumore ai polmoni ed è rimasta sola col padre che poi si è ammalato e ha iniziato ad accudire senza smettere di litigarci finché poi un giorno non ce l’ha fatta più, l’ha affidato a Valentina, una brava donna della Romania, di fatto però un’estranea, ed è scappata da Vicenza a Bari. Non ha un lavoro. Non ha nulla. È allo sbando. Si chiama Alessandra. Torna al nord per il funerale di Lisa. Che ha lasciato sola. Che era già malata quando se n’è andata. Che però ne parlava bene con gli altri. Con lei non parlava più invece da due anni. Dal distacco. Dalla fine. Dalla rottura. Non si era più ricomposto nulla. E adesso è troppo tardi. Ma con gli altri Lisa, della cui morte Alessandra ha saputo da Valentina, le riservava parole gentili: questo le dice Marta, giovinetta di un paesino presso Roma trasferitasi a Padova per il conservatorio e poi rimasta in Veneto per insegnare musica nella stessa scuola di Lisa, durante il cui estremo saluto si incontrano. E… Storia di due donne e di uno specchio (Edoardo Zambelli, Laurana) è un romanzo di sensibilità insolita e piacevolissima. Da non perdere.

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