Libri

“Cent’anni di memoria”

img_DG_newdi Gabriele Ottaviani

L’importante è ricordare il dolore di quegli uomini vissuti per sopportare oltre ogni limite cose che se gli uomini ragionassero diversamente si potevano evitare.

Cent’anni di memoria – Elogio dei miei vecchi, Mario Trudu, Stampa alternativa. Il sapere, il ricordo, il passato, talmente forte, violento, totale da penetrare fin sotto la pelle, e permettere di andare avanti nonostante tutto, nonostante qualcosa, che se non ci fosse altro cui aggrapparsi, non sarebbe assolutamente tollerabile. Trudu è in carcere nel millenovecentosettantotto. Ne uscirà solo da morto. È condannato all’ergastolo. Per due sequestri di persona. Il secondo compiuto, il primo no. Così dice. E il secondo è stato solo per reazione alla prima ingiustizia subita senza colpa né peccato, sostiene. Quel che è certo è che davvero per lui la nostalgia è il dolore della rimembranza irraggiungibile, vagheggiata, vissuta e ancora viva. Una narrazione terribilmente concreta e al tempo stesso onirica, la sua, che procede per immagini, punteggiata da splendidi disegni di cui è autore. Sedimentandosi man mano, avvince e fa riflettere.

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Libri

“Deep web”

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Scaricate Tor finché siete in tempo.

Deep web – La rete oltre Google – personaggi, storie, luoghi dell’Internet profonda, Carola Frediani, Stampa Alternativa. A navigare per la rete sembra che tutto sia visibile, pubblico, palese, a portata di mano. In realtà la metafora più sensata pare essere proprio sempre quella classica dell’iceberg: quel che appare è solo la punta. C’è un mondo sommerso, che viene allo scoperto solo in determinate circostanze. Uno strumento di lotta politica, di traffico illecito o semplicemente una zona d’ombra, più o meno profonda, della nostra quotidianità, che sfiora temi finanche etici come la libertà, la proprietà, la responsabilità delle azioni che si compiono. L’analisi, ma forse sarebbe più appropriato parlare di fotografia, visto lo stile e la riproduzione che ne fa Carola Frediani, passando attraverso Silk Road, Anonymous, la cybercriminalità, la clonazione di dati e quant’altro, è chiara e interessante.

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Libri

“La fabbrica della felicità”

img_DG_newdi Gabriele Ottaviani

Chi ha fame di lavoro si piega a tutto.

Romanzo avvelenato, è il sottotitolo. Romanzo magnifico, è la recensione. Perché La fabbrica della felicità di Giulio Di Luzio per Stampa alternativa (prefazione di Gianni Vattimo) non solo è un libro che si legge in un baleno, perché non te ne riesci a staccare, ma è un libro importante, fondamentale, irrinunciabile. Per una questione di pura civiltà. Italia, Meridione. Viene costruita una fabbrica. Sembra una promessa di benessere. Ma poi si scopre che è una pistola puntata alla tempia delle persone. Di che preferisci morire, di fame perché non hai lavoro o di cancro perché ce l’hai? Si chiama Maurizio, è malato, cerca la verità. Gli dicono di lasciar perdere. Lui ha la coscienza a posto. Inizia il processo. E la giustizia non è uguale per tutti. Da non perdere.

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“Caffè Paszkowsky”

41602N95RRL._AA160_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ciao bambina morta.

Caffè Paszkowsky, La marchesa, La bella addormentata, La battaglia, Mail delivered, Il disoccupato, Veleno, Cenerentola, Madre e figlia, Sara, Anna, Fotografia, Il tesoro, Cappuccetto rosso e il lupo, La pendolare, Il prigioniero, Jasmine e la bomba, Il mare, ArcondullaLa seconda mela. Venti racconti. Venti istantanee. Venti gemme, che vanno a formare una composizione. Raffinata, bellissima, semplice, inaspettata. Venti fotogrammi, scatti, che sembrano sempre un po’ fuori fuoco, ma che in realtà raccontano molto di più di quello che appare, perché ogni cosa, ogni situazione, ogni personaggio in realtà dà voce anche al suo contrario, senza il quale non esisterebbe, all’ombra che c’è per terra, opposta alla luce che splende e colpisce gli oggetti e le persone. Simbolici senza retorica, attraverso l’artificio dell’allegoria sono racconti fulminei che attraversano vari generi e livelli narrativi e rappresentano lo spaesamento, il dolore, l’inganno, l’agnizione, la ferocia del quotidiano. Sylvie Freddi, Caffè Paszkowsky, Stampa alternativa.

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“Vita e avventure di Riccardo Joanna”

s-l225.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dirò una bugia a mia madre: dirò che faccio pratica d’avvocato: che intanto non guadagno nulla: è bonissima, ingenua: mi crederà: mi manderà la solita mesata da studente.

Giovane. Napoletano. Figlio d’arte. Inizia come correttore. Poi è redattore politico. In seguito cronista mondano. Alla fine, è sua la direzione. Del quotidiano. Si chiama Riccardo, ma sembra Matilde. Serao. Perché la sua storia è molto simile. Matilde Serao, una donna, una scrittrice, una giornalista, una personalità che definire straordinaria significa amare essere riduttivi. Stampa alternativa, corredandolo con l’introduzione di Maria Simonetti, ripubblica nell’edizione originale del milleottocentoottantasette, dedicata ai giornalisti d’Italia e che tanto piacque a Benedetto Croce, Vita e avventure di Riccardo Joanna. Un titolo che mantiene quel che promette: la Serao descrive con magnifica nettezza un personaggio e un mondo. Datato, ma che sembra bussarci dal domani.

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