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“Sirene”

9788893810296_sirene.jpgdi Gabriele Ottaviani

A me era sembrato molto convincente Ares, soprattutto quando le aveva detto che voleva riprendere la sua vita di prima, riprendere il loro futuro insieme, che avevano fatto tutt’e due un’esperienza sulla terra che li aveva cambiati e che ora potevano essere migliori. Era stato davvero un bel discorso, perfino mia madre lo aveva dovuto ammettere; era stata la risposta di Yara ad avermi un po’ spiazzato. «Bene, Ares. Sono contenta che sei tornato per riprendere il tuo ruolo e la tua natura di tritone, ma adesso sono io ad avere bisogno di tempo e a essere confusa. Ora sei tu che dovrai aspettare me e senza fare storie. Chiaro?» Tutte ci eravamo guardate un po’ perplesse. Non c’era dubbio, e io lo pensavo seriamente, Yara adesso stava esagerando. Va bene fargliela pagare, ma la stava facendo davvero troppo lunga.

Sirene – Un’avventura terrestre, Monica Rametta, Salani. Un’avventura terrestre, recita il sottotitolo, nonché una storia d’amore con le pinne, e in effetti è proprio così. Del resto, l’amore è amore, che abbia le branchie o meno, che la sua coda sia quella di un pesce o una di cavallo, perché magari si è scelto, una mattina, di corsa, di acconciarsi così i propri lunghi capelli, anziché lasciarli ricadere sulle spalle. E d’amore parla, d’amore e non solo Monica Rametta. Che scrive benissimo. E sceneggia splendidamente. Per esempio è a lei, insieme a Ivan Cotroneo e a Stefano Bises, che si devono alcuni dei migliori prodotti televisivi italiani degli ultimi anni, da, solo per citare qualche titolo, quel Tutti pazzi per amore la cui freschezza non è ancora stata eguagliata – e i cui migliori momenti sono stati anche raccolti in volume – a Una grande famiglia, la saga del clan dei mobilieri Rengoni di Inverigo, capitanati da una strepitosa Stefania Sandrelli nel ruolo di Nora (non Walker, benché gli appassionati, inchiodati di norma sul divano sin dalle prime note della sigla di testa, in attesa che il cancello della dimora si aprisse  nella bruma, non abbiano potuto non trovarvi qualcosa nello spirito della Sally Field di Brothers & sisters, family drama dovuto principalmente a Baitz e Berlanti – non gliene saremo mai abbastanza grati – che, specialmente per quel che concerne le prime due stagioni, ha toccato vette formidabili a livello internazionale). Perché la solidità della scrittura è fondamentale, quali che siano gli intenti che ci si pone come riferimento e obiettivo: è da lì che si prendono le mosse, altrimenti è come costruire senza fondamenta. E sulla rete ammiraglia della tv pubblica italiana è ora il turno – la fattura è pregevole e il cast è stellare – di Sirene, dove i temi cari alla Rametta, l’attenzione alla diversità, all’altro, all’integrazione e al dialogo, attraverso anche incursioni nella fantasia, in quell’immaginazione che al di là delle differenze è terreno comune a tutti gli esseri umani, perché ognuno sogna, ognuno ha degli aneliti, ognuno ha un’anima, tornano più brillanti che mai. Una storia in cui tuffarsi: da non lasciarsi scappare per nessuna ragione.

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“Sirene”

41IUvmdQeiL._SX326_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ma lei non sa nemmeno di avere un nome. È meno di un cane. I cani lo sanno.

Sirene, Laura Pugno, Marsilio. No, non c’entra nulla il nuovo progetto del sempre bravissimo Ivan Cotroneo che, insieme all’ottima Monica Rametta, scrive una fiction fantasy ambientata nella sua Napoli sul tema della diversità con Luca Argentero e Ornella Muti, per la regia di Davide Marengo. E nemmeno il film del millenovecentonovanta con Cher, Bob Hoskins, Christina Ricci e Winona Ryder. Sono altre le Sirene di cui parla ai suoi lettori Laura Pugno, che hanno l’opportunità, con questa nuova pubblicazione, qualora non lo conoscessero ancora, di immergersi nel mondo e nel mood di un romanzo struggente, doloroso e magnifico, potente e tragico, eppure impregnato di disperata speranza, di desiderio, ispirazione verso il trascendente, anelito di salvezza. Pieno di sfumature e dettagli, è la storia di Samuel, che cede alla tentazione. Lui è il guardiano, il custode. Le sirene stanno in una vasca, servono per la carne di mare. Si unisce a una di loro, che quasi lo uccide, come fanno d’abitudine quelle creature dopo il sesso. Ma lui riesce a scappare. Nasce una nuova vita, metà umana, metà sirena: l’umanità del resto è finita, costretta al buio, sott’acqua. Però c’è ancora speranza, che un’eredità resti, si tramandi, viva ancora… Allegorico, filosofico, raffinatissimo, complesso e coinvolgente.

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“Sirene”

sireneFHdi Gabriele Ottaviani

Napule è mille culure… Perché una pennuta qualunque canta in napoletano? Perché prima di tutto non è una pennuta qualunque. E poi perché è napoletana di fondazione. Nel senso che Napoli è nata e cresciuta intorno alla tomba che gli abitanti del luogo hanno costruito in suo onore. Lei è Partenope, è una creatura alata, metà donna e metà uccello. Dunque è una sirena. Eh sì, perché le sirene non sono metà donna e metà pesce come abbiamo sempre pensato e saputo. Almeno, non sempre. Helga Di Giuseppe e Felice Senatore, per Scienze e Lettere, scrivono Sirene, un viaggio nel mito e nella storia di creature fuori dal comune, misteriose, sorprendenti e affascinanti, con le belle illustrazioni di Martina Vanda.

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Intervista

Intervista a Martina Vanda

image-11di Gabriele Ottaviani

Il suo lavoro è disegnare: Convenzionali intervista per voi l’autrice delle illustrazioni di Sirene (Scienze e Lettere), Martina Vanda.

Che esperienza è stata per te illustrare Sirene?

Quando mi contattarono per questo progetto ne ero molto incuriosita e me ne sono subito appassionata. In genere sono sempre molto selettiva prima di accettare lavori su commissione perché ho parecchi progetti personali da portare a termine. Ma amo le collaborazioni, soprattutto se con persone competenti e stimolanti, perché dai lavori di gruppo nascono sempre nuovi spunti di crescita artistica e personale.

Sono molto soddisfatta del risultato finale. Ne è uscito un libro adatto a piccoli e a grandi. Uno di quei libri che avrei tanto voluto avere da piccola, con un testo dinamico e calde immagini a tutta pagina, per scoprire che le Sirene non sono Pesci, bensì uccelli!

Che significa per te disegnare?

È come respirare. Mi viene del tutto naturale e non posso farne a meno. È il mio modo di comunicare.

È il mio modo di osservare, pensare e celebrare la mia vita!

Quando hai iniziato a disegnare?

Il disegno è la mia lingua materna, disegno da quando ero piccola e non ho mai smesso, nemmeno per un giorno.

Che relazione c’è tra immagini e parole in un libro?

Il rapporto tra visivo e verbale è un argomento tanto affascinante quanto vasto e difficile da sintetizzare!

Il tipo di relazione tra testo e immagini è comunque nelle mani degli autori che decidono che senso dare al libro e soprattutto quale ritmo questo deve avere.

Perché un libro deve avere ritmo, e questo è determinato dalla relazione tra testo, immagini e pagine!

Se un libro ha un buon ritmo, ovvero una buona relazione tra testo e immagini e una buona distribuzione nelle pagine, allora il lettore sarà arricchito da entrambi i linguaggi e non potrà fare a meno di nessuno dei due.

Se invece abbiamo delle immagini bellissime, ma che non dialogano con il testo, che non ampliano il campo semantico delle parole scritte, e sono solo una ripetizione esatta del testo, o hanno una funzione didascalica e ornamentale, il libro non funziona e risulta noioso!

Cosa vorresti disegnare e non hai ancora rappresentato?

Mi piacerebbe illustrare qualche racconto di Gogol’.

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