Libri

“Mia indissolubile compagna”

image.jpgdi Gabriele Ottaviani

La tua esistenza quotidiana mi è ormai così familiare che io posso vivere lontano le tue ore, e seguirti in ogni gesto, quasi in ogni riposto pensiero.

Mia indissolubile compagna – Lettere a Laura Boschian 1938-1971, Salvatore Satta, Ilisso. Salvatore Satta, parente alla lontana del poeta Sebastiano, nativo di Nuoro, diplomatosi e laureatosi a Sassari, con una tesi sul sistema revocativo fallimentare, giurista e scrittore, allievo di Zanzucchi, docente a Camerino, Genova e Roma, rettore a Trieste, socio dei Lincei, maestro di Cordopatri, Punzi e Vaccarella, fra gli altri, membro di numerose commissioni ministeriali per la riforma del codice di procedura civile, cui dedica un monumentale commentario, notoriamente piuttosto lontano dal punto di vista ideologico da Piero Calamandrei, fiero avversario del divorzio in quanto sostenitore dell’inscindibilità, anche civile, del matrimonio, nel millenovecentotrentanove, trentasettenne, sposa Laura Boschian, assistente alla cattedra di Letteratura Russa a Padova, dalla quale avrà due figli, Filippo, giurista, e Luigi, fisico. La famiglia avrà un ruolo fondamentale perché Satta sia conosciuto anche come romanziere, visto che dopo la sua morte, avvenuta nel millenovecentosettantacinque, troverà fra le sue carte interessanti e assai valide prove letterarie che darà alle stampe: Ilisso pubblica invece una tenera e intensa testimonianza d’amore, quella di un uomo che si strugge, soffre e s’appassiona, ansioso, impaziente, felice dell’incontro, addolorato dal distacco. Da leggere. Sperando magari di ricevere un giorno parole simili.

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Libri

“Io e lei”

download (3).jpgdi Gabriele Ottaviani

Il bello di parlare con voi, aprirvi la mia animula vagula blandula, raccontarvi i fatti miei che non l’ho mai fatto con nessuno, è che voi non capite un cazzo e non sareste in grado di ripeterli ad altri mentecatti.

Io e lei – Confessioni della sclerosi multipla, Fiamma Satta, Mondadori. Fiamma Satta è una donna intelligente, brillante, ironica, capace, energica, vitale, che trasmette innata e immediata simpatia e suscita da subito ammirazione, anche a chi non la conosce personalmente ma solo attraverso le sue opere. La sua voce, mai pedissequa, banale, eco d’un coro vacuo, è una delle più note, da anni si spande per le frequenze radiofoniche nazionali e non solo. In ogni sua parola, sia essa scritta che pronunciata, si riverbera e moltiplica, frammentandosi in mille faville che raggiungono ogni punto del visibile, la luce dell’acume. È scrittrice e giornalista, per le più prestigiose testate. È romana. È notoriamente diversamente affabile. Ha la sclerosi multipla. Che è la protagonista del suo libro. Un’opera potente, vibrante, destabilizzante, per la quale non viene in mente altra parola che non sia stupefazione. Ovvero, come recita il vocabolario, il suscitamento di un’attonita meraviglia che quasi disorienta. Io e lei pare, cambiando quel che dev’essere cambiando, Le lacrime amare di Petra von Kant: è la storia di una relazione tra due personaggi femminili che sbattono l’un contro l’altra come falene addosso alla lampada accesa. Che è simbolo di coscienza, autodeterminazione, dignità. Una è sboccata, irosa, corrosiva come acido, ingombrante, egoriferita, malmostosa, superba: si crede chissà chi, guarda tutti dall’alto in basso e tratta tutti male, in primo luogo i lettori, uditorio miserrimo – così li chiama – cui concede l’infinita grazia, per cui ritiene le dovrebbero riconoscenza, di abbassarsi a tal punto al loro livello da confidarsi. Già il nome non promette bene: è, per l’appunto, la Sclerosi Multipla. La carnefice. Che ha una vittima preferita: la Miagentileospite. È dentro di lei. Sempre. Sempre di più. La disprezza con tutte le sue forze. Tutto, fra loro, è opposto: eppure, eraclitianamente, non esiste contrario che non si leghi a ciò che rappresenta quel che non è. Non si può conoscere il bene senza aver esperienza del male, non si capisce cosa sia la salute se non si ha idea della malattia. E Fiamma Satta scrive un’autobiografia – ma è riduttivo chiamare così questo libro che rifugge le classificazioni tassonomiche di genere, schemi che in fondo sempre e comunque lasciano il tempo che trovano, e che costituiscono solo una scomoda comodità, che rassicura e fa impigrire come tutte le abitudini – che si muove su più livelli, finché… Da non perdere. Fa riflettere sul senso stesso della vita.

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