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“Raffaello il giovane favoloso”

Raffaello Il giovane favolosodi Gabriele Ottaviani

Raffaello il giovane favoloso, Costantino D’Orazio, Skira. Divulgatore artistico di chiara fama, storico dottissimo, autore e curatore di mostre e cataloghi dall’eloquio semplice, aperto, lineare, comprensibile a tutti ed efficace, Costantino D’Orazio, in occasione del cinquecentenario – cade il sei di aprile, a poco più di trecento giorni di distanza da quella di Leonardo, assai più grande, però, d’età – della morte dello straordinario genio urbinate, ne traccia un memorabile ritratto attraverso un espediente brillante: fa sì che siano i protagonisti dei dipinti di colui che ha immortalato la Fornarina e non solo, sapendo descrivere col pennello e il colore anche quel che non si vede, l’anima, in tutta la sua complessità, a raccontarsi: Quando ha girato la tavola, al termine del lavoro, mi sono sorpreso anch’io dell’intensità del mio sguardo. Non mi ero mai reso conto di quanto fossero carnose le mie labbra e quale sensualità fossi capace di esprimere. Quella mano sul petto è talmente languida da simulare modestia e timidezza, due qualità che non mi sono mai appartenute. Sembro un ragazzo ingenuo, dolce e affabile, ma soprattutto innamorato. Raffaello aveva intuito che questa fosse l’immagine più giusta da restituire, visto l’uso che avrei dovuto fare di quel dipinto. Non sarebbe finito nel mio palazzo romano, ma lo avrei fatto arrivare a mia moglie Fiammetta Soderini a Firenze… Magnifico.

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“Capolavori rubati”

Capolavori Rubati, Luca Nannipieri, SKIRAdi Gabriele Ottaviani

Capolavori rubati, Luca Nannipieri, Skira. Arte vuol dire bellezza. E la bellezza si sa che salverà il mondo. Ma al tempo stesso la bellezza fa assai gola ai malintenzionati. Perché bellezza vuol dire ricchezza, prestigio, potere, fascino, successo. È una carta importante da giocare, può fare vincere la partita della prevaricazione. Non sono pochi i casi in cui per un’opera d’arte si sono compiute le peggiori nefandezze, anzi, se si pensa che del resto in Olanda qualche secolo fa si era pronti letteralmente a uccidere per un bulbo di tulipano… Nannipieri, critico, saggista e fondatore di una casa d’arte, realizza con dovizia di particolari un excursus da leggere, rileggere e far leggere. Da non perdere.

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“Falsari illustri”

Bellet Falsari illustridi Gabriele Ottaviani

Falsari illustri, Harry Bellet, Skira. Traduzione di Eileen Romano. Un giorno, ventidue anni fa, Thomas Hoving, ex direttore del Metropolitan Museum di New York, dichiara che il quaranta per cento delle opere del succitato museo sono false: nessuno gli crede. Ma poi si indaga, e forse quella che pare un’iperbole è in realtà addirittura una sottostima. La figura del contraffattore nell’immaginario collettivo è ammantata d’un’aura di artista e fuorilegge che affascina e intriga, ma in realtà il suo crimine è assai dannoso, da numerosi punti di vista: viaggiare in questo mare magnum è dunque una necessità, oltre che un significativo ed evocativo processo di scoperta. Bellet, studioso di storia dell’arte, autore di cataloghi di mostre, gialli e romanzi storici che ha lavorato al Centre Pompidou a Parigi, alla Fondation Maeght di Saint-Paul-de-Vence e per Le Monde, padroneggia abilmente l’arte della parola e scrive un saggio da non farsi affatto sfuggire.

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“Storie dell’arte per quasi principianti”

61qgrKvB4rL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Storie dell’arte per quasi principianti, Valter Curzi, Skira. Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Piranesi, ma anche Bill Viola, David LaChapelle, Fabio Viale e molti, molti, moltissimi altri: Valter Curzi, professore ordinario, dunque uomo di chiara competenza e avvezzo alla comunicazione, alla divulgazione, al farsi capire da chiunque si trovi dinnanzi, di storia dell’arte moderna presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, con stile bello e semplice introduce a tutti uno dei temi, dei bisogni, dei problemi, delle necessità fondamentali della nostra vita, per l’uomo, da sempre e per sempre, ossia la bellezza, salvatrice per antonomasia, immateriale dunque assai concreta, soggettiva nella percezione e pertanto universale nel valore, prendendo per mano il lettore e accompagnandolo in un’intensa, immaginifica, divertente, stimolante e variopinta passeggiata attraverso i sentieri della conoscenza. Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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“Silenzi e stanze”

41VFJovDpyL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Carlo, ho smesso… È che mi sono abituato a vivere così…

Silenzi e stanze – Altre storie da Edward Hopper, Michele Mozzati, Skira. Scrittore, autore teatrale e televisivo e condirettore dell’agenda Smemoranda, da quarant’anni una delle metà del celeberrimo sodalizio con Gino Vignali (Gino e Michele), Mozzati ha una voce narrativa intensa, potente e di pregio. Dopo Luce con muri prosegue la sua personalissima e assai variegata e approfondita esegesi di uno dei più grandi pittori della storia dell’arte americana e globale, quell’Edward Hopper, nato a Nyack, lungo le placide sponde dell’Hudson, nel milleottocentoottantadue, e morto a New York il quindici di maggio di ottantacinque anni dopo, che ha ritratto con maestria mai eguagliata la solitudine nella vita contemporanea e quotidiana nella società spersonalizzante della terra per antonomasia delle opportunità: i suoi quadri, che sembrano fotogrammi filmici, appaiono sempre senza cornice, nel senso che non sappiamo chi siano quelle persone, cosa sia accaduto prima, cosa succederà dopo, in quale frangente della loro esistenza si trovino nel momento in cui sono divenuti su tela immortali. Eppure sembra di conoscerli da sempre. E Mozzati, in una dozzina di mirabili racconti, dà loro un contesto. Da non perdere.

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“Lo scrittore inglese”

D'amico Lo scrittore inglesedi Gabriele Ottaviani

La principale ingenuità nell’atteggiamento della sua contestatrice, dice Richardson anche senza affermarlo proprio con queste parole, è nella sua non accettazione, nella vita, della disgrazia e del dolore. Qui lo scrittore, abituato a nascondersi dietro le creature della sua fantasia, diventa quasi imbarazzantemente autobiografico, e per la prima volta parla direttamente di sé. E dimmi se non lo trovi commovente.

Lo scrittore inglese, Masolino D’Amico, Skira. Per Masolino D’Amico, e come dargli torto, la cultura inglese è una cornucopia gravida d’ogni prezioso bene, uno scrigno di gioielli, una fonte freschissima a cui abbeverarsi il più avidamente e di frequente possibile per fare in modo di avere un’ulteriore esperienza di bellezza. E la bellezza, come ogni gioia, è ancor più scintillante nel momento in cui viene condivisa: l’autore fa dunque un regalo meraviglioso a sé e a tutti i suoi lettori accompagnandoli tra le pieghe della letteratura e della vita di uno dei più grandi autori della storia, Samuel Richardson. De Witt Henry III, ricercatore di raro entusiasmo e simpaticamente imbranato come poche persone su tutto l’orbe terracqueo, viene a conoscenza del fatto che… Un divertissement brillantissimo dalla prosa sopraffina ed entusiasmante.

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“Rimbaud e la vedova”

51tuQwrjPIL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Rimbaud e la vedova, Edgardo Franzosini, Skira. In una casa molto carina che aveva sia il soffitto che la cucina, tra l’aprile e il maggio di centoquarantatré anni fa, ospite della proprietaria, un’enigmatica vedova meneghina, vive affacciandosi su Piazza Duomo il poeta che ha saputo assegnare finanche un colore alle vocali: ossia Arthur Rimbaud, che proprio in quei giorni decide di rinunciare per sempre alla letteratura. Edgardo Franzosini, traduttore e autore di romanzi e racconti, uomo dunque che di letteratura, croce e delizia per tutti coloro che l’amano, perché dà voce a istanze di cui talvolta non si immaginava nemmeno di percepire la necessità dell’esistenza prima di trovarsi di fronte alle parole che si è sempre sperato di saper dire senza riuscirvi, ma al tempo stesso pone continuamente dinnanzi al dubbio che il senso completo sia inevitabilmente irraggiungibile, si intende, dà alle stampe un affresco potente ed elegante che si interroga sui dubbi che attanagliano il multiforme ingegno e l’animo dell’uomo e dell’artista.

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“Victor”

51rfkWVolXL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Victor (Marcel Duchamp), Henri-Pierre Roché, Skira. Traduzione di Luca Lamberti. Henri-Pierre Roché, parigino, personaggio dalla vita rocambolesca, a differenza di quanto sostenuto da Renato Zero in una delle sue più celebri canzoni considerava eccome il triangolo: c’è molto del suo reale vissuto in Jules e Jim, da cui François Truffaut ha tratto tre anni dopo la morte di Roché il suo capolavoro con la taumaturgica Jeanne Moreau. Victor, rimasto incompiuto proprio per il già nominato decesso dello scrittore, parla del ménage à trois che lo coinvolge con l’amico Marcel Duchamp. Victor, per l’appunto, per chi gli era più vicino. Che un giorno, per dire, gli si presenta insieme a un altro amico sul viale della debosciatezza nello scantinato dove vive offrendogli una giovinetta… Roché tra il millenovecentosedici e il millenovecentoventi, quando è oramai quarantunenne, si trasferisce in America per svolgere una missione per l’Alto Commissariato francese. Qui, fra i tanti, conosce proprio Duchamp, e nel libro racconta la storia della loro amicizia e la sintesi di un ben definito Zeitgeist intessendo verità, verosimiglianza e divertita e divertente invenzione.

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“Lungo l’argine del tempo”

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Lungo l’argine del tempo – Memorie di un farmacista, Giuseppe Sgarbi, Skira. L’umanità, l’umiltà, la delicatezza, la cultura, la gentilezza, la bonomia, la signorilità, la raffinatezza, l’eleganza, la sensibilità di cui questa scrittura è impregnata non possono non essere proprie di chi ne è stato artefice, è evidente: e questa corrispondenza d’amorosi sensi, questa affinità elettiva, rende ancor più pregevole, avvincente ed emozionante la lettura di questo affresco di provincia, in cui la vita è a misura d’uomo e l’uomo, col suo sacrificio, la disponibilità ad amare, i suoi valori, è misura di tutte le cose. Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio ed Elisabetta, da poco scomparso, verecondo come una violacciocca dinnanzi allo splendore ammaliante, immarcescibile e protervo d’una rosa, racconta un secolo di piccole e grandi storie italiane, con voce lirica, semplice, commossa: parla di Po, poesia, caccia, campagna, guerra, sudore, lavoro, fatica, impegno, passioni, esistenza. Eccezionale.

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“Il canale dei cuori”

Sgarbi Canale cuori (1)di Gabriele Ottaviani

Il canale dei cuori, Giuseppe Sgarbi, Skira. Sfortunatamente appena scomparso, uomo dalla cui prosa emerge una rarissima e struggente sensibilità, delicata, affascinante, coinvolgente, emozionante, Giuseppe Sgarbi, cinquant’anni passati dietro al bancone di una farmacia, che con ogni probabilità forse ha sempre voluto – e avrebbe dovuto, perché il talento è impressionante – essere scrittore ma che solo a novant’anni passati ha ceduto – verrebbe da pensare in ossequio alla commovente verecondia che pervade ogni sua sillaba – alle insistenze della figlia Elisabetta, che d’editoria se ne intende, eccome, e ha messo nero su bianco i suoi ricordi, fa al lettore il più prezioso dei regali possibili, il racconto della sua vita, e delle persone – e delle cose e degli eventi, come la guerra, l’alluvione del Polesine, il mulino dal sapore bacchelliano di Stienta, il primo di tutto il Nordest a essere alimentato a energia elettrica… – che l’hanno colorata col loro esistere: papà Vittorio, imprenditore agricolo e grande seduttore (verrebbe da dire con Plauto che davvero il nome conservi il destino…), la bellissima mamma Clementina, che si sarebbe girato a guardarla finanche il Po, se solo avesse avuto un collo, la giunonica e inflessibile nonna Angela, la pragmatica e misteriosa, sin dalle sonorità del nome, zia Eliduina, le sorelle Angiolina, Lidia, Nelly, l’amatissima Caterina “Rina” Cavallini, la cosiddetta “spaccatutto” conosciuta nei laboratori di chimica dell’Università di Ferrara, sposata pochi mesi dopo, all’insaputa di tutti; i figli Vittorio ed Elisabetta, per l’appunto, la farmacia e la casa di Ro, cenacolo straordinario di intellettuali e artisti come Giorgio Bassani, Valerio Zurlini, Alberto Moravia, Umberto Eco, Federico Zeri, Pier Vittorio Tondelli… Imperdibile.

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