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“Daisy Jones & the six”

di Gabriele Ottaviani

Più si andava avanti, più le cose peggioravano…

Daisy Jones & the six, Taylor Jenkins Reid, Sperling & Kupfer, traduzione di Stefano Bortolussi. Reese Witherspoon ha detto di averlo adorato: scommettiamo che non si farà sfuggire l’occasione di farlo diventare una serie tv? In effetti gli ingredienti per far diventare questo riuscito romanzo, che ha fatto impazzire buona parte dei media a stelle e strisce, anche un prodotto per lo schermo ci sono tutti: verve, ritmo, buona scrittura, bei personaggi, un ritratto perfetto e policromo dello spirito del tempo. Intrigante sin dalla composizione, a metà tra l’intervista a più voci, il dialogo e la sticomitia teatrale, è il racconto, che un tempo sarebbe stato, forse epistolare, di una grandiosa band che ha avuto un formidabile avvenire dietro alle spalle, e che ora… Brillante.

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“Frank-ly in love”

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L’unica mossa vincente è non giocare…

Frank-ly in love – Francamente… l’amore mi spezza, David Yoon, Sperling & Kupfer, traduzione di Federica e Stefania Merani. Francamente non se ne infischia, anzi: per lui l’amore è tutto. Come del resto per ognuno di noi, e per giunta non ci è dato sapere altro di questo sentimento che ci scombussola l’esistenza. Frank Li è un tipico ragazzo americano, ma anche il figlio di una coppia di emigrati coreani, i quali vogliono che esca solo con ragazze coreane. Peccato che lui ami Brit: per fortuna viene in suo soccorso la sua amica Joy, nella medesima situazione. Niente di più facile che decidere di fingere di stare insieme per non essere controllati e quindi in realtà fare quel che vogliono. Se non fosse che… Evidentemente gli Yoon, moglie e marito, conoscono bene le emozioni e le sanno raccontare: questo esordio è fresco, brillante, pieno di grazia.

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“Ricordami nell’acqua”

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L’odore triste anche dei crisantemi si sente anche d’inverno, pensò…

Ricordami nell’acqua, Eloisa Donadelli, Sperling & Kupfer. Non lo hanno mai trovato. Scomparso nel nulla, per lei è impossibile rassegnarsi all’idea che non ci sia più. Sono anni, lustri, decenni ormai che non le sta più fisicamente accanto, ma per lei quell’uomo è e sarà sempre presente. Quell’uomo è Dino, suo padre, colui che ha scelto per lei il nome, Neve. Un nome importante, non comune, potente, pieno di significati, un nome parlante, che infatti le parla di continuo, le racconta una storia, una vicenda che non ha potuto vivere: e così, un giorno, Neve decide di allontanarsi dalla sua quotidianità metropolitana e di tornare su quelle montagne che l’hanno tradita e condannata alla solitudine, all’inaccettabile elaborazione di una perdita, a crescere, d’improvviso e violentemente. Torna, Neve, per fare pace con i suoi demoni, per chiudere il cerchio. E… Intenso, emozionante, da non farsi sfuggire.

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“Le amiche non tradiscono (quasi mai)”

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In qualche modo sono riuscita a riprendere il controllo…

Le amiche non tradiscono (quasi mai), Jane Fallon, Sperling & Kupfer, traduzione di Maria Cristina Virgilio. Chi trova un amico trova un tesoro: vero. Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Iddio: ancor più vero. Perché è facile andare d’amore e d’accordo quando non c’è competizione, quando si sta in equilibrio: ma se qualcuno ottiene un successo che lo porta più in alto, non sempre le persone di cui ci si fida e delle quali non si dubiterebbe mai sono le prime a gioirne sinceramente, anzi. Holly si è sacrificata tutta la vita, e adesso finalmente è stata promossa alla supervisione alle sceneggiature: se lo merita, per il suo impegno, la sua abnegazione, la sua correttezza, la sua competenza. Eppure, dopo poco, comincia a essere vittima di una vera e propria macchina del fango: quel che è peggio, è che sospetta che ad aver innescato il tremendo ingranaggio sia una delle persone in assoluto più care al suo cuore… Da leggere.

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“Non c’è rosa senza spine”

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No, aspetta, Baptiste. Non puoi farmi questo. Discutiamone con calma.

Non c’è rosa senza spine, Aurélie Valognes, Sperling & Kupfer, traduzione di Margherita Belardetti. La scrittrice più amata di Francia, e non c’è da sorprendersi, vista la qualità della sua prosa, limpida e ricca di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, torna in libreria con la storia di un personaggio incantevole, irresistibile come tutte le donne e gli uomini forti, della cui perseveranza gli altri, più o meno scientemente, si avvalgono fino ad approfittarsene, pressando con una consuetudine invadente che si dissolve non appena sono loro, al contrario, ad aver bisogno di un puntello: il figlio se ne va, il padre muore, il lavoro è perduto, e Rose, incarnazione dello spirito di sacrificio, si ritrova sotto i piedi il più sdrucciolevole dei terricci. Ma… Un inno alla vita, adorabile.

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“L’impromissa”

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Pietro camminava veloce e io stentavo, quasi trascinata, a stare al suo passo. Si guardava intorno, a controllare chi ci potesse osservare in quel momento. Costeggiammo la facciata principale della chiesa, in direzione della scaletta in pietra che conduceva alla piazzetta inferiore. Arrivati al noce che delimitava l’inizio della rampa, Pietro prese a correre e io lo seguii trafelata. Improvvisamente svoltò a sinistra e ci ritrovammo nella rientranza dove, alla festa di San Giovanni, avevamo discusso per il comportamento troppo sfacciato di Riccardo. Pietro mi spinse contro il muro e dischiuse le mie labbra con le sue. Mi accarezzò lievemente gli zigomi con le dita, ripercorrendoli come a voler essere sicuro che fossero sempre gli stessi. Il precario equilibrio dovuto ai ciottoli dissestati della pavimentazione mi costringeva a tenermi schiacciata contro il muro freddo e umido e a cercare di aggrapparmi a lui. Passai le mani tra i suoi capelli, sulle spalle, le infilai impertinenti sotto la camicia, disfacendo l’ordine dei suoi abiti. Sentimmo dei passi rapidi rincorrersi giù per gli scalini. L’ombra generata dalla sporgenza del muro ci manteneva al buio, ma Pietro si allontanò comunque in fretta, piazzandosi di fronte a me, in modo da non essere visibile. Erano solo bambini, che passarono velocemente chiamandosi l’un l’altro e incitandosi a gareggiare. Noi respiravamo affannosamente: eravamo eccitati ma al contempo timorosi che qualcuno potesse scoprirci. Il volto di Pietro era a pochi centimetri dal mio e sentivo il suo fiato che soffiava caldo su di me. Lo baciai ancora, con delicatezza. Lui socchiuse gli occhi e il ritmo del suo respiro si fece nuovamente affannoso. Ci accorgemmo di altri passi. Stavolta l’andatura era lenta: sentimmo fischiettare e il cuore mi saltò in gola quando vidi comparire…

L’impromissa, Chiara Ferraris, Sperling & Kupfer. Splendido dalla prima all’ultima pagina, anzi, dalla copertina, raffinato, elegante, coerente, solido, potente, ben costruito e confezionato con acribia, emozionante e dirompente, il volume di Chiara Ferraris, una saga nell’accezione più nobile dell’altisonante ma appropriato termine, narra con bella prosa la storia di un amore, di una famiglia e quella di un intero paese, una martoriata nazione, la nostra, l’Italia: vicende individuali e collettive, pubbliche e intime, particolari, e dunque per questo assolutamente universali, perché solennemente comuni sono le istanze che agitano gli animi degli uomini, sempre protesi verso la dispettosa e fuggevole felicità, si intrecciano e amalgamano in modo assai efficace. A Genova l’appartamento di cui Agata varca il limite, il confine, la soglia è ormai da tempo buio e vuoto. La madre non c’è più. E andando via, ha trascinato con sé anche dubbi, misteri, segreti, silenzi, domande senza risposta. Ma… Eccellente.

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“L’ultimo regalo di Paulina Hoffmann”

810D5e0ClNL._AC_UY218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Che cosa pensarono coloro che assistettero a quell’addio?

L’ultimo regalo di Paulina Hoffman, Carmen Romero Dorr, Sperling & Kupfer. Traduzione di Enrica Budetta. Laureata in giornalismo, giornalista culturale, addetta stampa, editor, esordiente con questo bel romanzo ispirato alla figura della nonna materna, Carmen Romero Dorr racconta con prosa avvincente la storia, ambientata nel duemilasedici, di Alicia, che da Madrid giunge a Berlino in un grande e ancora ignoto appartamento a Prenzlauer Berg, che le ricorda uno degli incipit delle storie di sua nonna, che le ha trasmesso l’amore per i libri e l’ha cresciuta facendole da madre, essendo diventata prestissimo orfana. Ma ora anche nonna Paulina non c’è più, e per Alicia è giunto il momento di iniziare un viaggio a ritroso nel tempo… Intenso, emozionante, da non perdere.

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“Egomaniac”

71x0P9fzevL._AC_UY218_ML2_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mai nella vita avevo provato un tale desiderio.

Egomaniac, Vi Keeland, Sperling & Kupfer, traduzione di Rosa Prencipe. Drew Jagger, bellissimo, pieno di fascino, egocentrico, arrogante, superdotato, seduttore seriale dai modi piuttosto spicci, con un figlio in merito al quale dovrà accettare una dura verità, è un avvocato divorzista talmente di successo che è su Park Avenue che si affaccia il suo studio da sogno che un giorno, al ritorno da una vacanza alle Hawaii, trova occupato dalla schietta, gentile, fragile Emerie, terapista di coppia inconsapevole del suo charme e truffata da un finto agente immobiliare. Dopo lo sconcerto iniziale comincia pertanto una strana convivenza, e… Amore, sesso e altri guai, verrebbe da dire, ma anche altri rimedi, per tutte quelle occasioni in cui la vita prende una piega inaspettata: una commedia esplicita caratterizzata da buon ritmo e grandissima leggibilità.

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“L’anno dopo di te”

71Yp9XE5GYL._AC_UY218_ML2_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le variabili hanno il vizio di combinarsi a mio favore.

L’anno dopo di te, Nina De Pass, Sperling & Kupfer. Non dorme. Soffre. Si sente in colpa. Lei è viva e la sua migliore amica no. Morta la notte di Capodanno. Aveva tutta l’esistenza davanti e non ha potuto assaporarne nemmeno una briciola, povera Georgina. E dunque Cara, sedici anni e troppo dolore, si annulla. Si isola. La madre, disperata, la manda in Svizzera, in una struttura dove forse potrebbe guarire. Per stare bene, però, bisogna volerlo. E bisogna voler chiedere aiuto, e accettarlo. Senza vergogna. Con gli amici, quelli veri, se si ha la fortuna di averne, è un sentimento che non ci si può permettere: pian piano, dunque, Cara abbassa la guardia, abbatte i muri che ha ella stessa edificato, e… Intenso, potente, emozionante.

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“Un’estate in Bretagna”

71HRQYVpXqL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lui non rispose.

Un’estate in Bretagna, Nina George, Sperling & Kupfer, traduzione di Cristina Proto. Claire è una biologa comportamentale. Per lavoro è portata all’analisi. Sempre. Comunque. Senza soluzione di continuità. In apparenza, dunque, appare glaciale. Una vera e propria maniaca del controllo. Nella realtà dei fatti però non è così. Dà l’idea di rassomigliare a quell’impressione che aveva il Winckelmann delle sculture neoclassiche, una superficie di inesausto e placido nitore sotto alla quale però si agitano veementi passioni: la routine quotidiana la opprime, non ha proprio voglia, quest’anno, di lasciare per l’estate la sua Parigi insieme al marito e al figlio. C’è da dire però che quest’estate sarà comunque diversa: lei e il suo coniuge, infatti, alla fine, dopo di fatto vent’anni si ritroveranno di nuovo soli, perché il pargolo che più pargolo non è spiccherà il volo verso un altrove. E a dimostrazione del fatto che non stiamo parlando di un bambino per la prima volta il giovanotto ha esteso l’invito a una ragazza. Che non potrebbe essere più diversa da Claire. Ma le due hanno anche qualcosa in comune, e dopo aver passato del tempo insieme nulla sarà più come prima… Fresco, frizzante, intenso, piacevole.

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