Libri

“Lei è scomparsa”

51rVQVYHJKL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ian Hind ci adorerà.

Lei è scomparsa, Susie Steiner, Piemme, traduzione di Cristina Ingiardi. Manon ha quasi quarant’anni. Fa la poliziotta. Non ha peli sulla lingua. È sola. Non che le manchino gli appuntamenti, ma di solito sono dei disastri che si concludono prima di cominciare o quasi. Di norma per addormentarsi accende la radio della polizia e si lascia cullare dai ronzii: tanto non succede mai niente di notte… Finché una sera non ascolta qualcosa di molto diverso dal solito: e capisce che non solo deve intervenire, ma che si deve anche affrettare, perché il tempo è pochissimo… Travolgente, dalla prima all’ultima pagina.

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Intervista, Libri

Steiner e la sensata chiarezza della scrittura

51i66f94o4l-_ac_us218_di Gabriele Ottaviani

Carlo Maria Steiner è l’autore candidato allo Strega 2018 di Dottor Marx: Convenzionali ha il piacere di intervistarlo.

Da dove nasce Dottor Marx?

Dall’incompatibilità di una cultura stratificata e interiorizzata con la disgregazione di tutti i valori, con la perdita di ogni senso estetico e di ogni sincerità, con la stupida presunzione e fatuità che caratterizzano i nostri tempi. “Dottor Marx” è la storia di un uomo divenuto psicoterapista per non essere riuscito ad impedire in giovane età il suicidio della persona a lui più cara. La sua vita si srotola per anni con una regolarità senza scosse. Finché un bel giorno un ragazzo, suo paziente, non gli uccide del tutto gratuitamente a colpi di bastone la madre. Traumatizzato, il consolatore degli altri abbandona la sua attività ed è costretto d’ora in avanti a confrontarsi con il mondo esterno… Un lettore mi ha scritto: “È fatale affezionarsi all’eroe di questo romanzo. Ci si affeziona non solo perché quasi in ogni capitolo ci si immedesima con lui nella sua furiosa  ribellione contro la bruttezza di un mondo sempre più inumano, ma anche perché si partecipa con ansia al suo sforzo commovente, e forse, malgrado la sua vanità,  più che commovente, di dare un senso alla vita.  Il  fascino del libro, la sua estetica, sta nell’atterrire con dolcezza. E  questo durevolmente. La prosa lucida, atta a dissezionare i tormenti dell’anima e le deformità del presente, è classica, distanziata e netta. A chi ha scorso queste bellissime pagine viene affidato un dono prezioso quanto il godimento estetico: il senso pieno del vincolo umanissimo della solidarietà nella lettura. Lei è l’inventore, il creatore della davvero emblematica figura del dottor Marx, emblematica in rapporto a una globalizzazione crudelmente livellante verso il basso.”

Che cos’è il tempo per lei?

Un  presente intensamente vissuto che non mi fa percepire lo scorrere delle ore e dei giorni e mi corazza contro il malinconico sentimento della caducità di tutto ciò che vive.

Cosa simboleggiano il passato, il presente, il futuro?

Sicurezza, il passato; lotta, il presente; speranza, il futuro.

Qual è la caratteristica più importante dei rapporti umani?

Il senso di un comune destino di vita e di morte.

E della scrittura?

La sensata chiarezza.

Perché scrive?

Tra l’altro, per potere comunicare con gli altri a un livello di profondità e bellezza.

Che rappresenta la memoria?

La chance per fugare l’incubo di essere completamente in balìa della demenza che mi circonda.

Qual è il senso dell’esistenza?

Se come senso intendiamo scopo, direi: dare gioia a sé stessi e agli altri.

Il digitale è sintomo di crisi o baluardo di opportunità?

Il digitale è nato per accelerare i meccanismi produttivi. Tutti gli altri usi sono superflui, per lo più nocivi e suscettibili in pochi anni di accelerare esponenzialmente l’alienazione generale o estraniazione dalla vita. Ma anche il conformismo e il fanatismo.

Cosa può dirsi davvero moderno al giorno d’oggi?

Non saprei. Forse possedere tutte le merci possibili.

Il suo libro ha ricevuto sette segnalazioni al premio Strega da importantissime figure del mondo culturale italiano: Franco Cardini, Pietro Gibellini, Maurizio Dardano, Marcello Rotili, Paolo Ruffilli, Raffaella Morselli, Gioacchino Lanza Tomasi, parente e figlio adottivo dell’autore del Gattopardo. Come ha preso la notizia e che valore hanno per lei i premi letterari?

Sono rimasto sorpreso. Non credevo di poter toccare la mente e il cuore di una così illustre coorte di intellettuali: italianisti, linguisti, storici dell’arte, storici del medioevo. I premi sono divenuti culturalmente irrilevanti, svuotati come si presentano del loro senso originario che è quello di consacrare e favorire la letteratura e non di incentivare i profitti di un’industria editoriale senza coraggio e senza ingegno.

Come ha recepito l’esclusione dai dodici dello Strega?

Sono rimasto sbigottito e deluso, ma più sbigottito che deluso, perché, se anche non credo nei miracoli, mi aspettavo almeno più rispetto nei confronti di personalità come quelle su citate. Il trattamento riservato ai sette, ignorando il  messaggio contenuto nelle loro candidature, è stato, direi, piuttosto rude e sfacciato. Tipica arroganza del potere. In Italia.

 

 

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“Dottor Marx”

51i66f94O4L._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Dopo essersi fatto la doccia ed essersi cambiato la camicia per la seconda volta in quel giorno, Gottfried volle risolvere prima di tutto il problema del pranzo; problema in quanto, a causa delle molte eccitazioni e dell’alimentazione irregolare e carente, l’equilibrio generale del suo corpo era stato completamente alterato. Un animale, al suo posto, si sarebbe ritirato in un angolino e avrebbe atteso digiunando che le cose si fossero risistemate da sé. Gottfried invece doveva tenere conto dell’imminente incontro con Padre Geremia. E premendogli  molto di essere in forze e lucido di mente, per non sciupare quell’importante occasione, ritenne necessario sforzarsi di vincere la sua repulsione per il cibo. Quando era bambino, dopo malattie o disturbi digestivi, gli venivano somministrate pappe di fiocchi d’avena o semolino, mele cotte e simili. Ma che speranza aveva ora di veder esauditi tali stravaganti desideri in un locale pubblico? Non gli rimaneva che accontentarsi di pane asciutto, un nutrimento di cui poteva trovare ampia scelta in ogni panetteria. Strada facendo, lo sguardo gli cadde sulla vetrina di un ristorante bavarese, dove, in cima alla lista delle bevande e dei piatti del giorno, spiccava a lettere baroccheggianti la scritta Cucina casalinga. E pur non sentendosi attratto dall’arrosto di cinghiale o dallo spezzatino di capriolo e nemmeno un po’ stuzzicato dalla crema di verdure, spinse la porta del ristorante ed entrò. Si era detto che mandare giù un panino in un giardino umido di pioggia o nella sua cupa stanza d’albergo non era proprio quel che ci voleva  per prepararsi spiritualmente a un incontro così decisivo per il suo futuro.

Dottor Marx – Storia di un umanista alle soglie del diluvio digitale, Carlo Maria Steiner, Felix Krull editore. Il sottotitolo, eloquente, sintetico, preciso, azzeccato, riuscito, già dice tutto della trama del libro: e in effetti di come sia l’intero romanzo. Un’opera compiuta, equilibrata, credibile, convincente e coinvolgente, intelligente, brillante, raffinata, elegante, austera, ricca di chiavi di lettura, di sfaccettature, di sfumature, di citazioni, di rielaborazioni, di riferimenti colti e letterari, interiorizzati e fatti propri dall’autore, che padroneggia lo strumento della letteratura con grande souplesse. Sembra venire da un tempo altro, eppure è nel medesimo istante una narrazione decisamente contemporanea, fresca e mai verbosa: non a caso Paolo Ruffilli, Raffaella Morselli e Pietro Gibellini lo candidano all’edizione duemiladiciotto del premio Strega.

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