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“Agonia”

agoniadi Gabriele Ottaviani

Anche lui ha letto il testo di lei, e ora ne sta parlando. Cosa dice? Che importa cosa dice? Ne dice bene, è ovvio, ma in modo misurato. Infine si apre: sostiene di non essere riuscito a penetrarlo completamente e, con un tocco di deferenza, chiede a lei di istruirlo, dal suo punto di vista di autrice, circa le intenzioni, il senso filosofico del dramma … Lei, dentro di sé, rimane un po’ stranita e un po’ rattristata. Ma non poi tanto. È così sicura di quello che ha scritto e sono già così numerosi quelli che ne sono stati ammaliati. Che un autore inoltre parli della sua opera e non l’opera parli del suo autore! Comunque ora non ha proprio voglia di tenere un workshop di drammaturgia, ed elude con una frase l’ingrato incarico. Allora lui si mette a fare domande: Perché il giovane intellettuale della prima scena sparisce? Mi era così simpatico! Risposta: Sparisce perché il suo rivale in amore lo fa sparire… E quei tremendi bambini tedeschi del finale sono profetici o li hai veramente conosciuti? Profetici e conosciuti, risponde lei, e, dimenticando già l’incomprensione, abbandonandosi di nuovo, gli parla dei bambini di oggi e di quelli di ieri…

Agonia, Lodovica San Guedoro, Felix Krull. Per certi versi si potrebbe ritenere che Agonia (il sottotitolo già dice tutto: Lo strano incidente che capitò a Giulia Berri-Orff in quel tempo lontano), scritto fra il duemilatré e il duemilaquattro, prendendo in prestito una terminologia più specificamente relativa al lessico della settima arte, sia una  specie di prequel di quei lavori, a loro volta di fatto considerabili come una narrazione unitaria, con cui Lodovica San Guedoro, nata da genitori siciliani a Napoli, dove, come fra Roma e la Toscana, ha trascorso la gioventù prima di trasferirsi a Monaco di Baviera, è stata, come pure per Le memorie di una gatta, segnalata nella longlist del Premio Strega, ossia Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé… e Amor che torni…: Agonia, dalla lingua come di consueto alta, limpida, lirica, aulica, classica, preziosa e raffinata, neghittosamente evocativa di suggestioni antiche, narra del potere salvifico ma non gratuito della letteratura e soprattutto della procella in cui s’imbatte, essendone tutta sconvolta, l’anima della scrittrice Giulia Berri-Orff, per circa un anno preda di un dolore multiforme che la avviluppa, sentendosi aliena al mondo che la circonda. Eppure… Da leggere.

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“Amor che torni…”

amor che torni.PNGdi Gabriele Ottaviani

Inaspettatamente, la sera stessa, piovve la sua risposta. Per coincidenza, si trovava già a Monaco…

Amor che torni…, Lodovica San Guedoro, Felix Krull editore. Chi ha apprezzato Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé… certamente non potrà non restare piacevolmente e favorevolmente colpito da questo che è in realtà non semplicemente, ammesso che l’avverbio sia adeguato al contesto, il suo seguito, ma ne è addirittura – per giunta caratterizzato da una veste editoriale assai singolare – di fatto il completamento, dato che i due poderosi e ponderosi romanzi, connotati come sempre dall’utilizzo di una scrittura elevata alla quale, forse, non si è nemmeno più così abituati, almeno in italiano, sono un’unica arcadica e universale meditazione sulle peripezie d’amore: interessante e intrigante.

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“Le memorie di una gatta”

Cattura.PNGdi Gabriele Ottaviani

Un vecchio Rozzo, alto e allampanato, salutò il pubblico con i consueti salemelecchi dolciastri, poi venne il turno di Amito. Anche qui doveva purtroppo esserci una dissonanza. Ricorderete senz’altro che la Sala degli Specchi si distingueva proprio per la sua leggiadrìa ed eleganza: ebbene Amito non ebbe il coraggio di presentarsi, tra gli stucchi rococò e le tappezzerie azzurre, con una pelle di pecora addosso? Sì, una di quelle giacche da pecorai sardi o abruzzesi senza le maniche e senza i bottoni, solo pelo e di nuovo pelo! Ora penserete che me lo sia inventato per malignità, per rifarmi del paragone col pipistrello, o per movimentare il quadro della serata, ma non è così. I padroncini strabuzzarono gli occhi, allorché lo videro apparire conciato in quel modo, lui il maestro di cerimonie! Sembrava un pecoraio calato giù dai pascoli d’alta montagna, sembrava, altro che un maestro di cerimonie! Come vedete, non è facile fare gli scrittori, oggi, bisogna fare i conti con molti, molti imprevisti, la loro strada è disseminata tutta di mine sul tipo di Amito. Se vogliamo prescindere dalla scarsa affluenza di pubblico, che potrebbe essere vista quasi come una fatalità naturale, quella sera soltanto, di mine ce ne furono tre. Quella di Amito era, infatti, destinata a non essere l’unica, ma la prima.

Le memorie di una gatta, Lodovica San Guedoro, Felix Krull. La più volte candidata allo Strega Lodovica San Guedoro si cimenta questa volta col dar voce a una splendida gatta che sin da subito non si preoccupa degli errori che potranno riscontrarsi nel suo racconto, perché del resto anche la storia stessa della filosofia non è che un lungo procedere di errore in errore. Mangia bene, è coccolata, la sua indole non è malinconica come quella di tante sue amiche, si muove agilmente sullo sdrucciolevole pavimento della diplomazia, ha nobili e fiorentine origini (ricorda poco della sua infanzia, in ogni modo), una madre cacciatrice, la letteratura la affascina, anche se all’inizio le pare una sorta di strambo incantesimo, combatte con coraggiose lucertole, di tanto in tanto fa sogni premonitori, finché un giorno arriva Pio, e… Allegorico, elegante, intrigante, divertente.

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