Libri

“La ragazza di nome Giulio”

41xLzcc4zvL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Del resto non ne ero pentita.

La ragazza di nome Giulio, Milena Milani, SE. È un classico. Una delle perle della letteratura novecentesca italiana. Un libro troppo poco conosciuto e letto. Un volume che ha fatto scandalo. Per lungo tempo è stato introvabile. È apparso per la prima volta sugli scaffali delle librerie cinquantaquattro anni fa, ma la sua genesi fu ancora più precoce. Rapidissima la scomparsa. Il sequestro. Il processo. La condanna per l’autrice, scrittrice, giornalista, artista savonese, nata nel millenovecentodiciassette – anche se per anni si tolse un lustro, per civetteria, s’immagina – e inizialmente vicina al fascismo, da cui poi si distacca in maniera nettissima, e per l’editore. La successiva causa legale. L’assoluzione con formula piena. Il ritorno sulle scene. In favore di Milena Milani a testimoniare tra gli altri nientedimeno che Giuseppe Ungaretti, cui venne chiesto, con rara e insolente protervia, della moralità della scrittrice: per tutta risposta il poeta replica che a quel che ne sapeva lui non le piacevano nemmeno le barzellette… Tutto questo perché, in alcuni tratti del romanzo, potente, intenso, accurato, raffinato, figlio del suo tempo, espressione concretissima delle istanze di quell’epoca, che ha dato vita anche a un film del millenovecentosettanta, si parla finanche, quale sfrontatezza!, di ciò senza il quale nessuno esiste: ossia il sesso. Quello di una ragazza. Di nome Giulio. Da leggere, rileggere e far leggere.

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Libri

“L’antisemitismo”

9788867231485Bdi Gabriele Ottaviani

Siamo ormai in grado di comprendere l’antisemita. È un uomo che ha paura. Non degli ebrei, certo: di se stesso, della sua coscienza, della sua libertà, dei suoi istinti, delle sue responsabilità, della solitudine, del cambiamento, della società e del mondo; di tutto meno che degli ebrei. È un codardo che non vuol confessarsi la sua viltà; un assassino che rimuove e censura la sua tendenza all’omicidio senza poterla frenare e che pertanto non osa uccidere altro che in effige o nascosto dall’anonimo d’una folla; uno scontento che non osa rivoltarsi per paura delle conseguenze della sua rivolta.

L’antisemitismo – Riflessioni sulla questione ebraica di Jean-Paul Sartre per SE tradotto da Ignazio Weiss: un testo fondamentale. Uno dei principali intellettuali non solo del ventesimo secolo, ma della storia tutta, analizza uno dei fenomeni che ha maggiormente influito sulle vicende del mondo. Con la stessa impostazione dello scienziato che si trova di fronte a un organismo unicellulare da osservare al microscopio per studiarne i comportamenti Sartre descrive ciò che gli si palesa dinnanzi, spiega con luminosa chiarezza, e con parole che suonano universali e valide per qualunque tipo di atteggiamento intollerante e di pregiudizio, la situazione, proponendo spuntin di riflessione non risparmiando critiche anche ai sedicenti alfieri della libertà e del – si direbbe oggi – politicamente corretto, la cui inefficacia, all’atto pratico, sovente rimbomba. Come ogni grande testo di un grande autore, sembra scritto domani.

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“Artemisia”

copdi Gabriele Ottaviani

L’amor materno turbina, geme, combatte, delira. In silenzio, naturalmente.

Artemisia, Anna Banti, SE. Sulla base dei documenti di archivio e avvalendosi dell’analisi dei quadri, o meglio dei capolavori di una delle figure più importanti e complesse della storia dell’arte italiana, capace di uno stile quanto mai intenso ed espressivo, basti pensare soltanto alla sua Giuditta che decapita Oloferne o a Susanna e i vecchioni, Lucia Lopresti (questo il vero nome della Banti) ha scritto un classico che vale la pena di riscoprire a quasi settant’anni dalla sua prima pubblicazione. Perché come tutti i classici – Calvino, com’è noto, docet – è sempre attuale, moderno, contemporaneo. È un’opera che è costata fatica alla sua autrice, che l’ha scritta e riscritta, ma il risultato è straordinario. Non può definirsi semplicemente una biografia né tantomeno banalmente un romanzo, bensì è indiscutibilmente un testo che trascende il genere, intessuto con una prosa colta, elegantissima e raffinata intorno a una sorta di comunione di amorosi sensi tra il fattore e la sua fattura, raccontando di un’indomita indipendenza capace di valicare i limiti del suo tempo e della sua condizione di donna. Da non perdere.

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