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“Attraverso il paradiso”

Attraverso-il-paradisodi Gabriele Ottaviani

Mise giù il telefono e tornò alla Buick. La cameriera stava armeggiando con la macchina del ghiaccio e non appena lo vide riattaccò: «Non è che per caso sta per andarsene dalla città, no? Abbiamo il suo numero di targa, sa. Possiamo rintracciarla». Accese il motore e mentre usciva in retromarcia dallo spazio contrassegnato da uno sbiadito numero 33, nello specchietto retrovisore vide di sfuggita la ragazza dai capelli neri. Batteva l’acqua con i piedi e sorrideva proprio a lui. Stavolta agitò un lungo braccio sottile sopra la testa, come se li separasse una distanza enorme.

Attraverso il paradiso, Sam Shepard, Il saggiatore, traduzione di Andrea Buzzi. Attore formidabile, scrittore straordinario, drammaturgo eccellente, vincitore, quarantuno anni fa, del premio Pulitzer, Sam Shepard (Frances, Follia d’amore, Crimini del cuore, Fiori d’acciaio, Il rapporto Pelican, La neve cade sui cedri, Passione ribelle, Codice: Swordfish, Black Hawk Down, Le pagine della nostra vita, I segreti di Osage County, In dubious battle) ha cantato e incarnato l’America profonda, le illusioni, i disincanti, le promesse disattese, il sogno e il brusco risveglio, la fragilità della condizione umana, la frustrazione, il disagio, le aspirazioni, le bramosie, le disperate speranze, le utopie e il pionieristico cammino di una vita alla ricerca di sé, della propria accettazione, della propria autodeterminazione, del perdono per i propri difetti come nessun altro: quest’ennesima pinacoteca di ritratti vividissimi lo conferma, e raccontandoci di lontane praterie parla degli incontaminati orizzonti del nostro cuore. Eccezionale, sempiterno, immortale.

 

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“Giovani, carine e bugiarde”

51Ig0ACLVeL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Grazie mille», disse Emily tremando per la contentezza. Poi il signor Lowry si girò e uscì dalla porta sul retro. Emily si aspettava che il signor Roland lo seguisse, invece rimase lì. A fissarla. «Fantastico, eh?» «È davvero, davvero incredibile», rispose Emily. «Non so come ringraziarla». Il signor Roland inarcò un sopracciglio. Un sorriso d’intesa gli comparve sulle labbra. L’aspra luce fluorescente rendeva la sua pelle spaventosa. All’improvviso, Emily si sentì come uno di quegli animali che percepiscono il pericolo prima ancora di vederlo. Il signor Roland si avvicinò. Emily sentiva il suo respiro caldo sulle guance. «Be’, mi vengono in mente un paio di idee…». Cominciò ad accarezzarle delicatamente la pelle del braccio umido. Emily si ritrasse. «Signor Roland…». «Va tutto bene», mormorò il signor Roland, avvicinandosi ancora di più e intrappolandola contro il muro. Profumava di shampoo Head & Shoulders e di detersivo Tide, due profumi innocenti. Con le dita passò sotto la spallina del costume, facendo un orrendo grugnito quando premette il suo corpo contro di lei.

Giovani, carine e bugiarde – Perverse, Sara Shepard, Newton Compton. Traduzione di Andrea Russo. Pretty little liars è una serie di considerevole successo – nonostante il gran numero, che spesso rappresenta un rischio in termini di fidelizzazione e soprattutto di tenuta narrativa e credibilità, di stagioni, per un totale di centosessanta episodi – che ha ancora adesso, benché di fatto si sia conclusa – ma è ancora disponibile pure su varie piattaforme digitali e non mancano gli spin-off –, moltissimi, e per lo più assai giovani, appassionati, di cui ha tenuto e tiene ben desta, grazie all’intreccio ben congegnato, l’attenzione: è la storia, interpretata da un cast corale in cui spiccano Troian Belisario, Lucy Hale, Shay Mitchell, Ashley Benson, Sasha Pieterse, Holly Marie Combs, Ian Harding e Chad Lowe, di un gruppo molto affiatato di amiche di Rosewood, Pennsylvania, che però la misteriosa scomparsa di una di loro disgrega. Finché non arrivano dei messaggi contenenti dei segreti che solo una persona poteva conoscere. Anzi, due: lei o il suo assassino… La base della serie sono i romanzi di Sara Shepard: come questo, in cui, quando il caso della sparizione sembra ormai essere finalmente solo un retaggio del passato, nuove rivelazioni si palesano all’orizzonte… Intrigante.

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“Quello di dentro”

514-2sVFe6L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sono ancora io. Solo per ricordarti che hai i giorni contati. Ti hanno preso, penso che ormai lo sappia. Mah, forse non c’è neanche bisogno che te lo ricordi. È solo il piacere che provo nel vederti inchiodato. Con l’occhio della mente, come si dice. Ovvio che hai ancora una via di uscita – una scappatoia. Puoi ripensare tutto dall’inizio. Puoi lasciarmi unica autrice. Non sarai accusato di niente – di nessuna falsità – bugia – deformazione. Resterai pulito. Candido. Non è mai stata colpa tua se hai tirato per i capelli certe “verità”. Se hai inquinato certi fatti per attribuire loro una “giustizia poetica”. Se ne hai manipolati altri per dargli una nuova apparenza di senso e continuità. Se non sei meno confuso di sempre. Potresti chiedermi perché dovrei accettare la falsificazione e ti risponderei, senza problemi, che per me è un piacere riagganciarmi al vecchio mondo. Avanguardia, se vuoi. I lupi mannari del folklore dimenticato del XX secolo. Quelli che ci hanno salvati dal nichilismo aziendale. Quelli che girano nei piccoli centri commerciali a testa bassa, tastando la molotov nella tasca della giacca e ogni tanto facendosi saltare in aria. Proprio come ai vecchi tempi. Ai tempi di allora.

Quello di dentro, Sam Shepard, La nave di Teseo, traduzione di Massimo Bocchiola. Sam Shepard (Frances, Follia d’amore, Crimini del cuore, Fiori d’acciaio, Il rapporto Pelican, La neve cade sui cedri, Passione ribelle, Codice: Swordfish, Black Hawk Down, Le pagine della nostra vita, I segreti di Osage County, In dubious battle), in assoluto uno dei più grandi scrittori, drammaturghi e attori di cui si possa avere memoria, è sfortunatamente, dopo non poche tribolazioni, passato già da qualche tempo ai più. Ma si sa, Tagore lo ha detto in modo magnifico, scrivere un libro è uno dei viatici attraverso i quali ci si guadagna la sopravvivenza all’oblio: e questa pinacoteca di tipi umani raccontati attraverso una lente che riproduce con asciutta e icastica esattezza la caleidoscopica policromia dell’esistenza, specie quella meno canonica, quella degli ultimi, degli umili, ai margini di una società che invece fa della protervia il suo nume tutelare, è da non perdere. Se poi aggiungiamo anche il fatto che la prefazione è di una certa Patti Smith…

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“La casa del tempo”

51Owrdax--L._SX325_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Come faccio a introdurmi in casa senza farmi notare?

La casa del tempo, Nan Shepard, Elliot. Traduzione di Lorenza Gambini. In un tempo che non è di pace, si sa, gli uomini, specie se giovani e baldi, scarseggiano: sono impegnati al fronte, per lo più. Se per giunta non ci troviamo in una frazione di Manhattan bensì a Fetter-Rothnie, nella campagna scozzese, praticamente tre case e una via, e siamo all’inizio del ventesimo secolo, negli anni di quel conflitto che è passato alla storia come la grande guerra per antonomasia, la situazione si fa problematica. Ma non c’è nulla nell’universo conosciuto, e finanche nelle sue ignote propaggini, che non possa essere risolto da una donna: e infatti tutte sanno come organizzarsi, e fare in modo che ci sia più vita nei loro giorni, e non che semplicemente aumentino i giorni della loro vita. Può però capitare che un uomo torni nel villaggio: uno in permesso di malattia, che di orrore ha imbevuto lo sguardo e il cuore. E la piccola comunità deve fare il conto con la solennità della tragedia e i piccoli tasselli di un discorso amoroso interrotto e frammentato, in attesa di essere ricostruito. Sensazionale, potente, doloroso, gravido di umanità, commovente fino alle lacrime, pieno di garbo e di grazia, bellissimo.

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“Il mondo che verrà”

41bK4+bS1iL._SX355_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Travolti nella notte dall’immensità di quello che ci ripromettiamo di fare e non facciamo.

Consigli di sicurezza per una vita in solitudine, Counseling tra quattro pareti, HMS Terror, Canzone d’amore cretese, Il mondo che verrà, L’oceano d’aria, Positive train control, Telemachus, La casa della noia, IntimitàIl mondo che verrà, di Jim Shepard per Bompiani (traduzione di Elena Malanga) è una sensazionale, credibile, autentica, rivelatrice, potente, raffinata, elegante, mirabile, intensa, struggente, commovente, emozionante, delicatissima, empatica, lirica, profondissima, mai retorica né banale indagine in forma di antologia di racconti su tutte le forme possibili di amore, di passione, di comprensione, di autodeterminazione, di lotta per sé e per gli altri, di confronto con il mondo esterno, con la realtà ostile, con l’insostenibile leggerezza del non essere e la frustrazione dell’incompiutezza. Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione al mondo.

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“Il grande sogno”

download (13)di Gabriele Ottaviani

Vuoi che ti racconti una storia?

Certo, perché no. Che genere di storia?

La storia di come ho sviluppato questo atteggiamento ironico nei confronti dei francesi.

Oh, cielo.

(La strolaga riemerge ma loro hanno perso il conto dei secondi.)

Ero a Parigi. Parecchio tempo fa, negli anni sessanta, in giro con una ragazza.

E chi sarebbe questa ragazza?

Non importa.

Era quella ragazza che tirava amfetamina che avevi conosciuto in un teepee a Woodstock?

No. Era solo una ragazza che avevo incontrato. Non ricordo bene come.

Il grande sogno, Sam Shepard, Il saggiatore, traduzione di Andrea Buzzi. No, non si tratta del film, in verità non particolarmente riuscito, nonostante il bravo Luca Argentero, di Michele Placido: il grande sogno in questione è quello scritto, riscritto, descritto e immortalato da Sam Shepard (Frances, Follia d’amore, Crimini del cuore, Fiori d’acciaio, Il rapporto Pelican, La neve cade sui cedri, Passione ribelle, Codice: Swordfish, Black Hawk Down, Le pagine della nostra vita, I segreti di Osage County, In dubious battle), che viaggia da nord a sud, da est a ovest e viceversa, verso un altrove ritrovabile solo nei meandri più reconditi dell’anima, per un’America che non esiste più, che forse non è mai esistita ma che appartiene all’immaginario collettivo e al mosaico delle speranze di felicità di ciascuno di noi, in cerca della propria personalissima terra promessa. È il canto funebre e il peana di ringraziamento del mito della frontiera, del limite che ognuno sposta un po’ più in là, lontano da sé, per sfiorare il miraggio della consapevolezza. Personaggi magnifici, sconfitti ma mai domi, arrochiti ma non ridotti al silenzio dagli affanni della vita, uomini e donne che Shepard presenta ai suoi lettori facendo abbondantissimo dono di una sensibilità mai ruffiana o retorica. Da non perdere.

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“Diario di lavorazione”

download (12).jpgdi Gabriele Ottaviani

Credimi, era morto in piedi.

Diario di lavorazione, Sam Shepard, Playground, traduzione di Sara Antonelli. Sam Shepard (Frances, Follia d’amore, Crimini del cuore, Fiori d’acciaio, Il rapporto Pelican, La neve cade sui cedri, Passione ribelle, Codice: Swordfish, Black Hawk Down, Le pagine della nostra vita, I segreti di Osage County, In dubious battle) è stato un grandissimo attore, un drammaturgo di prim’ordine, un regista e uno sceneggiatore. Ma è stato anche uno scrittore, dalla prosa raffinata, elegante, intensa, ricca di senso e di livelli di interpretazione, pregna delle sue esperienze di vita, liriche e gioiose ma anche tragiche, come la malattia, la dipendenza, il terribile rapporto col padre violento e sempre attaccato alla bottiglia. Diario di lavorazione è un policromo mosaico, una pinacoteca di ritratti vividissimi, un’antologia di istantanee dalle tinte accese, dal ritmo vibrante, di forte e straziante impatto emotivo: lungo le strade d’America, entità concreta e allo stesso tempo ideale e idealizzata, si incontrano volti segnati dal malessere e bruciati al sole della speranza, esistenze il cui racconto è quasi un dovere. Uomini in fuga, mercenari che debbono compiere un’assurda missione, giovani allevatori di cavalli con tutta la vita davanti e un carico enorme di aspettative sulle spalle, ansia rassicurante e consolatoria, famiglie chiuse a riccio attorno ai segreti che non hanno il coraggio di affrontare, amanti che si aggrappano a quel che resta del loro sentimento diluito dall’abitudine per sentirsi ancora vivi. Imprescindibile.

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“Motel Chronicles”

motel-chronicles.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ho paura che certi pensieri possano avverarsi sul serio. Non tanto i pensieri, voglio dire, quanto la cosa che riguarda i pensieri. L’argomento del pensiero. Per esempio, può venirmi in mente che mi taglio la testa con una sega elettrica. Lo vedo. Nel pensiero. Il pensiero suscita questa immagine: (Testa che vola via. Collo sanguinante. Ed eccomi lì. In mezzo a un campo. Sotto una quercia. La mia sega elettrica rossa è sopra di me. Le allodole cantano. Un merlo si posa sull’albero. La sega elettrica scatta all’indietro e mi trancia via la testa). Scuoto la testa e mi dico «No! Non farti venire pensieri del genere! Potrebbero avverarsi». Talora il pensiero mi abbandona quando dico così. Ma un sacco di volte ritorna e un sacco di volte torna indietro come una nuova versione del pensiero originale. Per esempio, questa volta ritornerà sotto questa forma: (Eccomi lì. In piedi in un campo. Sotto una quercia. La mia sega elettrica rossa sospesa sopra di me. Un’allodola canta in lontananza. Un falco plana in cerchi. Un cane abbaia. La Sega Elettrica rincula e mi taglia via un braccio).

Motel Chronicles, Sam Shepard, Il saggiatore, traduzione di Delfina Vezzoli. Sam Shepard (Frances, Follia d’amore, Crimini del cuore, Fiori d’acciaio, Il rapporto Pelican, La neve cade sui cedri, Passione ribelle, Codice: Swordfish, Black Hawk Down, Le pagine della nostra vita, I segreti di Osage County, In dubious battle), nato in Illinois e recentemente scomparso all’età di settantaquattro anni ancora da compiere nella sua casa in Kentucky a causa delle complicazioni dovute alla sclerosi laterale amiotrofica che da tempo, come pure la terribile e dolorosa dipendenza dall’alcol che già nelle fasi più precoci della sua esistenza lo aveva tormentato, in quanto ne era vittima il padre, lo affliggeva, è stato un attore, un regista, uno sceneggiatore, un commediografo, uno scrittore. Legato, tra le altre, a Patti Smith e Jessica Lange, ha visto i suoi lavori insigniti dei riconoscimenti più prestigiosi, come gli Obie e soprattutto il Pulitzer, e lui stesso è stato più volte nominato per i Tony, gli Oscar del teatro: in questa raccolta di racconti, frammenti, pensieri, impressioni, flash, tra il reale e l’onirico, l’autobiografico, il parossistico e il paradossale, dà voce all’America. Quella vera. Quella pura. Quella di frontiera, scabra, finanche violenta, dove contorni e contrasti sono netti, assoluti. Non New York, San Francisco, Los Angeles, Chicago, Boston. Che sono le eccezioni cosmopolite e globalizzate, non la regola. Bensì le città fatte di un emporio, una strada, tre case per marciapiede, un distributore di carburante e intorno un contado sterminato, dolce e insieme riarso, sfondo che si fa personaggio, specchio delle innumerevoli e sovente contraddittorie ossessioni innate nell’animo umano che Shepard indaga con magistrale sapienza. Da non perdere.

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“Il libro di Aron”

912kGUlt9tL-800x1120di Gabriele Ottaviani

Il vero orfanotrofio era più bello del ricovero, ma i bambini erano uguali.

Aron è ebreo. È un ragazzo. A Varsavia. Nel ghetto. In tempo di guerra. La seconda, quella mondiale. Vive. Sopravvive. Ci prova. Si improvvisa contrabbandiere. È sempre sotto ricatto. Della polizia. Quella ebrea. Quella tedesca. Quella polacca. Poi arriva anche la Gestapo. Aron perde tutto. Il dottor Korczak si prende cura di lui. È la sua ancora di salvezza. Il libro di Aron è in assoluto il più bello degli ultimi anni, e forse non solo. Jim Shepard si fa ragazzo, e realizza un capolavoro senza un grammo di retorica che non può non sconvolgere la coscienza e per il quale ogni parola non basta. Ti trascina a vivere per quelle strade, col gelo nelle ossa e la paura nel cuore. Si legge d’un fiato, ti scava dentro in modo indelebile. Edizione Bompiani, traduzione di Elena Malanga. Indispensabile.

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