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“Due sorelle”

di Gabriele Ottaviani

Mathilde aveva schiaffeggiato violentemente il ragazzo, sotto lo sguardo attonito dei compagni ancora in classe. Mateo, scioccato, si era accasciato contro il muro. Era rimasto inebetito per qualche secondo, prima che le lacrime gli inondassero il viso. Anche Mathilde era rimasta immobile, poi si era precipitata verso l’alunno per scusarsi. Era sconvolta, non sapeva cosa fare. Aveva cercato di aiutarlo ad alzarsi, dicendo che non sapeva cosa le fosse passato per la testa, anche se in realtà lo sapeva benissimo. Aveva sentito Mateo pronunciare il nome di Iris, non era pazza, non era possibile, aveva detto proprio Iris, l’aveva sentito, eccome se l’aveva sentito, aveva detto proprio così. Un alunno andò a chiamare il professor Berthier, che capì all’istante cosa fosse successo, perché Mateo aveva una guancia arrossata e gonfia. Lo schiaffo era stato estremamente violento. Chiese ai compagni di accompagnarlo in infermeria. Mathilde lo guardò allontanarsi, continuando a chiedere scusa, anche se in realtà dalla sua bocca non usciva alcun suono.

Due sorelle, David Foenkinos, Solferino, traduzione di Elena Cappellini. La fine non si annuncia, spesso succede e basta, e dopo lo schianto non resta che andare avanti, perché non ci sono più nemmeno i cocci da rimettere insieme, o almeno provarci, tutto è nulla, polvere, oblio. Ma Mathilde non ce la fa, perché ha perso il suo uomo senza una spiegazione, e niente ha più senso, non c’è cosa che la aiuti: inoltre l’accoglienza che le offre la sorella in realtà diventa una prigione, gelosie antiche e sopite riesplodono, e in questo gioco di specchi si ritrova costretta ad affrontare quelle parti di sé che vorrebbe solo cancellare… Potentissimo.

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“A proposito di Kamala”

di Gabriele Ottaviani

Quella di Kamala Harris è una famiglia molto unita, composta da donne straordinariamente ambiziose.

A proposito di Kamala, Dan Morain, Solferino. Traduzione di Elena Cantoni. Per la prima volta gli Stati Uniti d’America hanno una vicepresidente, e chissà che non sia solo l’inizio:  e grazie al cielo non si tratta di Sarah Palin, apprezzabile solo nella parodia che ne fa Julianne Moore, attrice di gran rango, bensì di Kamala Harris, capace e determinata figlia di immigrati in cerca di una vita migliore, la quintessenza del sogno americano e della terra delle opportunità. Questo volume dettagliatissimo, poderoso, ricchissimo di aneddoti e sfumature ne tratteggia un ritratto interessante e istruttivo: da leggere.

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“Sul filo dell’acqua”

di Gabriele Ottaviani

Incontrai Angela per caso…

Sul filo dell’acqua, Sara Rattaro, Solferino. Vita e morte sono due facce della stessa medaglia, e del resto non possiamo conoscere pienamente l’una se non ci confrontiamo con l’altra: i contrari, quali che siano, sono tutti l’un con l’altro inestricabilmente connessi, intrecciati, legati, e non possiamo chiaramente comprenderne uno senza avere esperienza dell’altro. Proprio il filo conduttore fra opposte tensioni, che si ricompongono nell’esaltazione della più necessaria fra le doti umane, la resilienza, costituisce l’ossatura di quest’opera, atto delicato e intenso d’amore per Genova e per le donne e gli uomini tutti, creature fragili in cerca, ognuno a suo modo, di serenità. Da leggere.

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“Miserere”

di Gabriele Ottaviani

Era venuto il momento di agire.

Miserere, Marina Marazza, Solferino. – La signora, – rispose quello, – è una monaca; ma non è una monaca come l’altre. Non è che sia la badessa, né la priora che anzi, a quel che dicono, è una delle più giovani: ma è della costola d’Adamo; e i suoi del tempo antico erano gente grande, venuta di Spagna, dove son quelli che comandano; e per questo la chiamano la signora, per dire ch’è una gran signora; e tutto il paese la chiama con quel nome, perché dicono che in quel monastero non hanno avuto mai una persona simile; e i suoi d’adesso, laggiù a Milano, contan molto, e son di quelli che hanno sempre ragione, e in Monza anche di più, perché suo padre, quantunque non ci stia, è il primo del paese; onde anche lei può far alto e basso nel monastero; e anche la gente di fuori le porta un gran rispetto; e quando prende un impegno, le riesce anche di spuntarlo; e perciò, se quel buon religioso lì, ottiene di mettervi nelle sue mani, e che lei v’accetti, vi posso dire che sarete sicure come sull’altare. […]l suo aspetto, che poteva dimostrar venticinque anni, faceva a prima vista un’impressione di bellezza, ma d’una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta. Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso; sotto il velo, una bianchissima benda di lino cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non d’inferiore bianchezza; un’altra benda a pieghe circondava il viso, e terminava sotto il mento in un soggolo, che si stendeva alquanto sul petto, a coprire lo scollo d’un nero saio. Ma quella fronte si raggrinzava spesso, come per una contrazione dolorosa; e allora due sopraccigli neri si ravvicinavano, con un rapido movimento. Due occhi, neri neri anch’essi, si fissavano talora in viso alle persone, con un’investigazione superba; talora si chinavano in fretta, come per cercare un nascondiglio; in certi momenti, un attento osservatore avrebbe argomentato che chiedessero affetto, corrispondenza, pietà; altre volte avrebbe creduto coglierci la rivelazione istantanea d’un odio inveterato e compresso, un non so che di minaccioso e di feroce: quando restavano immobili e fissi senza attenzione, chi ci avrebbe immaginata una svogliatezza orgogliosa, chi avrebbe potuto sospettarci il travaglio d’un pensiero nascosto, d’una preoccupazione familiare all’animo, e più forte su quello che gli oggetti circostanti. Le gote pallidissime scendevano con un contorno delicato e grazioso, ma alterato e reso mancante da una lenta estenuazione. Le labbra, quantunque appena tinte d’un roseo sbiadito, pure, spiccavano in quel pallore: i loro moti erano, come quelli degli occhi, subitanei, vivi, pieni d’espressione e di mistero. La grandezza ben formata della persona scompariva in un certo abbandono del portamento, o compariva sfigurata in certe mosse repentine, irregolari e troppo risolute per una donna, non che per una monaca. Nel vestire stesso c’era qua e là qualcosa di studiato o di negletto, che annunziava una monaca singolare. […] La sventurata rispose… La più celebre delle suore senza vocazione, Virginia, Gertrude, la monaca di Monza: la peste infuria nella Milano sotto la dominazione spagnola dell’anno del Signore milleseicentotrenta, ma l’epidemia non spaventa Alma, che ora è finalmente libera, è ricca, si può permettere il lusso della verità e non ha la benché minima intenzione di desistere dai suoi propositi, ed è certa che la morte non l’avrà prima che abbia compiuto giustizia, prima che abbia vendicato suo padre e sua madre, Virginia de Leyva, la Monaca di Monza, murata viva, e Giovan Paolo Osio, signore di Usmate, torturato e ucciso nelle segrete di un traditore. Figlia di una passione bruciante e proibita, Alma è un personaggio straordinario, modernissimo, irresistibile, femminista nell’accezione più elevata del termine, e la sua storia, scritta in stato di grazia da Marina Marazza, tra finzione e realtà storica mirabilmente ricostruita, è da non farsi sfuggire per nessuna ragione.

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“Oltre il possibile”

di Gabriele Ottaviani

Non ci serve riposare…

Oltre il possibile, Nimsdai Purja, Solferino, traduzione di Luca Calvi. Nato in un romito villaggio del Nepal, bramoso di avventura e giustizia, giovanissimo soldato gurkha, Nimsdai Purja è divenuto poi un alpinista inarrestabile con una sfida da vincere, perché non c’è limite che la natura umana non aneli di spostare un po’ più in là: nel caso specifico, salire tutti gli Ottomila della Terra in sette mesi, settimana più, settimana meno: e saranno meno… Questa è la sua storia, epica, istruttiva, travolgente.

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“Tra cinque anni”

di Gabriele Ottaviani

Ho messo la sua promessa nel mio cuore, e lì la custodisco come prova del reato.

Tra cinque anni, Rebecca Serle, Solferino. Traduzione di Giulia De Biase. Non c’è dolore più grande che quello che comporta perdere ciò che più si ama: ed è questa la pena che debbono affrontare due donne, due personaggi irresistibili, umani, davvero ben caratterizzati, due amiche che si trovano dinnanzi a una sfida da far tremare le vene dei polsi. La vita, si sa, è quella cosa che ci succede nostro malgrado, mentre siamo in altre faccende affaccendati, e che ci illudiamo di poter controllare attraverso riti e abitudini, che nel caso di Dannie passano attraverso i numeri, e la ripetizione degli stessi metodici gesti. Ma un giorno avviene l’inaspettato, e… Da leggere.

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“Io non spengo nessun motore”

di Gabriele Ottaviani

Per chi non è mai stato su una motonave, è un’esperienza affascinante visitare la sala macchine. Mio papà mi ci portava fin da quando ero piccolo e posso dire che conoscevo, grazie a lui, ognuno dei singoli pezzi che la compongono. Si dice «Scendo in sala macchine», perché è un locale che sta sotto, nel ventre della barca, insieme alla stiva e alle cuccette dei marinai. Per arrivarci, c’è una scala gialla. Perché gialla? Tutti i punti pericolosi, in una nave, sono segnati in giallo: serve a renderli ben visibili. Tutto è in ferro, dagli scalini molto ripidi a gran parte dell’ambiente che si trova al di sotto della poppa. Entrarci vuol dire esplorare il cuore della nave, certo non il luogo più comodo a bordo, invaso da un rumore bestiale di stantuffi (un po’ come le vecchie fabbriche a vapore) e percorso da un alternarsi di spifferi freddi e bollenti…

Io non spengo nessun motore, Pietro Marrone, Solferino. Comandante della nave Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans, non ha favorito l’immigrazione né ha violato un ordine dato da una nave militare: l’inchiesta è archiviata, così ha deciso il gip del tribunale di Agrigento. E del resto Pietro Marrone non è un criminale: è un uomo di mare – e in mare, lo sanno tutti, soprattutto quelli che fanno finta di non saperlo, salvare chi chiede aiuto è un obbligo – che aiuta altri uomini, bambini, donne. Questa è la sua storia: da non perdere.

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“La Reggitora”

di Gabriele Ottaviani

La vita di Nilde non è stata facile, fin dai primi anni. Apparteneva a una famiglia antifascista, la mamma era una casalinga che amava leggere. Nilde ci diceva spesso che aveva preso da lei l’amore per i libri. Il papà Egidio, ferroviere socialista, che ebbe una grande influenza su di lei, la spronava a studiare: “I  borghesi, quelli che comandano, comandano perché sanno”. Detto in modo semplice: se vuoi essere classe dirigente del Paese, devi studiare. Poi le Ferrovie bandirono il concorso per alcune borse presso la Cattolica di Milano e Nilde, come sappiamo, lo vinse: avrebbe ricordato quegli anni come quelli del treno Reggio Emilia-Milano, ma anche del fascismo, della guerra e della presa di coscienza dell’antifascismo dei suoi genitori, specie di quello del papà che era stato licenziato dalle Ferrovie per le sue idee politiche. La famiglia dovette fare i conti anche con le ristrettezze economiche e Nilde, subito dopo la laurea, cominciò a insegnare a Reggio Emilia.

La Reggitora – Nilde Iotti nelle parole e nelle passioni, Peter Marcias, Solferino. Prefazione di Paola Cortellesi. Raccontata attraverso le voci di ieri e di oggi, di personaggi della politica e del mondo della cultura, e in primo luogo per il tramite della sua stessa, decisamente stentorea, Nilde Iotti, la prima donna nella storia della repubblica italiana a ricoprire, e per un lungo periodo, il ruolo di terza carica dello stato, autorevolissima esponente del partito comunista italiano, in assoluto il più votato in occidente fra quelli aderenti allo stesso blocco ideologico, rivive, e la sua lezione, come quella di un vero e proprio classico, pare più attuale che mai, attraverso il ritratto, che è stato di recente anche filmico, passato nientedimeno che per la mostra d’arte cinematografica di Venezia, accuratissimo che ne fa Peter Marcias: da leggere.

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“L’archivio del diavolo”

di Gabriele Ottaviani

Faccio pace con la mia morte…

Cineasta dalla carriera lunga, varia e onusta di trofei, Pupi Avati non fa narrazione solo con la pellicola, ma anche per il tramite della pagina scritta, e ha sempre avuto una particolare  e originale predilezione per le atmosfere gotiche, per le province quiescenti perfette allegorie dell’umana ipocrisia, per quelle superfici che winckelmannianamente paiono rarefatte e calme, ma sotto la cui soglia si agitano segreti, tormenti, torbide passioni e turbamenti: L’archivio del diavolo, edito da Solferino, è la intrigante storia di un prete che abbandona sul nascere quella che ha tutte le premesse per rivelarsi come una luminosa ascesa nella curia veneziana e viene trasferito in una piccola parrocchia del Polesine contadino degli anni Cinquanta del secolo scorso, un posto tranquillo. Anche troppo. Sembra… Da non farsi sfuggire.

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“Il Piacere”

di Gabriele Ottaviani

Questa piccola protuberanza che si trova all’estremità delle piccole labbra è solo la punta di un immenso iceberg…

La vita nasce dal sesso. Basterebbe già questo per rendersi conto di quanto sia assurdo demonizzarlo. Eppure è così, specialmente se il punto di vista è quello femminile. Come se essere donne non potesse significare altro che partorire con gran dolore: sono fatti di vividi ritratti, biografie e anche autobiografie erotiche i paragrafi che s’incontrano con gioia, giubilo e godimento nella pubblicazione assai ben illustrata, persino, di Solferino. Il Piacere di María Hesse è sensuale, magnetico, intenso, femminista, divulgativo e politico nel senso più alto del termine.

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