Libri

“Proprietà”

di Gabriele Ottaviani

«Direi che tra la strada e un soffice prato di zoysia c’è una bella differenza» disse Court a loro difesa. «Inoltre nostro figlio è sempre il benvenuto a casa sua». L’uomo parve disorientato. Ovviamente se Court diceva la verità la storia era infondata. «Sta dicendo che il signor Friel-Garson è ufficialmente invitato a tornare a casa? E che questo accampamento in giardino è una montatura?». «Mia moglie voleva fare un gesto dimostrativo. Non è stata un’idea mia… tutto questo baccano. Liam è un bravo ragazzo. Ed è molto più maturo della sua età. Certi giovani… sono troppo sensibili per questo mondo. Costringere ragazzi come Liam a lavorare alla reception di un hotel in centro… beh, sarebbe uno spreco di capitale umano». «Nostro figlio è sempre il benvenuto a casa sua?» esclamò Harriet furiosa citando testualmente le parole del marito dopo che le troupe televisive avevano sbaraccato. «Di sicuro non mi hai spalleggiato!». «Mi spiace» disse Court. «Ma voglio farti vedere una cosa». Tirò fuori il tablet e andò su sostienigliscrocconi.com (che aveva fino a quel momento raccolto 21.347,50 sterline in donazioni), ma solo per cliccare su un link. «Guarda questo tizio, Brian Haw, che si è accampato sulla piazza del parlamento a Londra per protestare contro la politica estera britannica o roba simile. L’Iraq eccetera. Tutti gli portavano da mangiare. Sai per quanto tempo è vissuto in quella tenda, coperta di spillette e disegni, striscioni e cartelli – un obbrobrio nel centro di Londra, meta di migliaia di turisti cinesi? Senza smettere mai di urlare in un megafono contro i parlamentari al lavoro dall’altra parte della strada fino a farli impazzire? Dieci anni». «Non riesco a immaginare che Liam abbia tanta tenacia». «Io credo invece che la tenacia sia proprio la sua dote» disse Court, contraddicendo per una volta la moglie. «E se Brian Haw è linkato sul loro sito, può essere che non abbiamo risvegliato il suo istinto di sopravvivenza, bensì quello di competizione. Scommetto che ha in mente di stabilire un record». Harriet si accasciò sul tavolo della cucina.

Proprietà, Lionel Shriver, 66thand2nd, traduzione di Emilia Benghi. Dodici come le fatiche di Ercole, le storie, ambientate fra il Regno Unito, il Kenya e l’America, realtà distinte ma inestricabilmente connesse dal fatto di essere facce di un medesimo solido, il caleidoscopio delle istanze umane, diverse ma simili, in barba alla latitudine, per il tramite delle quali con impareggiabile carisma e una voce unica e inconfondibile Lionel Shriver tratteggia il domestico e il quotidiano, hanno ognuna la compiutezza di un romanzo, e componendo una raffinata commedia collettiva raccontano soprattutto in modo icastico, inducendo alla riflessione, quello che è forse in assoluto il peggiore dei drammi contemporanei, quella brama di possesso che, come ogni ossessione, rischia di far perdere irrimediabilmente di vista il senso vero dell’esistenza e delle priorità, rendendoci gelosi, chiusi, invidiosi, egoisti, rabbiosi, ostili, vendicativi. Tra avere ed essere, del resto, il dissidio è noto, e la cesura, spesso, insanabile… Da non perdere. Splendida e azzeccatissima la copertina.

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Libri, Senza categoria

“I Mandible”

41hyRnKgzxL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dato che il mondo era già crollato, la tolleranza si era trasformata in disprezzo.

I Mandible – Una famiglia – 2029-2047, Lionel Shriver, 66thand2nd, traduzione di Emilia Benghi. Gli Stati Uniti intesi come superpotenza planetaria sono solo un remoto ricordo nell’anno del Signore duemilaventinove, quando il dollaro è diventato carta straccia, soppiantato dal bancor, e il primo inquilino latinoamericano alla Casa Bianca sta trascinando la nazione di Washington e Kennedy all’isolamento più totale, sotto ogni punto di vista. La crisi si fa sentire per tutti, finanche per i Mandible, che certo poveri non sono: una notte i mercati crollano, e con loro il loro intero mondo. Solo chi cadde, però, si sa, può dare altrui l’edificante spettacolo del rialzarsi: altrettanto vero, d’altro canto, è che sovente al peggio non c’è mai fine… Il mondo non è nostro, è un prestito dei nostri figli e nipoti, ma stiamo consegnando loro un vero e proprio sfacelo: finanche troppo realistica e attuale quest’angosciante distopia scritta in stato di grazia, che travolge e mozza il fiato.

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