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“Stjepan detto Jesus, il figlio”

di Gabriele Ottaviani

Ci ero andato a Dojnia, con lo zio Stjepan e la bisnonna Anja. Non lo potrò mai dimenticare perché ero uscito stupefatto e addolorato dopo aver visto lo spettacolo. Il circo era venuto in paese preceduto dalla banda che aveva suonato girando per le strade. In paese non era mai successo di sentire tanta musica. Quel giorno Dojnia mi era sembrato un paese molto allegro e invaso dalle note. La sera però avevo scoperto che la sola cosa bella dello spettacolo del circo era proprio la musica. Infatti i padroni avevano fatto esibire come giocolieri dei poveri cani magrissimi. E, nella gabbia, c’era soltanto un leone vecchio e spelato che ruggiva dolorosamente ogni volta che il domatore lo costringeva a saltare nel cerchio con il fuoco.

Stjepan detto Jesus, il figlio, Maria Rita Parsi, Salani. Psicoterapeuta, psicologa, docente, saggista, scrittrice di poesie, racconti, romanzi, testi per adulti e ragazzi e opere teatrali, cavaliere dell’ordine al merito della repubblica italiana, autrice di un gran numero di pubblicazioni scientifiche, componente dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, già tra i facenti parte del comitato dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus, erede delle esperienze di animazione socioculturali già attive da quasi mezzo secolo, medaglia d’oro della Camera dei Deputati a nome del Comitato Scientifico Internazionale del Centro Pio Manzù, presieduto da Mikhail Gorbaciov, insignita del Premio Paolo Borsellino e di moltissimi altri riconoscimenti, Maria Rita Parsi, nota anche al grande pubblico per le sue numerose partecipazioni televisive, ha a cuore il benessere dei fanciulli, e scrive con competenza e senza retorica. La storia è particolare, e dunque universale, ricca di empatia, cura e sensibilità, valica la mera cornice tassonomica del romanzo propriamente detto e induce alla riflessione su temi significativi e sempre attuali, e il sottotitolo già dice tutto, custodendo e consegnando una grande verità: Il romanzo dei bambini che vengono al mondo per salvarlo e per salvare i loro genitori. Perché ogni nuova vita va celebrata, perché l’amore si nutre d’amore e nutre a sua volta l’amore, perché la bellezza salva, e ribalta la convenzioni e le premesse: laddove parrebbe esserci solo oscurità, ecco che come una pianta che gemma da un seme capitato per caso in mezzo all’asfalto che ha avuto la forza di bucare spunta infatti la luce. Stjepan, detto Jesus perché è nato allo scoccare della mezzanotte del giorno di Natale, non è orfano ma è come se lo fosse e si sente tale, perché venuto al mondo in seguito alla violenza di un soldato durante la guerra dei Balcani su una giovane donna che, non essendo in grado di amarlo e non volendo, innocente, odiarlo, lo fa crescere alla bisnonna, che è allegra ma sincera, e dunque Stjepan, a nove anni, decide, insieme al suo cane, alla sua tartaruga e alla sua macchina fotografica, di partire alla ricerca della mamma. E… Emozionante.

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“L’amante di Barcellona”

di Gabriele Ottaviani

Suonai il campanello e attesi, con il cuore al galoppo e la testa che continuava a chiedermi cosa diavolo mi stesse prendendo. Per fortuna, la porta si aprì prima che il dialogo tra il mio cuore e il mio cervello avesse inizio. Dopo un concerto di chiavistelli e catenacci, davanti a me comparve una donna giovane con la coda di cavallo, una camicetta rosa aderente e un paio di leggings neri. Accentuava le esse finali e aveva una pronuncia blesa, forse colombiana.

L’amante di Barcellona, Care Santos, Salani, traduzione di Laura Marseguerra. Critica letteraria, ha studiato giurisprudenza e filologia, è giornalista, ha fondato e diretto l’associazione dei giovani scrittori spagnoli e tiene con regolarità laboratori di lettura sia in Spagna che al di là dell’Atlantico: Care Santos racconta in quest’occasione la storia di un libro perduto, prezioso, misterioso, un memoriale svanito da oltre due secoli, ma di cui sono rimaste delle tracce. E… Semplicemente irresistibile.

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“Il libro dei sette sigilli”

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Perché nessuno gli aveva mai raccontato quella storia?

Il libro dei sette sigilli, Barbara Bellomo, Salani. La memoria è un tesoro preziosissimo, forse in assoluto il più prezioso. Ma come ogni cosa se non ha limiti fa presto a diventare una tortura e una dannazione: perché è nella moderazione che tutto si esalta, la smisuratezza – re Mida è solo il primo e più facile degli esempi possibili, ognuno scelga quello che più gli aggrada – è per eccellenza la maggiore e più grave delle empietà, sin dalla notte dei tempi, quando perlopiù aveva il nome di hybris. Margherita Mori è una scrittrice di chiara fama, gran talento e conclamata riuscita, ed è affetta da ipermnesia. Ossia non dimentica nulla. Soprattutto ciò che le fa male. Un giorno si imbatte nella storia di un testo leggendario, il libro di una profetessa destinato a influire in modo decisivo sulle sorti del mondo, e… Brillante, potente, intrigante: da leggere.

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“La ragazza senza nome”

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  • Ma è sempre così?
  • Così, come?

La ragazza senza nome, Elda Lanza, Salani. Esperta di comunicazione e bon ton (e chi meglio di lei…), giornalista, conduttrice televisiva, scrittrice raffinata e dalla prosa piacevole come l’acqua per chi ha sete, Elda Lanza è scomparsa novantacinquenne nel duemiladiciannove: questo suo ultimo romanzo, a differenza della pellicola dei fratelli Dardenne con cui condivide il titolo italiano, è un’opera bella e riuscita, che racconta la storia di una giovane e splendida donna rinvenuta cadavere nella roggia di Sanpietro. Un’altra donna è l’ultima persona ad averla vista viva, prima che le sue spoglie fossero trovate nel canalone: è Beatrice Longoni, che durante una notte di tregenda l’ha accolta e ne ha ricevuto le confidenze. Che non fa in tempo a raccontare a Max Gilardi, avvocato protagonista degli splendidi ed elegantissimi volumi di Elda Lanza, a causa di un’esplosione. Oltremodo misteriosa, in verità… Non resta, dunque, che indagare. Incantevole.

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“L’appuntamento degli insonni”

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Lei mi ha iniziata alla musica, lei mi ha insegnato ad ascoltarla davvero, al di là dell’immaginazione e delle emozioni che suscita. La ricchezza timbrica, la successione delle diverse melodie, le variazioni tonali. Nel mezzo del concerto mi dice a voce bassa: «Ascolta bene, lì, la modulazione da maggiore in minore». Non so esattamente che cosa voglia dire, non ne so nulla, ma obbedisco e ho l’impressione di percepire un gioco di ombre e di luci. Mi fido di lei, è sempre lei a scegliere il concerto. Sa soltanto che non deve mai più portarmi a sentire Wagner. Una sera, all’opera, è riuscito a farmi impazzire più ancora della mia insonnia. «Dai, non è niente, non te la prendere». Sono parole semplici, ma se a dirle è una persona cara che le pronuncia in modo tranquillo hanno un potere consolatorio inestimabile…

L’appuntamento degli insonni, Gabrielle Levy, Salani, traduzione di Paolo Bianchi. La privazione del sonno è una vera e propria tortura, che viene adoperata finanche per farsi confessare i segreti che debbono essere custoditi nel modo più strettamente confidenziale: cinque persone che non hanno nulla fra di loro in comune, se non appunto il fatto di non riuscire a lasciarsi andare al giusto, meritato, salubre e necessario riposo fra le accoglienti braccia di Morfeo, piacere di cui spesso non si riesce a godere per molteplici fattori, iniziano quindi una periodica terapia di gruppo. Accorgendosi pertanto che le differenze sono molto meno marcate delle affinità, e che… Gabrielle Levy, con voce lirica e canora, indaga la fragilità umana: grazioso e profondo.

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“Cenerentola libera tutti”

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Quasi tutti abbiamo nel cuore una dose dell’avidità della regina cattiva…

Cenerentola libera tutti, Rebecca Solnit, Salani, traduzione di Guido Calza, illustrazioni di Arthur Rackham. C’era una volta una bambina, costretta a fare la serva per matrigna e sorellastre, che poi però si imbatte in una fata madrina e in un principe, e vive per sempre felice e contenta perché ha il giusto numero di scarpe, tant’è che c’è chi la apostrofa, mentre passeggia per Rodeo Drive con l’uomo che, prima di innamorarsi, l’aveva ingaggiata per servigi presumibilmente fiabeschi, ma non nel senso che avrebbe potuto immaginare la cara Smemorina, come la quintessenza di colei a cui la vita ha garantito tanta fortuna. Ma questo è solo l’inizio: Cenerentola infatti è l’incarnazione della generosità, perché tutti hanno diritto a una seconda possibilità, possono scegliere ed essere felici. Adatto a tutti, grandi e piccini, è da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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“Eroi”

712HgYsuNML._AC_UY218_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Per raccontare il viaggio della nave di Giasone, Argo, alla conquista del Vello d’oro occorre conoscere antefatti, antefatti e poi ancora antefatti. Ma siccome sono antefatti interessanti, spero li leggerete volentieri. Incapperete in molti nomi che vi parranno aculei di un porcospino, ma non preoccupatevi: quelli importanti vi rimarranno impressi.

Eroi – Mostri e mortali, imprese e avventure, Stephen Fry, Salani.  Nato a Londra nel millenovecentocinquantasette, dottore in Lettere (si è laureato a Cambridge, dove ha stretto amicizia con Hugh Laurie e la divina Emma Thompson), scrittore, regista, attore, sceneggiatore, autore televisivo e chi più ne ha più ne metta, Fry, uomo di multiforme ingegno, icona della cultura pop inglese, professionista impareggiabile, voce di tutti e sette gli audiolibri in lingua inglese della saga di Harry Potter, già cimentatosi con le appassionanti avventure delle divinità greche, ora indaga le vicende degli eroi. E il risultato è una meraviglia.

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“La terza sorella”

unnamed.pngdi Gabriele Ottaviani

«Brutta storia per la nostra chiesa, don Gerolamo… lei non doveva permetterlo. Doveva opporsi, se non fosse che avranno pagato…» «Con i soldi quelli si comprano anche il Paradiso… E il principe si rivolta nella tomba, e quella santa di Donna Elisabetta…» Il parroco stringeva la mano a tutti e sorrideva. «È già arrivato il Vescovo, andate in pace. Abbiamo il Vescovo, è un onore. Questo deve contare, andate… andate e cercate di sedervi, sarà Messa grande… andate e pregate». Sottofondo alle chiacchiere, il suono dell’organo. Non lo sentivano suonare da anni, da quando era morto il Marcello, l’organista. E ora ne avevano chiamato uno dalla città, che non aveva niente da dividere con loro. Ma sembrava bravo. «L’avranno fatto venire da Milano… con i soldi, si sa». Nessuno di quelli che stavano entrando in chiesa capiva che cosa quell’uomo con la gran testa di capelli bianchi e l’abito nero stesse suonando, ma era bella musica. Sottovoce. Una musica che riconciliava. A un certo punto quelli che erano rimasti indecisi sul sagrato videro arrivare la carrozza del castello. La conoscevano, con i due cavalli bai, lo stemma sui fianchi, e il conducente in abito nero con la mantella leggera e gli alamari d’oro. Scese prima Elisa, nel suo bell’abito attillato, con la gonna a raggiera e il busto sottile, di quel colore che era il colore dei suoi occhi.

La terza sorella, Elda Lanza, Salani. Una vera signora, Elda Lanza, e non si può non piangerne la recentissima scomparsa: autrice televisiva, presentatrice, pioniera della comunicazione, scrittrice raffinata e dotta (e non è che un ritratto parziale, questo), è in libreria con la sua ultima ed elegantissima prova, da vera maestra del giallo e non solo: Elena Clerici di Garbagna, baronessa brianzola la cui tenuta domina il piccolo borgo in cui si trova, è stata brutalmente uccisa nel suo letto, dov’è stata rinvenuta con la gola trafitta da un ferro da calza. A ritrovare il corpo è Carlo, il marito, sin da subito o quasi, anche, se non soprattutto, per la differenza di ceto iniziale, causa di molta diffusa ostilità nei confronti di quest’unione, considerato il primo dei sospettati. Per risolvere l’enigma viene convocato a Villa Dubeca anche Max Gilardi, amico della coppia e testimone di nozze di Elena, che… Da non perdere.

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“Bianco letale”

51U+gVgk+fL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Chi aveva accesso alla casa, agli antidepressivi e all’elio?

Bianco letale, Robert Galbraith, Salani, traduzione di Valentina Daniele, Barbara Ronca, Laura Serra, Loredana Serratore. Cormoran Strike non può più muoversi nell’ombra come un tempo poiché la sua fama di detective ormai è conclamata: se a tutto ciò si aggiunge il fatto che i rapporti con la giovane e determinata Robin, sua socia (un tempo sua assistente), sono comunque tesi e complessi è facile capire che la situazione non sia delle meno ingarbugliate nel momento in cui un fragilissimo ragazzo, Billy, che poi scomparirà e che, nonostante i suoi problemi mentali, gli sembra assai convincente, tanto che lo getta in un labirinto di turbamento, col cuore in tumulto irrompe nella sua agenzia investigativa per denunciare un crimine cui crede di aver assistito, rimanendone terribilmente segnato, in ancor più giovane età. Dunque Strike non può che lanciarsi nella sua quarta ammaliante avventura… Che Robert Galbraith sappia comporre trame magnetiche è ovvio, si tratta di J. K. Rowling! Ma qui, se possibile, si supera: da non perdere.

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“Le maschere di Pocacosa”

41tbyM5-1+L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La serata si allunga piacevole…

Le maschere di Pocacosa, Claudio Morandini, Salani. La felicità in fondo è una piccola cosa, recita una celebre poesia, ma per Remigio, che porta il nome del santo del giorno in cui una volta si tornava tra i banchi della scuola, dove lui eccelle, e per questo è tormentato, sembra essere, in quel di Pocacosa, che non è altro che un luogo, il suo paese, un miraggio: specialmente durante il carnevale, quando nascosti da un’orgia di maschere tutti si lasciano andare senza freni inibitori. E per questo lui si rifugia nella natura: ma non medita vendetta, perché lui aborre il conflitto… Delicatissimo, piano di fantasia, sfrenato e dalla tematica fondamentale, ossia l’atrocità mortifera e insensata del bullismo, Morandini scrive in stato di grazia una storia per tutti e che tutti dovrebbero leggere.

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