Libri

“Il mio cuore sedizioso”

di Gabriele Ottaviani

In mezzo a tutto questo scenario, il Kashmir è destinato a diventare il tramite del caos…

Il mio cuore sedizioso, Arundhati Roy, Guanda, traduzioni di Marina Astrologo, Francesca Bandel Dragone, Maria Giuseppina Cavallo, Riccardo Cravero, Massimo De Pascale, Chiara Gabutti, Giovanni Garbellini, Maria Grazia Gini, Piero Leodi, Federica Oddera e Laura Quagliuolo. Non un semplice volume, per quanto monumentale e maestoso, ma un vero e proprio viaggio nella produzione letteraria di una delle voci narrative e intellettuali più stentoree, formidabili e significative degli ultimi decenni: dall’India in tutto il mondo Arundhati Roy celebra incessantemente la sacralità della battaglia per i diritti umani con prose dall’elevatissima valenza politica nell’accezione più solenne del termine, regalando al tempo stesso pagine di solida dignità letteraria. Per conoscere, comprendere, riflettere, capire: da non farsi sfuggire per nessun motivo.

Standard
Libri

“Sotto le lune di Giove”

71AjHxrXUPL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quella notte era rimasta sveglia a stringere la sua metà di melograno…

Sotto le lune di Giove, Anuradha Roy, Bompiani, traduzione di Giovanna Scocchera. Giornalista, scrittrice, editrice, vive tra Delhi e l’Himalaya: Anuradha Roy scrive un romanzo lirico, delicato, intenso, potente, emozionante, epico, ricchissimo di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione, in cui si intrecciano le vicende di tanti personaggi e attraverso questa raffinata tessitura si indagano i meccanismi del dolore, della speranza, della fiducia, della violenza, che ha il sapore aspro di un pompelmo e quello dolce e ferroso del sangue e il rumore stridente di una lama che si abbatte sulla fronte d’un uomo buono, che piange con lo stridore della voce dei maiali che si vedono accerchiati dai macellai, e quel grido fa accapponare la pelle, ed è indimenticabile. Hanno ormai i capelli bianchi Gouri, Latika e Vidya, tre amiche che per la prima volta nella vita fanno un viaggio insieme da sole senza figli né mariti e partono da Calcutta in treno alla volta di Jarmuli, città tempio sul mare intitolata a Vishnu: cammin facendo incontrano una ragazza che si chiama Nomi – un piacevole riflesso pavloviano per chi ha amato il geniale Sense 8… – e che sembra un po’ indiana e un po’ straniera, coi jeans strappati e perline fra i capelli, che dice che sta lavorando a un documentario, un film come quelli di cui si occupa il figlio di una delle tre irresistibili vegliarde, e poi anche un fotografo aspirante regista alle prese con le sue ossessioni, Badal, una guida turistica che ama riamato il giovanissimo Raghu, percorrendo con le mani e la bocca il corpo picchiato, ferito e offeso come il suo, e… Da non perdere.

Standard
Libri

“In marcia con i ribelli”

31WQqiN63YL._BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ma perché gli insegnanti dovrebbero venire qui, nella giungla, quando ricevono lo stipendio anche se restano a casa a far niente? Ottima considerazione…

In marcia con i ribelli, Arundhati Roy, Guanda. Traduzione di Giorgio Garbellini. Tutti noi, con ogni probabilità, abbiamo una precisa idea dell’India. Che ci viene dalla letteratura. Dalla storia. Dalla cinematografia. Dai mezzi di comunicazione di massa. Arundhati Roy mostra attraverso questo libro un’immagine diversa, insolita, inaspettata, quella di un paese gigantesco ammorbato dalla sperequazione, diviso in caste, in cui la religiosità si sta pericolosamente avvitando su di sé fin quasi a sfiorare l’integralismo, e nel quale esistono centinaia di milioni di persone che appartengono a tribù antichissime che vivono in maniera simbiotica con la natura, in territori però ricchissimi di materie prime, per cui ovviamente le multinazionali sono pronte a condurre una vera e propria guerra. Cui rispondono dei ribelli. Che tengono in scacco l’ordine costituito. Arundhati Roy si presenta all’appuntamento per intervistare uno dei più pericolosi rivoltosi. E si ritrova di fronte un ragazzino… Da non perdere.

Standard
Libri

“Il ministero della suprema felicità”

download (1)di Gabriele Ottaviani

Come se essere stati compagni di asilo, di scuola e di università e aver recitato il ruolo di amanti omosessuali in un’opera teatrale non fosse abbastanza, durante i miei anni di stanza a Srinagar in qualità di vicecapo della sezione locale dei servizi, Naga era il corrispondente dal Kashmir per il suo giornale.

Il ministero della suprema felicità, Arundhati Roy, Guanda. Traduzione a cura di Federica Oddera. Un uomo vive in un cimitero. Una bambina appare una notte in mezzo ai rifiuti, figura Christi, verrebbe da dire con occhio occidentale avvalendosi della celebre definizione che Auerbach, commentando Dante, riservò a Beatrice, e cambiando quel che si deve, la cui nativa mangiatoia è fatta di immondizia. Una donna è stata amata da tre uomini. Che non la dimenticano. Che ne sentono la mancanza. Uno, in maniera particolare. Sono personaggi scintillanti come i colori delle mille spezie esposte su una qualsiasi delle bancarelle di un qualsivoglia mercato del subcontinente indiano, così unito e unico e allo stesso tempo così vario e frammentato, quelli di Arundhati Roy, la cui qualità letteraria è in grado di raggiungere vette con le quali è molto difficile, per non dire impossibile, competere davvero per chiunque. È un’elegia struggente sul senso della salvezza: solo gli ultimi e i puri di cuore potranno coltivare la speranza, perché non si arrendono, perché non si fanno abbattere dalle intemperie, perché credono nell’amore e lo praticano. Perché mettono in atto la cura. Che è preoccupazione, medicina, anelito. Imprescindibile.

Standard