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“Irrazionalità”

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Che Donald Trump sia un bugiardo è fatto acclarato, come il dimorfismo sessuale nella rana pescatrice o l’orbita della terra intorno al sole. Ma stiamo davvero affrontando qui un caso di mendacità moralmente colpevole, o c’è qualcosa nella sua cognizione che lo costringe a mentire, distorcere e fantasticare senza, in generale, rendersene conto? Per i greci questa sarebbe una distinzione senza alcun reale significato: non punivano i trasgressori solamente se questi avessero potuto condursi altrimenti; punivano in base alla natura dell’atto stesso, e non in riferimento a un’interpretazione della condizione morale dell’agente. Ma noi siamo diversi…

Irrazionalità – Storia del lato oscuro della ragione, Justin E. H. Smith, Ponte alle grazie. Traduzione di Andrea Branchi. Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce, si sa. Al tempo stesso, però, soprattutto in questo nostro mondo sempre più ingrommato di allarmismo, emotività, isteria, bufale, invidia, razzismo e parossismo, avere un atteggiamento sobrio, serio, razionale, ragionevole, ponderato e maturo si manifesta come una rarità sempre più necessaria. Ma, come insegna Eraclito, è dal suo contrario che trae senso ogni cosa: se non conoscessimo il caldo non potremmo avere esperienza del freddo, se non avessimo idea del bene non potremmo comprendere cosa sia il male. L’irrazionalità e la ragione, dunque, sono molto più connesse di quanto comunque si possa immaginare, in modi anche sorprendenti, come quelli che Smith mostra, in un’opera profonda, ampia, dotta, densa e significativa, che induce a un’ampia e variegata riflessione. Da leggere.

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“Grand Union”

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Chi poteva immaginare che avesse una tale forza di persuasione?

Grand Union, Zadie Smith, Mondadori. Traduzione di Silvia Pareschi. Assieme ad alcuni dei suoi più celebri pezzi, già editi su varie riviste, nelle pagine di questo libro – simbolico e ricco di significati, livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, anche contraddittorie, sin dal titolo, che infatti con ogni probabilità a qualcuno farà venire in mente di primo acchito  il lunghissimo canale inglese pieno di ramificazioni che va da Londra a Birmingham, ad altri un nevralgico snodo ferroviario, ad altri ancora il nome della prima bandiera a stelle e strisce statunitense – che si legge d’un fiato, avvince, convince, coinvolge e conquista, Zadie Smith dispiega la policromia della sua splendida e potente voce narrativa per il tramite di un corredo di undici storie che valicano d’un balzo il mero confine tassonomico del genere e indagano l’umanità in tutte le sue accezioni con cura sopraffina ed estrema raffinatezza. Iconico.

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“Inverno”

31O8HmwmTcL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

È una bella espressione. Spropositatamente infantile. Si sente fiero di averla pensata.

Inverno, Ali Smith, SUR, traduzione di Federica Aceto. Stranamente non c’è neve. E non fa nemmeno freddo. Del resto, checché ne dicano i repubblicani, che ora hanno uno dei più impresentabili fra i loro esponenti tra tutti quelli che la storia del GOP possa permettersi di ricordare e annoverare come inquilino alla Casa Bianca, il riscaldamento globale esiste eccome, anche se sono anni che lo negano (se ne lamentava persino Nora Walker, quando ne aveva il giardino dell’augusta magione di Pasadena invaso perché sua figlia Kitty era convolata a giuste nozze col suo sodale di partito Robert…): e dunque Art pensa che possa essere una buona idea raggiungere la madre, Sophia, in Cornovaglia. Con lui avrebbe dovuto esserci la sua compagna, ma siccome hanno litigato e si sono lasciati decide di farsi accompagnare da una ragazza di cui non sa nulla, anche perché la conosce di fatto da meno di ventiquattr’ore: e non è che l’inizio di questa scintillante, emozionante, incantevole commedia umana, nella quale è impossibile non immedesimarsi, che tratteggia con la policromia di un perfetto affresco la vita d’oggi e le sue contraddizioni. Magnifico.

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“Feel free”

41xSonjC6rL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Non avevo nessuno da annoiare con una citazione da Schopenhauer…

Zadie Smith è giovane e bravissima. È stata candidata già due volte – e se c’è una giustizia non saranno le ultime, e non saranno infruttuose – al Man Booker Prize. È un’ottima scrittrice. Ma non solo di romanzi. Anche di articoli e saggi. In Feel free – Idee, visioni, ricordi, tradotto – benissimo comme d’habitude – da Martina Testa per SUR, ne sono raccolti ben ventisei, redatti fra il duemiladieci e il duemiladiciassette: e il suo sguardo sulla realtà è prezioso. Perché riesce a coniugare in modo assai efficace e limpidissimo, nonostante, potrebbe venir da dire di primo acchito, la complessa profondità delle tematiche che sceglie di trattare, varie dimensioni: quella dell’esegesi politica, storica, economica, sociale, culturale, filosofica, quella della riflessione intima, quella della biografia e dell’autobiografia, della confessione, confidenza, condivisione. Del resto la contemporaneità è un crogiuolo di stimoli, così come la cultura pop: e quindi, tra Justin Bieber e Anomalisa, Zadie Smith ci invita a guardare al di là delle apparenze, in cerca della vera sostanza.

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“I Ching”

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In Corea, come in Giappone, la scoperta dei Mutamenti fu pervasiva.

I Ching, Richard J. Smith, Il Mulino, traduzione di Francesco Francis. Il manuale di divinazione la cui storia millenaria ha fatto sì che sia stato considerato e definito per editto imperiale oltre ventuno secoli fa un vero e proprio classico confuciano ha influenzato la filosofia, l’arte, la letteratura, la politica, la scienza, la tecnica e la medicina e, una volta giunto in Occidente, si è guadagnato l’attenzione di lettori illustrissimi, dei veri e propri luminari nei loro rispettivi campi: Smith fa un’esegesi brillante e ricchissima che esalta una volta di più il fascino che ancora oggi questo testo mantiene. Istruttivo.

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“Devotion”

41TpqTdOYeL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tutto ciò che sono, pensò, mi è stato dato dalla natura.

Devotion – Perché scrivo, Patti Smith, Bompiani, traduzione di Tiziana Lo Porto. Il termine mito è iperbolico per antonomasia. Così come quello di leggenda. Specie se non sono adoperati nell’accezione più immediata, ovverosia quella legata a racconti di storie che hanno quasi dell’incredibile eppure che celano un importante e solido fondo di verità e che soprattutto servono a spiegare, ammonire e insegnare. Quando si dice di qualcuno che è un mito o una leggenda, infatti, si fa riferimento al fatto che le sue imprese e/o la sua statura, per lo più morale, siano eccezionali. Nel caso di Patti Smith però parlare di leggenda suona addirittura riduttivo. Perché davvero si tratta di una personalità incredibile che ha fatto e fa la storia delle musica e con ogni evidenza anche della letteratura, che impreziosisce con questo suo continuo donarsi, comunicando e costruendo bellezza. Da non perdere.

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“Autunno”

51nDHjAjN+L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nessuno sapeva parlare come Daniel. Nessuno sapeva non parlare come Daniel.

Autunno, Ali Smith, SUR. Traduzione di Federica Aceto. In inglese si definisce autumn. O fall. È la stagione della caduta. Le foglie spiccano l’ultimo volo dal ramo che ha dato loro la vita, tutto arrossandosi impallidisce, sbiadisce, scolora, si prepara all’oblio. Alla pace. Al letargo. A una nuova rinascita, perché nulla è per sempre, nemmeno la morte, in fondo, per chi crede che ci si possa incontrare di nuovo, in altre vite, in altri mondi, in altri volti. Daniel, come foglia, sta spiccando il suo ultimo volo. Ha centoun anni, e pare proprio essere giunto agli ultimi giorni. Al suo capezzale c’è una sua cara amica. Il loro rapporto si è interrotto da tempo, e lei, Elisabeth, trentenne, che ha una madre di mezza età che grazie a una comparsata in un reality ha incredibilmente ritrovato un amore in grado di riscaldarle un po’ i giorni sempre uguali nella cittadina di provincia dove vive, lascia Londra e l’università per prendersi il tempo dell’addio, seduta vicino al letto del suo vicino di casa, riannodando i fili, cercando ragioni, motivi, cause, risposte. Che la diversità arricchisca è noto a tutti, che questo romanzo, opera prima di una tetralogia ispirata alle stagioni, evidentemente in primo luogo del cuore, sia eccellente deve esserlo ancora di più.

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“La rivoluzione russa”

9788843088522.jpgdi Gabriele Ottaviani

I bolscevichi vedevano la mano dell’opposizione in qualsiasi episodio di malcontento dei lavoratori.

Ne ricorre il centenario in questi giorni. È un evento che ha cambiato la storia. Crolla l’impero degli zar, arriva la rivoluzione. I bolscevichi salgono al potere (la Russia deve finanche uscire dalla prima guerra mondiale, sostituita dagli Stati Uniti d’America per questo motivo) e instaurano un regime. Che molti hanno però visto come un modello di riferimento. L’Unione delle repubbliche Socialiste Sovietiche. Il sogno di un mondo senza più sperequazione sociale che si fa realtà. Almeno in teoria. Perché nella pratica, si è visto, le cose sono andate diversamente. È difficile considerare come accessori dell’Eden i gulag, tanto per dire, benché alle nostre latitudini ci sia stato finanche qualcuno che ha sostenuto che il confino fascista, in fondo, fosse una specie di villeggiatura… Stephen A. Smith, La rivoluzione russa – Un impero in crisi, 1890 – 1928, Carocci, traduzione di Maurizio Ginocchi: un’opera monumentale, scritta in maniera chiarissima e articolata, divulgativa ed esaustiva.

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“L’ultimo dipinto di Sara de Vos”

68054udi Gabriele Ottaviani

Ora che Helen ha pronunciato la parola falso, Ellie fa fatica a guardarla.

L’ultimo dipinto di Sara de Vos, Dominic Smith, Giunti, traduzione di Stefano Bortolussi. Amsterdam, nell’anno del Signore milleseicentotrentacinque, diciassettesimo secolo, epoca d’oro della storia dei Paesi Bassi nella quale il commercio, le scienze e le arti olandesi furono tra le più acclamate del mondo. Sara de Vos è una pittrice. Una delle poche. Oltretutto dipinge in esterno. È una madre. Senza più figlia. Uccisa dalla peste. È ossessionata da un’immagine… NYC, millenovecentocinquantasette: il solo quadro di Sara de Vos di cui si sappia ancora qualcosa è appeso nella camera da letto di un ricchissimo avvocato (con annessa l’immancabile moglie depressa…), la cui famiglia ne è proprietaria da trecento anni e più. A non troppi chilometri di distanza, però, in un appartamento di Brooklyn, misero o quasi, una studentessa sta per farne una copia di raro pregio… Sydney, duemila: la studentessa di oltre quarant’anni prima è ormai un’affermata storica dell’arte. Sta allestendo una mostra sulle pittrici del Secolo d’oro. E le stanno arrivando due copie dello stesso dipinto di Sara de Vos… Tutto quello che ha costruito, dunque, è in procinto di sbriciolarsi… Connessioni umane e artistiche che valicano il tempo e lo spazio, una trama solida, fluida e coinvolgente e una notevole attenzione alla psicologia dei personaggi, pieni di sfumature, approfonditi, interessanti: da leggere.

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