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“Scritti sulla letteratura e sull’arte”

unnamed (2).jpgdi Gabriele Ottaviani

A che era dovuta l’efficacia tra­gica dei drammi che sostenevano l’abolizione, per le masse ridotte in miseria, dell’obbligo di mettere al mondo figli? E, per essere più precisi, a che era dovuta l’efficacia che tali drammi avevano sui potenti o su coloro che continuavano a pensare che fosse loro interesse mantenere il sistema vigen­te? Era dovuta al fatto che, all’apparenza, si trattava di una situazione immutabile. Di fatto, il capitalismo non poteva andare avanti senza la limitazione delle nascite. Chi erano coloro che non avvertivano questa efficacia tragica? Coloro che vedevano già la possibilità di attuare la libertà di mette­re al mondo figli, che cioè non avevano nessun interesse a mantenere delle condizioni che esigevano l’introduzione del controllo delle nascite. Prescindendo, infatti, dagli interes­si totalmente egoistici della classe dominante, la situazione non era affatto immutabile; abolendo radicalmente il sistema sociale vigente era possibile eliminare anche la miseria. Chi si lasciava commuovere da questa esperienza artistica non veniva quindi affatto distolto dai suoi interessi, al contrario quella commozione corrispondeva ai suoi interessi perché, infatti, essa presupponeva la conferma dell’immutabilità di un sistema dal quale lui e soltanto lui ricavava vantaggi.

Scritti sulla letteratura e sull’arte. Con la nota introduttiva di Cesare Cases e una postfazione di Marco Castellari. Traduzione di Bianca Zagari. Bertolt Brecht, Meltemi. Non è solo in assoluto uno dei più grandi scrittori, drammaturghi e intellettuali della storia del mondo, è anche un formidabile teorico, finissimo esegeta, acutissimo osservatore, drammaticamente preconizzatore delle storture meschine del reale: Brecht rivive nella raccolta di testi qui mirabilmente riprodotta. Impeccabile e imprescindibile.

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