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“Fumo e cenere”

di Gabriele Ottaviani

Quando è stata l’ultima volta che ha visto suo marito da vivo, signora Dunlop?

Fumo e cenere, Abir Mukherjee, SEM, traduzione di Alfredo Colitto. Sam ha perso la moglie. La prima guerra mondiale, conclusasi da pochi anni, gli ha lasciato specialmente nell’anima cicatrici insanabili. La sua dipendenza dall’oppio è ormai sempre più pericolosa, e per colpa di questa insaziabile ossessione lui, che è un giovane e valente capitano, potrebbe perdere tutto quello che ha. Ma è proprio in una fumeria d’oppio che si imbatte in un cadavere, e non può voltarsi dall’altra parte… La Calcutta dell’anno del Signore millenovecentoventuno è un luogo-non luogo ammaliante e sensuale, protagonista, oltre che sfondo, di una storia travolgente che induce a meditare sulla fragilità umana e sulla potenza irresistibile dei nostri desideri e dei dolori che proviamo, e che spesso ci rendono ciechi.

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“La lotteria dei divi morti”

di Gabriele Ottaviani

Sono così grato per il fatto che tu sia un amanuense così intelligente…

La lotteria dei divi morti, Susan Swan, SEM, traduzione di Alessandra Osti. Incantevole sin dalla copertina, brillante e guizzante di genio, il libro di Susan Swan, che ha una prosa chirurgica e magnetica, è un riuscito apologo sul cambiamento e sulla natura umana nella sua complessità policroma e contraddittoria nonché un affresco deliziosamente feroce e simbolico dei nostri tempi nei quali la forma è diventata sostanza, l’apparenza realtà, la felicità un obbligo da ostentare, mentre silenti nelle più ombrose profondità si aggirano squali assetati a ogni costo di mero profitto: Dale Paul è un truffatore raffinato, uno scommettitore indefesso, che d’un tratto viene abbandonato dalla buona sorte e finisce in galera, dopo che ha perso e fatto perdere tutto a chi si è affidato alle sua speculazioni. Che fare dunque: redimersi o tentare di sparigliare le carte rilanciando ancora e tuffandosi nel più spericolato dei bluff? Da leggere.

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“Tra il diavolo e il mare”

di Gabriele Ottaviani

Rispondi. Me lo devi. Almeno questo me lo devi. Chi era?

Tra il diavolo e il mare, Maria Adolfsson, SEM. Traduzione di Stefania Forlani. Nell’immaginario arcipelago di Doggerland, nel mare del Nord, è arrivata in segreto, dopo dieci anni di silenzio, per registrare il suo nuovo album, Luna, una stella della musica, che è oltretutto anche di ammaliante e abbacinante bellezza. Inoltre, prima di assurgere allo stadio di diva, ha avuto anche una storia con Leo, amante di Karen, ispettrice di polizia dell’isola. Che d’un tratto sarà costretta a indagare sull’improvvisa scomparsa di Luna. E sull’omicidio di un’altra donna. E a fare delle scelte che rischiano di compromettere ogni cosa… Trascinante e ottimo.

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“La vita dentro”

di Gabriele Ottaviani

Non riusciva a immaginare una vita senza di loro…

La vita dentro, Edwidge Danticat, SEM, traduzione di Velia Februari. Perdita, abbandono, lutto, amore, amicizia, passione, desideri, quelli inespressi, quelli necessari, quelli soffocati, quelli che fungono da indispensabile sprone per provare perlomeno anche soltanto a concepire l’idea stessa di ricominciare, di non lasciarsi andare alla corrente, di prendere in mano il proprio destino e costruire un’esistenza migliore per sé e per chi soprattutto si spera che voglia farne parte, perché senza non se ne trova altrimenti il senso. Ognuna di queste otto storie scritte in modo magnetico e magnifico è un romanzo, e l’antologia ha a sua volta una compiutezza narrativa maestosa: la vita, in tutto e per tutto, è la protagonista. La voce narrativa di Edwidge Danticat è solenne, policroma, indimenticabile.

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“Un’amica particolare”

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Cerco di fondere le emozioni più disparate per diventare un unico essere coerente.

Un’amica particolare, E. G. Scott, SEM. Traduzione di Maria Olivia Crosio. Si sa, l’amore non si spiega, e quello fra Paul, agente immobiliare dal fascino oscuro, misterioso e irresistibile (dà l’impressione che le chiavi delle numerose dimore inabitate di cui dispone non gli servano per illustrare alle potenziali clienti principalmente la metratura dei vani e l’esposizione a mezzogiorno…) e Rebecca, che lavora con i farmaci e ne usa decisamente troppi, esplode senza che si possa trovare un senso o una ragione, è dirompente, inesorabile e si nutre di segreti e bugie. Dopo vent’anni però il collante non tiene più, il matrimonio sta andando a picco, la coppia perfetta esiste solo in apparenza, ma è la facciata del saloon nelle scenografie western, dietro non c’è nulla, solo un paio di pali a tener ritto il tutto: lei perde il lavoro perché se la fa col capo e non solo, lui, com’è prevedibile, è altrettanto fedifrago, ed essendo uomo, dunque fondamentalmente pigro, fa in modo di non dover far troppa fatica: lavorando oltretutto con le case, quale amante migliore di una vicina? Al quadro però si aggiunge un dettaglio: la visita delle forze dell’ordine. Perché si dà il caso che sia scomparsa una donna, e… Ottimo.

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“Inferno verde”

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A Orlando piaceva la giungla…

Inferno verde, Gert Nygårdshaug, SEM. Traduzione di Andrea Romanzi, giovane e brillante docente, traduttore, saggista, dottore di ricerca dal curriculum prestigioso che padroneggia a menadito, oltre che la sua madrelingua, l’inglese, il giapponese e il norvegese. Il romanzo di Gert Nygårdshaug racconta con ritmo serratissimo ma mai meramente forsennato una vicenda mozzafiato, che avvince e avviluppa il lettore, accompagnandolo per il mondo in un vortice di tensione e violenza, laddove quella che più sconvolge e induce alla riflessione, facendosi veicolo, grazie a una struttura narrativa solida e compiuta, caratterizzata comme il faut in ogni singolo dettaglio, di vibranti istanze politiche, nell’accezione più ampia del lemma, è quella che appare meno visibile, più subdola e implicita, ma proprio per questo ancor più efferata, prepotente, soffocante, intollerabile: Mino ha dieci anni e vive in un paradiso di profumi, suoni e colori nella foresta pluviale sudamericana su cui ha messo gli occhi e le grinfie una compagnia petrolifera. Un giorno Mino torna da un’escursione e vede con orrore che tutto è stato distrutto, che i suoi cari sono stati massacrati in un bagno di sangue, e… Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

 

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“L’apprendista”

Villalta_coverdi Gabriele Ottaviani

Invece domani vado dritto per dritto, come dice lui. Spiegamelo tu, gli chiedo domani, visto che capisci, perché io non lo so proprio. Veronika non la vedevo se era bella, se era brutta, se era russa o africana, all’inizio era solo qualcuno che mi stava vicino quando lavavo Irma, quando passavo l’aspirapolvere e ascoltavo il rumore che faceva, con il cuore in gola perché era troppo forte e sapevo che dava fastidio, quando chiudevo tutte le porte e aprivo le finestre della cucina anche d’inverno perché non andasse di là l’odore del mangiare. Irma non mi diceva niente ma io sapevo che l’odore del mangiare le faceva venire la nausea. Veronika c’era, bastava quello, non volevo vederla lavorare, fare quello che era il dovere mio. Era qualcuno che restava con Irma quando dovevo uscire per fare la spesa, andare in farmacia, pagare le bollette. Irma non era sola. Non è più stata sola un minuto. Facevamo i turni anche per mangiare, dormire, guardare la televisione. Quando è stata la prima volta che ci siamo seduti insieme sul divano? Quando abbiamo mangiato insieme la prima volta? Non me lo ricordo. Voglio che Fredi sappia tutto questo e mi dica lui, che capisce, quando è stata la prima volta che ci siamo accorti di essere due persone, un uomo e una donna, ci siamo guardati per un momento di più. Non mi sovviene, giuro. L’odore in bagno, la faccia appena sveglia alle tre di mattina, la gonna che sale quando è seduta e lei non si preoccupa di tirarla giù verso il ginocchio, l’intimità, una intimità mai cercata, le mani che si sfiorano ripiegando il bucato. No, caro Fredi, io non ho capito. E quando ci siamo abbracciati la prima volta voleva essere solo un abbraccio. È stato solo un abbraccio. Dopo, caro Fredi, dopo che è morta Irma, invece di andare via Veronika mi ha aiutato a sistemare la casa. La prima notte che siamo stati insieme…

L’apprendista, Gian Mario Villalta, SEM. Poeta, traduttore, autore, accademico, giornalista pubblicista e professore ordinario di Critica Letteraria e Letterature Comparate che ha insegnato nelle università di Parma, Bergamo, Milano IULM, Torino e Cassino, Franco Buffoni, gallaratese trapiantato a Roma, classe millenovecentoquarantotto, presenta con queste parole, facendo sì che venga ammesso nel novero dei cinquantaquattro aspiranti vincitori del prossimo premio Strega, il romanzo accurato, elegante, raffinato, prezioso, potente, doloroso, straziante, straniante, emozionante, articolato, ampio e vario, mai banale né retorico, scritto da Villalta: «Personaggi autentici della provincia friulana animano questo nuovo romanzo di Gian Mario Villalta in modo nitido e poetico. L’apprendista – mentre pare raccontare la storia di due “umili” – Tilio e Fredi, riesce in realtà a fare esplodere universi di discorsi storici, sociali e profondamente umani, grazie a uno stile di scrittura elegante e intenso, intimamente sentito. Mentre la trama intesse nei pensieri, nei dialoghi e nei racconti un furibondo intrico di paure e desideri, rimpianti e speranze, capaci di coinvolgere le esistenze degli altri abitanti della piccola comunità. Scolpendo un microcosmo di realtà vissuta con notevole sapienza stilistica, Gian Mario Villalta, già molto noto e accreditato per i romanzi precedenti editi dalla stessa Sem e da Mondadori (ricordiamo Tuo figlio), consegna al pubblico dei critici e dei lettori – con L’apprendista – una delle opere più significative della nuova stagione.» Villalta dà alle stampe difatti un memorabile e policromo affresco che, prendendo le mosse dal dialogo tra Tilio e il sacrestano Fredi, indimenticabili epigoni in salsa friulana dei beckettiani Vladimiro ed Estragone, immortala la fragilità sempiterna e commovente della condizione umana. Splendido.

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“Il giorno mangia la notte”

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Naima rimase impietrita. Giulia era sul punto di pentirsi, ma sapeva che era la cosa giusta da fare.

Il giorno mangia la notte, Silvia Bottani, SEM. Giorgio è un ex pubblicitario rampante cinquantenne che si è giocato tutto e anche di più, la moglie, che ama, lo ha giustamente mollato, ha tracce di sangue nella cocaina che gli scorre in vena, ha un figlio praticante avvocato, violento, neofascista, è preda di ossessioni e demoni: una sera rapina per strada una donna, che cerca di resistere al sopruso ma viene accidentalmente investita da un’auto. A giacere sull’asfalto meneghino è la mamma di Naima, bella, bellissima, venticinquenne, italiana di origine marocchina, che pratica kickboxing e lavora come insegnante di sostegno in una scuola elementare. E… Come l’acqua per chi ha sete: un romanzo semplicemente perfetto. Magistrale.

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“Nessuno è come qualcun altro”

81ftKtVfYxL._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Se una cosa è troppo bella per essere vera, probabilmente lo è.

Nessuno è come qualcun altro – Storie americane, Amy Hempel, SEM, traduzione, come sempre di altissimo livello, di Silvia Pareschi. Magistrale, impeccabile, perfetto, l’espressione di una voce stentorea, chiara, limpida, incisiva, evocativa, significativa, netta come pochissime altre, per non dire che di fatto non ha termini di paragone, questo bouquet di oltre una dozzina di racconti, prose liriche, strazianti e memorabili, prende per mano il lettore e lo accompagna a conoscere volontarie che si prendono cura di animali che sono sul punto di essere soppresse, donne preda d’uno tsunami di ricordi quando incontrano il divo che ha sedotto e abbandonato, inducendola al suicidio, la propria zia, madri che hanno rinunciato a esserlo, anime, in definitiva, in cerca, come tutti, di un senso al nostro vagare per il mondo. Da leggere, rileggere e far leggere, dolceamaro e magnifico.

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“Il cielo in gabbia”

Copertina-Leunens-cielo-in-gabbia.pngdi Gabriele Ottaviani

Come hai potuto mentire così!

Il cielo in gabbia, Christine Leunens, SEM, traduzione di Maurizia Balmelli. Ha ispirato quello che tra l’altro è stato l’acclamato film d’apertura del trentasettesimo Torino Film Festival, Jojo Rabbit, commedia nera di e con Taika Waititi, assieme a Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Rebel Wilson, Stephen Merchant, Alfie Allen, Sam Rockwell e Scarlett Johansson, che narra la storia di un bambino grande seguace del regime nazista che governa il suo paese che però cambia completamente la propria Weltanschauung nel momento in cui scopre che sua madre Rosie nasconde una ragazza ebrea in soffitta. Come se non bastasse deflagra la seconda guerra mondiale, e allora, assieme al suo amico immaginario, una versione caricaturale del Führer… La pellicola è piacevolissima, il libro è un vero, prezioso, profondissimo, emozionante, ironico, pungente incanto. Da non perdere.

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