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“Primo venne Caino”

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Alla Pappa Solidale trovò Biagio Orlandi alle prese con la lavastoviglie. «Niente, non va… Mi sa che devo cambiarla, porca zozza». «Sarebbe pure ora! Quella specie di catorcio… come la Lambretta che m’hai smollato». «Sì, vabbè. Hai fatto un affare, mica no». Si conoscevano da quando erano adolescenti. Biagio era arrivato al secondo anno di liceo che all’epoca, al Classico, ancora si chiamava quinta ginnasiale. Alto, snello, con gli occhi grigi e l’aria furba di chi ha molto sopportato e capito prima degli altri; non era cambiato molto dai tempi della scuola. Sull’imponente naso aveva ora una gobba per una scazzottata e s’intravvedeva appena qualche filo bianco tra la barba lunga e i capelli tagliati alla moda, tutto lì. Prima che si consolidasse sul piano dell’amicizia senza ombre di altra natura, non troppe almeno, il rapporto tra Biagio Orlandi e Malinverno aveva dovuto superare lo scoglio dell’attrazione fisica. Da parte di Biagio, che era omosessuale e non l’aveva mai nascosto. I maschi gli piacevano molto e non si negava nessun tentativo di conquistarli, a dispetto degli sfottò anche volgari, e con il rischio di provocare reazioni sgradevoli. Come il pugno di quel ragazzo che gli aveva rotto il setto nasale a Formentera per un tentativo di abbordaggio troppo esplicito, finito davanti alla polizia locale. In quinta ginnasiale invece, alla festa di compleanno di una compagna, il nuovo arrivato aveva prontamente approfittato del gioco della lampadina fulminata…

Primo venne Caino, Mariano Sabatini, Salani. Leo e Biagio hanno un rapporto schietto e senza tabù: gli inizi non sono stati facili, l’adolescenza è già di per sé un sentiero irto di rovi, ma poi, quando il suo amico, un giorno, viene preso di mira da cinque bulli tutti insieme, Leo non ci pensa su un secondo a diventare il suo eroe. E Biagio è solo uno dei molti e perfettamente caratterizzati personaggi che popolano il nuovo, ottimo romanzo di Sabatini, la cui voce è sempre più matura, così come sempre più raffinata è la capacità di immergersi e far immergere nei meandri dell’animo umano attraverso una prosa solida e potente, ben strutturata, ricca di sfumature, dettagli, livelli e temi, senza retorica: perché l’apparenza di più assoluta normalità spesso e malvolentieri cela un abisso di perversione. È estate, l’afa attanaglia ogni cosa, e Leo, l’affascinante e ruvido Malinverno, giornalista ancora una volta protagonista di un’inchiesta, parallela, come d’abitudine, a quella delle forze dell’ordine, che lo porterà laddove mai con ogni probabilità avrebbe inizialmente pensato di trovarsi, è in vacanza con Eimì (sì, come il verbo essere per chi ha studiato il greco: e infatti lei, che ha vent’anni meno di lui, proprio dall’Ellade viene) ma torna a Roma, nella sua città che sembra decisamente meno sorniona, pigra e neghittosa di quanto non appaia di norma quando la canicola la affoga. L’amico e vicequestore Jacopo Guerci gli telefona: c’è una nuova vittima. Anche stavolta le hanno asportato un lembo di pelle. Tatuata. C’è in giro un serial killer? E qual è il suo obiettivo? Un vero regalo per tutti gli appassionati, e non solo.

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“L’inganno dell’ippocastano”

Mariano Sabatini L’inganno dell’ippocastanodi Gabriele Ottaviani

Malinverno si sforzò di non far viaggiare la fantasia. Non sarebbe convenuto a nessuno. Stanco com’era, non ci pensò neanche a prepararsi il letto. Si distese vestito con una coperta addosso e il sonno lo investì con la violenza di uno spintone, sprofondandolo in un abisso scuro. Avrebbe proseguito a dormire con la stessa soddisfazione se il telefonino alle 3.32 del mattino, come certificava in modo spietato il display, non avesse preso a suonare.

[…]

«Chi ci ammazza a noi?» si pavoneggiò Jacopo Guerci, passandosi le mani sulla pancia piena. «Chi ci ammazza? Il colesterolo, ci ammazza» scherzò Malinverno. «Ora mi servirebbe solo una cosa…» «Una bella trombata? Ho quello che fa per te, ti do l’indirizzo del Welness Days». Il vicequestore aggrottò la fronte. «Che cos’e` il Wellness Days?» Glielo raccontò, senza tralasciare il particolare della minorenne cinese e del nome di Filippo Prandelli che aveva funzionato da ‘apriti, sesamo’. «Un altro ambito in cui indagare. Questo caso mi sembra il gioco del prato fiorito sul pc. Cliccando su una casella non sai mai quante e quali altre se ne apriranno». «Bella immagine, calzante». «Abbiamo anche cercato il notaio Doglio, quello che curava gli interessi di Ascanio Restelli…» «Che vi ha detto?» «Niente. Perché non è a Roma… La segretaria mi ha riferito che si trova all’estero, che lo avrebbe avvertito». Si spostarono in salotto per bere un bicchiere di whisky, prima di andarsene ognuno in camera propria. «Posso prendere un libro? Non ne ho di miei…» «Jac, in questa casa i libri non mancano di certo» dal sofà si sporse con un gesto ampio a mostrare le librerie alle sue spalle. «Prendi quelli che vuoi, ce ne sono, credo, anche nel frigo e nel forno… che mia madre, del resto, non adopera per gli usi soliti». «Linguaccia» Guerci si alzò stirando la schiena. «Allora credo che me ne andrò a letto. Sono stracco». «Vai, vai, vecchietto». A proposito di libri, gli venne voglia di capire che tipo di letture facesse Viola Ornaghi. Recuperò il volumetto rosso dall’ingresso e si sdraiò sul letto.

Mariano Sabatini, L’inganno dell’ippocastano, Salani. Mariano Sabatini è un bravo e conosciuto giornalista. Le sue critiche televisive sono letture di rara intelligenza, frizzanti e piacevolissime: sarebbe però un crimine limitarsi a questo aspetto. Il suo esordio nella narrativa avviene con un noir molto ben congegnato, intrigante, pieno di chiavi di lettura, di temi, di colpi di scena, con una trama solida e uno svolgimento ampio e ben strutturato, personaggi caratterizzati con pochi e incisivi tratti, senza lungaggini o banalità. C’è un imprenditore. Ascanio Restelli. Che si vuole candidare a sindaco di Roma. Chi glielo fa fare? Eh, infatti non arriva al giorno delle elezioni. Lo ammazzano prima. Lo rinviene cadavere una giornalista che doveva intervistarlo. Viola Ornaghi. Che comprensibilmente, con lo sgozzato davanti agli occhi, lei che ancora li ha, visto che a lui li hanno cavati, va nel panico. E telefona a un collega. Un amico. Un tipo tosto, sveglio, scaltro, ironico, scomodo, uno che fa inchieste. Malinverno. Sì, il cognome sembra uscito da una commedia di Plauto, ma non lasciatevi ingannare. Criminalità, corruzione, affari leciti e soprattutto non, politica, informazione, mezzi di comunicazione di massa, ricerca della verità e molto altro ancora. Il libro convince, e molto, sin dal titolo e dalla copertina: ricostruisce un certo mondo con efficacia insolita e accattivante. Da leggere.

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