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“Luna di miele”

41wA-n+4QnL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tu non puoi avvicinarti a me. Io ho ucciso, tu sei un prete, non puoi e non vorresti nemmeno darmi il vero aiuto che desidero io, cioè farmi fuggire con Eva. Allora che cosa vuoi? Sta’ lontano, tu non esisti per noi, apparteniamo a due mondi opposti. Io non credo alle tue storielle religiose e tu non hai da darmi altro che quelle; il tuo Dio è per me al massimo un dubbio, e se esistesse avrei soltanto da lamentarmi di Lui e degli errori che fa accadere. Vattene, sta’ lontano, non ti conosco.

Luna di miele, Giorgio Scerbanenco, La nave di Teseo, postfazione di Cecilia Scerbanenco. Che sia un maestro di scrittura unanimemente riconosciuto lo sanno anche i sassi, e dunque è pleonastico ribadirlo, anche se è sempre necessario al tempo stesso ricordarlo, leggerlo e rileggerlo, perché certo non gli è mancata la fortuna, ma ne ha ricevuta in dono probabilmente meno – mal comune senza gaudio – di quanta ne avrebbe meritata, sotto ogni punto di vista: la prosa mirabile e perfetta di Giorgio Scerbanenco, ricca di livelli di lettura, sfumature finissime e chiavi d’interpretazione, torna negli scaffali delle librerie con la storia dolorosa e avvincente, pubblicata soltanto nel millenovecentoquarantacinque, in un tempo diverso, in un mondo diverso, in una società diversa eppure ancora presente, nei ricordi e in certi atteggiamenti che hanno valicato le generazioni, e mai più riedita, di don Paolo, un prete la cui tonaca nera ha lo stesso colore di certe macchie nella sua coscienza, che si mette sulle tracce di due amanti che anziché il bene hanno scelto il male. Ma sarà stato per ignoranza della vera virtù, come sosteneva Socrate, o per un altro motivo? Da non lasciarsi sfuggire assolutamente.

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“L’isola degli idealisti”

51uXuL1bjaL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il sole era tramontato, la luce del giorno era ancora viva ma rapidamente scemava. Il lago, il paesaggio tutto, erano di una greve malinconia che però non rattristava; come enormi animali vivi al bagno, i monti emergevano dall’acqua con i loro dorsi vellosi e potenti sullo sfondo di un cielo rossastro. Così, guardando e guardandosi, in quell’ora e in quel luogo, Beatrice scorse improvvisamente vicina una barca. E sulla barca un uomo di cui si distinguevano il berretto a visiera, i gambali e il rilucere di una sciabola che teneva tra le ginocchia. Il maresciallo. Forse l’avevano già veduta anch’essi, il maresciallo e il barcaiolo che remava di lena. Sentì, subito, ritornare quel senso d’ansia, d’oppressione, che da quando stava al Ginestrin non provava più. L’ansia dell’essere braccata, del fuggire, del trovarsi a ogni istante di fronte a un dramma. Intanto era già scivolata dietro un albero, poi, sempre nascondendosi, corse verso la villa. Sulla porta incontrò Celestino.

L’isola degli idealisti, Giorgio Scerbanenco, La nave di Teseo. Prefazione di Cecilia Scerbanenco. Antonio è anziano. Ironico. Un medico. Otorino. Carla è sua figlia. La più grande. Scrive, e il padre non le risparmia frecciatine. Ma in fondo anche questo è un modo di volersi bene. Celestino è il fratello minore di Carla. Ama la matematica, ma il padre voleva un figlio medico, così… Vittorio e Jole sono i cugini. Che non hanno il becco di un quattrino. Tutti insieme vivono in una villa su un’isola al centro di un lago insieme a due domestiche. Un giorno, però, in fuga dalla polizia, approdano presso la soglia della loro augusta magione due latitanti, e la quiete perfetta s’incrina come un fragilissimo vetro: che fare?… Perso e ritrovato, è un gioiello del maestro del noir che abbaglia per la sua incantevole bellezza. Da leggere assolutamente.

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“Le spie non devono amare”

downloaddi Gabriele Ottaviani

Lo guardai sconvolta. Cominciavo a capire.

Le spie non devono amare, Giorgio Scerbanenco, Garzanti. Si tratta in assoluto di uno dei più celebri e con pieno merito celebrati maestri del giallo che la storia letteraria italiana e non solo possa annoverare nella propria schiera di autori: torna in una nuova edizione l’avvincente e appassionante racconto, preconizzatore senza alcun dubbio, come del resto la prefazione dell’illustre critico Gianni Canova conferma e sottolinea in maniera efficacissima, di numerose modalità narrative ed espressive, nonché di diverse tematiche assai importanti, di Ornella Dallas, protagonista di questo romanzo in cui pare confidarsi dinnanzi a una telecamera, nell’altrove spersonalizzante e asettico di uno studio televisivo dove impudicamente si scava nell’altrui pudore, narrando la vicenda di una donna che ha amato chi non poteva né doveva amare. Nonostante tutto. Un uomo. Incontrato per caso a Berlino, tanto tempo prima. Una spia. E… Mozzafiato.

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