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“Tracce di neve”

di Gabriele Ottaviani

«Non si preoccupi per me. Sto mettendo in scena una versione de La piccola fiammiferaia per un solo attore.» Ammucchiò i pezzettini di carta e li cacciò nella valigetta. «Terribilmente vizioso. Ma cosa ci fa qui?» «Torno a Wychcomb St. Mary, come lei.» Certo, quella non era una risposta soddisfacente per Page. «È uno dei suoi giorni londinesi. Ma se venisse da Londra non sarebbe salito sul treno qui. Avrebbe preso il treno a Paddington, come me, o avrebbe fatto il cambio a Oxford. Invece è salito ora, a…» Guardò fuori dal finestrino come se la campagna che gli scorreva davanti potesse rivelargli il nome della stazione che avevano appena lasciato. «Bourton on the Water,» gli venne in aiuto James. «Il punto è, non Londra.» «Proprio così.» Gli occhi di Page si ridussero a due fessure, simili allo sguardo di un’aquila. «In paese sono tutti convinti che lei vada a Londra due volte a settimana.» James scrollò le spalle. «Non posso farci niente.» «Mi vuole dire che quando i suoi pazienti le chiedono dove va al martedì e al giovedì lei mente? Stento a crederlo.» «No, dico loro la verità, cioè che ho delle faccende da sbrigare fuori città.» «E poi non dice il motivo? Penseranno che combini qualcosa di losco.» James abbozzò un sorriso ironico. «A nessuno verrebbe in mente che io combini qualcosa di losco. Lascio che pensino quello che vogliono e alla fine riempiono i buchi da soli.» Page lo osservò con un’espressione simile all’ammirazione. «E alla fine, prima o poi, smettono di chiedere?»

Tracce di neve, Cat Sebastian, Triskell. Traduzione di Lucia Bandini. Tornato a pezzi dalla guerra non vuole altro che pace. Ma nel suo paesino di campagna non lo attenderà la quiete dopo la tempesta, anzi… Una spia e un dottore si uniscono per venire a capo di un’intricatissima matassa, per scoprire la verità, per risolvere un delitto e lenire le ferite dei traumi che li opprimono nel contesto, assai ben reso, di un’Inghilterra lacerata: da leggere.

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“Accettare il fuoco”

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Lo stomaco di Brandon rumoreggiò al pensiero del patetico sandwich al burro d’arachidi che aveva mangiato intorno alle undici e mezza. «Accidenti, non vedo l’ora di arrivare.» «Percepisco che sei affamato.» Un lento sorriso si allargò sul volto di Tash. «Dev’essere per tutta quell’attività frenetica del weekend. Forse devo darti più da mangiare.» Alle sue parole, la mente di Brandon si riempì del ricordo di loro due nudi nella doccia di Tash. Poteva quasi sentire di nuovo l’acqua calda che gli scorreva sul corpo e la suzione bagnata della bocca dell’uomo sul membro. «Penso che tu ti sia preso cura dei miei bisogni.» In quel momento erano fermi a un semaforo rosso, dietro un autobus. Brandon stese una mano e afferrò il salutare gonfiore nei pantaloni di Tash. «Ricordami di restituirti il favore, più tardi.» Diede una buona strizzatina. «Anche tu meriti attenzioni.» Tash strinse il volante fino a farsi sbiancare le nocche. In macchina non si sentiva altro suono a parte il suo respiro accelerato mentre Brandon continuava ad accarezzarlo. Cambiò posizione sul sedile, con un’espressione sofferente, e si morse un labbro. «Brandon, fermati. Non posso presentarmi alla clinica così.» Con un sospiro di rimpianto, Brandon diede un’ultima strizzata e ritirò la mano. «Guastafeste. C’è tanto di quel traffico che scommetto non se ne accorgerebbe nessuno nemmeno se te lo succhiassi.» Tash si mise a tossire. «Per favore,» ansimò con un filo di voce. «Ti prego, dimmi che non hai appena detto di volermi fare un pompino in macchina.» Brandon fece ballare le sopracciglia. «La prossima volta non dirò niente: lo farò e basta, e tu non avrai scampo.» Il traffico riprese a scorrere. «Sei deciso a farmi morire, vero?» La finta rabbia di Tash scemò quando Brandon colse il suo sguardo e sorrise. Stavano ancora ridendo alla sua battuta quando Tash parcheggiò davanti alla clinica. Brandon amava vederlo ridere.

Accettare il fuoco, Felice Stevens, Triskell. Traduzione di Ilaria D’Alimonte. Brandon non può dire di no all’occasione che ha sempre sognato, ora che ha finalmente coronato con le sue sole forze ed esclusivamente per merito il desiderio di diventare insegnante: non può e non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione di aiutare ragazzi che hanno subito abusi a ritrovare la serenità e un posto nel mondo. Oltretutto, lo psichiatra che li ha in cura è anche un uomo di raro fascino, che però, a cinque anni di distanza dalla morte del proprio compagno, non ha comunque la benché minima intenzione di rimettersi nuovamente in gioco: e del resto neanche Brandon pensa all’amore. Si sa però che la vita è quella cosa che si diverte ad accadere mentre siamo in altre faccende affaccendati, e dunque non resta che accettare che nel cuore divampi un rinnovato e salvifico incendio, quello di quel fuoco sotto la pelle che, almeno nella visione di Saffo, è l’espressione dell’amore. Ma… Intrigante.

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“Dopo il fuoco”

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Jordan era in cortile, ad ascoltare la brezza che faceva frusciare le foglie e a bere un drink. Sasha si rotolava sull’erba, saltava qua e là, felice di essere fuori nell’aria fresca della sera. Ogni tanto tornava di corsa al pontile in cerca di un grattino o di un bocconcino. Era una di quelle rare serate in cui la pioggia di poco prima aveva ripulito l’aria e perfino in città si riuscivano a vedere le stelle, che brillavano debolmente nel cielo che si andava oscurando. Jordan reclinò la testa all’indietro e studiò le ragnatele brillanti che si estendevano nella notte. «Cosa dovrei fare?» Non si stava rivolgendo a nessuno in particolare, dato che Sasha era tornata tra i cespugli a indagare su un fruscio particolarmente allettante. La vodka con ghiaccio gli scivolò lungo la gola, fresca e intorpidente, ma non fece nulla per alleviare il dolore della solitudine. In quegli ultimi mesi c’era stato un cambiamento nella sua routine, e Jordan era tornato a lavorare ai ritmi che teneva prima della morte di Keith. La mattina in ospedale a effettuare interventi e visite, poi tre pomeriggi a settimana nella clinica di Drew. Una volta trascorreva il tempo libero con Keith, Drew o Mike, ma i suoi amici ormai conducevano vite separate che non includevano lui. Non che Jordan lo avrebbe mai chiesto. Una o due volte aveva pensato di parlare con Drew, ma gli era salita una nausea improvvisa e potente che gli aveva rivoltato lo stomaco, e si era tirato indietro. Così trascorreva quelle ore con Sasha, oppure, con sua grande sorpresa, andava ad allenarsi in palestra. E continuava ad assumere lo Xanax. Tornò in casa per riempirsi il bicchiere e le sue dita si strinsero intorno alla bottiglia mentre versava la vodka. Certo, aveva diminuito la dose, ma nessuno poteva capire quanto fosse dura disintossicarsi dalle pillole. Non che qualcuno lo sapesse, dato che aveva scelto di fare tutto da solo. Il pensiero di dire a qualcuno della sua dipendenza gli faceva salire il panico nel petto, al punto che gli riusciva difficoltoso respirare.

Dopo il fuoco, Felice Stevens, Triskell, traduzione di Ilaria D’Alimonte. Jordan ha perso tutto: la tragica e improvvisa morte del compagno lo ha gettato nell’abisso più nero, ma quando le circostanze lo costringono a lavorare a stretto contatto con Lucas, misterioso e distaccato ma al tempo stesso gentile, evidentemente un’anima ferita e diffidente, sente che qualcosa che credeva sopito per sempre si sta prepotentemente risvegliando. E anche Lucas avverte che forse persino per lui è arrivato il tempo di rimettersi nuovamente in gioco: ma riusciranno a rischiare di soffrire ancora per provare a essere di nuovo felici? Intenso.

 

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