Libri

“Abraham Lincoln”

511MRWotaOL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’obiettivo del neorieletto Presidente era chiaro e lasciava spiragli per una pace equa e giusta.

Abraham Lincoln – I grandi delitti politici / 2, Riccardo Rossotto, Archivio storia. È stato senza dubbio uno dei presidenti più importanti fra tutti quelli che si sono avvicendati nella storia degli Stati Uniti d’America, non fosse altro perché a lui viene attribuita la fine della barbarie della schiavitù in quei territori che uscivano dalla terribile guerra di secessione e perché è stato, proprio per questo motivo, almeno stando a quanto la tradizione ha sempre riportato, assassinato. Riccardo Rossotto approfondisce con abilità e stile semplice, chiaro, elegante, dotto e divulgativo, con dovizia di particolari e avvalendosi di una messe di documenti davvero considerevole la figura di Lincoln e il delitto di cui è stato vittima. Da leggere.

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Libri

“John Fitzgerald Kennedy”

download (19)di Gabriele Ottaviani

Perché Kennedy pianificò quella trasferta a Dallas proprio nel novembre del ’63?

John Fitzgerald Kennedy, Riccardo Rossotto, Archivio storia. È diventato un mito. Il presidente giovane. Cattolico. Democratico. Grande amatore. Paladino dei diritti civili. Morto che era ancora un ragazzo, o giù di lì. Un santino. Una leggenda. Un nume tutelare. Un esempio. Un modello. Il rappresentante più noto e amato dell’unica vera famiglia reale che in fondo la storia del paese giovane per eccellenza, della terra delle opportunità che vuole far pagare al Messico un muro antimigranti pur sapendo perfettamente che di indigeno non ne ha lasciato sopravvivere nemmeno uno o pochi di più, abbia, abbia mai avuto e probabilmente mai avrà. Il ritratto di Rossotto non lascia nessun dettaglio all’ombra, è interessante e brillante, e ovviamente al centro di questo primo volume di una collana che si prefigge come obiettivo di indagare i più grandi delitti politici della storia c’è il giorno che ha cambiato per certi versi la storia del ventesimo secolo, l’immagine di una tragedia che è assurta al livello di simbolo e icona, di sintesi di un certo mondo, presenza costante nell’immaginario collettivo anche grazie ai mezzi di comunicazione di massa.

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“L’Italia divenne repubblica”

L-ITALIA-DIVENNE-REPUBBLICAdi Gabriele Ottaviani

Secondo lo storico di casa Savoia, Umberto, per personale inclinazione “avrebbe probabilmente lasciato Roma già il 10 giugno, o avrebbe acconsentito ad una delle mediazioni proposte da De Gasperi. A trattenerlo sono state le pressioni dei circoli monarchici e dei suoi consiglieri: “Lo stanno tirando per i capelli da tutte le parti”, dirà il generale Infante.”

L’Italia divenne repubblica, Riccardo Rossotto, Mattioli 1885. Un paese diviso. Una spedizione dal nord verso il sud. La risalita dello stivale. La consegna al re di grandi territori. I plebisciti e l’annessione. La breccia di Porta Pia. Il non expedit. La prima guerra mondiale. La dittatura, foraggiata con generosità dalla real casa per la solita paura che arrivassero i cosacchi a San Pietro, come se quelli non avessero niente altro di meglio da fare che far abbeverare i cavalli sotto al colonnato del Bernini. E poi la guerra. Persa con ignominia. I Savoia che vedono la mal parata e non sanno fare altro che andare a Brindisi, e forse anche a farsene uno. E quindi la nascita dell’Italia come la conosciamo oggi, una repubblica fondata sul lavoro. Di chi, fortunato, ce l’ha. Sul “questo compito devi sbrigarlo oggi per ieri”. Sul “sì, tranquillo, poi un giorno, se proprio ci tieni, visto che, ingrato, non ti accontenti della visibilità che generosamente ti fornisco, ti pago, così magari il pranzo con la cena lo metti insieme pure tu, poiché da solo non riesci e devo sempre pensarci io, a te, incapace”. Parri. De Gasperi. La raffica di decreti, come se si trattasse di una continua edizione straordinaria del tg. Gli ultimi, frenetici giorni, raccontati come la serie tv 24, un capitolo per data, più o meno, anche se nel caso della fiction erano uno all’ora (e non si capisce perché dal venticinquesimo si passi direttamente al ventottesimo, ma con ogni probabilità è solo un banale, ma marchiano, errore di editing). Come Omero, che nell’Iliade in realtà ci racconta solo gli ultimi cinquantuno terribili giorni della guerra di Troia, così Rossotto, con uno stile magnifico, da cronaca in presa diretta, racconta del più grande momento di svolta, i cui ideali saranno poi in gran parte miseramente traditi dal futuro, della nostra storia recente, come l’Italia, da monarchica, è diventata cosa pubblica. Che vuol dire di tutti, e quindi ognuno deve averne cura, e non di nessuno. Istruttivo.

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