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“Le colline ricordano”

di Gabriele Ottaviani

Attraversammo le acque poco profonde del torrente…

Le colline ricordano, James Still, Mattioli 1885, a cura di Livio Crescenzi e Marta Viazzoli. Troppo poco noto, James Still, il cantore del Kentucky, la più stentorea, solenne, autorevole e monumentale voce degli Appalachi, un punto di riferimento imprescindibile per chi voglia accostarsi all’epica, con la sua prosa lirica che cesella ambienti, personaggi e situazioni con una sensibilità rara, magnifica e magnetica, non ha nulla da invidiare ad autori più celebri, uno su tutti Hemingway: anzi. Leggere Still significa viaggiare attraverso i sentieri dell’emozione. Maiuscolo.

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“Chinaberry”

Jo Bodeon, a "back-roper" in mule room. Chase Cotton Mill, Burlidi Gabriele Ottaviani

Raccontandomi la storia della sua famiglia, Anson privilegiava i momenti di tensione, gli episodi più drammatici, come, per esempio, l’anno in cui la gente era morta di tifo…

Chinaberry, James Still, Mattioli 1885. Traduzione di Livio Crescenzi. Il nome scientifico è Melia azedarach. Lo chiamano anche albero dei rosari. Albero dei paternostri. In inglese, Chinaberry tree. Come il protagonista del romanzo, trapiantato dall’Alabama al Texas, anche il vegetale è uno straniero, arrivato in America dall’Asia. Ma non solo. È figura fondamentale ed evocativa. Sfondo. Presenza costante. Testimone. Simbolo. Dell’universo diverso che sono rispetto a noi gli altri, che si rispecchiano in noi che in loro ci riverberiamo: e quest’opera dunque non è solo l’autobiografia e il romanzo di formazione dell’autore, poeta e scrittore che a lungo risiedette in una capanna di tronchi del Kentucky e che è scomparso a novantacinque anni ancora da compiere nel duemilauno, ma anche un apologo della potenza della grazia e della parola, tanto che ognuno dei diciannove capitoli potrebbe davvero essere un romanzo indipendente. Ognuno, come ha la sua Tree Hill, ha il suo Chinaberry, il posto delle fragole, ognuno ha il suo Anson, triste e tormentato, che si accompagna a un’adorabile moglie, ognuno conosce un solido e onesto Ernest e almeno un paio di divertenti Cretini, sia detto senza ingiuria, ognuno cerca amore e felicità. Eccezionale.

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“Fiume di terra”

41yccsfw8iL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ascolta, sulla faccia della terra non c’è nemmeno un uccello a cui va a genio che la gente vada in giro sparacchiando del piombo – gli fa – Non è mica giusto prendersi la vita di una creatura solo per far piacere a sé stessi…

Fiume di terra, James Still, Mattioli 1885, traduzione di Livio Crescenzi. Uscito a pochi mesi da Furore il romanzo di Still con sguardo lirico e fanciullesco, delicatissimo, emozionante, avvincente e commovente racconta le vicende di una famiglia che lavora la terra e in miniera nel Kentucky orientale, si rimbocca le maniche e non ha tempo né voglia di indugiare in una lamentela che non produce nulla se non un’ulteriore esacerbazione dell’anima: epico e monumentale, è una storia di frontiera, in primo luogo di quelle dell’anima. Da non lasciarsi sfuggire.

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