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“Qualcuno, dal passato”

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Quante volte ti ho detto di non chiamarmi signore? Mi fai sentire impettito come un tacchino sopravvissuto a cento natali…

Qualcuno, dal passato, Irene Rossi, Clown Bianco. Il passato ha una brutta abitudine. Non passa mai del tutto. Il fatto che sia trascorso non significa che sia dimenticato. O dimenticabile. O che cessi di determinare conseguenze nella vita di ognuno di noi. Lo sa bene Jo Penna, burbero, sarcastico, malmostoso, stropicciato, abilissimo, irresistibile commissario a capo della squadra mobile di Bologna che si imbatte sui colli che circondano la Dotta nel cadavere mutilato di una ragazza e nella cartolina di un vecchio film, esattamente come accadeva ai tempi in cui lui lavorava a Cortina. Solo che, in teoria, il responsabile di quei delitti è da tempo, e senza dubbio alcuno, defunto. Perciò… Vincitore evidentemente con pieno merito l’anno scorso del premio Gialloluna Neronotte per il miglior romanzo inedito, è da non perdere. Mozzafiato.

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“La ragione e il buonsenso”

7c20711cover28586di Gabriele Ottaviani

Non è con bravi scolari di 10 anni che una società può svilupparsi, ma con bravi dottori di ricerca di 25-30 anni; e noi ne abbiamo drammaticamente pochi.

La ragione e il buonsenso – Conversazione patriottica sull’Italia, Ferruccio De Bortoli, Salvatore Rossi, Il Mulino. Il concetto di patria, come tanti altri, in primo luogo quello di onore, da un po’ di tempo è diventato appannaggio esclusivo di una sola parte politica. O peggio, viene utilizzato e strumentalizzato anche da chi invece non le rende affatto giustizia, né, appunto, onore. La patria invece non è altro che la nostra linea di partenza: nessuno sceglie dove venire al mondo, né da chi, né in quali situazioni. È il terreno in cui affondiamo le nostre radici, da cui suggiamo nutrimento per cercare di innalzarci verso un avvenire radioso, è un patrimonio condiviso, retaggio, lascito, eredità, è un bene di cui avere cura, perché comune, dunque di tutti, e il modo migliore per occuparsene è farlo con ragione e buonsenso, strumenti che sembrano essere stati gettati da molto nel dimenticatoio dalla nostra società e che sono invece l’unica alternativa, assieme alla cultura, all’abbrutimento: il dialogo tra due intellettuali di prestigio assoluto come Rossi e De Bortoli è chiaro e limpido, induce alla riflessione, stimola all’impegno. Da leggere.

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“L’ultima luce”

cover_L'Ultima_lucedi Gabriele Ottaviani

Quando il vento portò via il suo ultimo respiro, parte di me si spense.

L’ultima luce – Una storia ai confini del mondo, Corinna Rossi, Edizioni Espera. Nativa di Napoli, professore associato di Egittologia al Politecnico di Milano, dottoressa in architettura, specializzata a Cambridge, autrice di molti volumi che vertono anche su argomenti matematici, esploratrice da oltre vent’anni dell’Oasi di Kharga e direttrice da sette della missione italiana a Umm al-Dabadib, Corinna Rossi, con prosa di rara efficacia, semplice, limpida, sobria, leggibile, competente, simbolica racconta una storia ambientata nel quarto secolo nel deserto occidentale della terra delle piramidi, per la precisione in un insediamento fortificato dagli accenti buzzatiani dove una comunità fedele all’imperatore si trova d’un tratto a vedere il proprio intero orizzonte, al confine del mondo conosciuto, mutare irrevocabilmente, e… Da leggere.

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“La Firenze segreta dei Medici”

51H+4Y3-SFL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Cosimo aveva già capito che quella notte per lui dormire sarebbe stata un’impresa difficile. Non erano i dolori della gotta, questa volta a tormentarlo erano i brutti pensieri.

La Firenze segreta dei Medici, Valentina Rossi, Newton Compton. Politici, mecenati, intellettuali, banchieri… Sono stati questo e molto, molto, molto altro; nel bene e nel male, una vera e propria leggenda, forse per eccellenza la dinastia, con l’articolo scritto in caratteri maiuscoli: i Medici, i signori di Firenze, città dove vive e lavora Valentina Rossi, autrice di questo agile e denso volume, assai dovizioso di dettagli e particolari, e di tutti i territori annessi alla città dell’Arno, sono senza dubbio i protagonisti di una delle epoche di massimo splendore della travagliata storia dello Stivale che ha dovuto attendere ancora molti secoli dopo la loro epoca prima di potersi dire Italia, nazione di cui Firenze fu per breve tempo la seconda capitale. E la loro vicenda, naturalmente, si dipana anche attraverso dei luoghi, più o meno conosciuti, di cui il volume, di rara chiarezza, rende edotti i lettori: da non perdere.

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“A mio non modesto parere”

417rPZDrRJL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I grandi risultati tendono in genere a nascondere le vie che hanno consentito di raggiungerli.

A mio non modesto parere – Le recensioni sul Sole 24 Ore, Paolo Rossi, Il Mulino, a cura di Roberto Bondì e Martino Rossi Monti. Recensire significa dare il proprio parere su un’opera altrui. Segnalarne pregi e difetti per fornire, ammesso e non concesso che a qualcheduno interessi, la propria opinione su un determinato prodotto con il quale si è avuta la fortunata opportunità di entrare in contatto in anticipo rispetto alla maggior parte delle altre persone. Il recensore è dunque una guida. O almeno dovrebbe esserlo. Spesso infatti, e sono rari coloro i quali sono immuni da questo pericolo, gli articolisti si prendono lo spazio dello scrivere per pontificare e dare spago alla propria volontà di essere vati: ma del resto, si sa, nulla inorgoglisce più di un encomio, e c’è chi se lo fa da solo perché sa che non glielo farà nessuno, sovente soprattutto quando in verità davvero lo meriterebbe. Paolo Rossi, storico delle idee, figura tra le più importanti della cultura italiana a livello globale, un vero e proprio maestro, ha scritto per molti anni recensioni sul quotidiano di Confindustria, che sono qui raccolte e riprodotte. Da leggere e rileggere.

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“Splendore nell’erba”

41zvxhm9vAL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi piacerebbe raccontare come dobbiamo perdonare i nostri genitori.

Splendore nell’erba, Alfredo Rossi, Gremese. È uno dei più celebri film della storia del cinema e uno dei più importanti all’interno della gloriosa carriera del suo artefice, Elia Kazan (Un albero cresce a Brooklyn, Boomerang, Il mare d’erba, Barriera invisibile, Pinky, la negra bianca, Bandiera gialla, Un tram che si chiama Desiderio, Viva Zapata!, Salto mortale, Fronte del porto, La valle dell’Eden, Fango sulle stelle, Il ribelle dell’Anatolia, Gli ultimi fuochi), uomo di indubbio talento e assai contestato per come si comportò nell’epoca infausta della caccia alle streghe maccartista. L’esegesi che qui viene fatta attraverso immagini e parole di Splendore nell’erba, pellicola del millenovecentosessantuno con i bellissimi e bravissimi Warren Beatty e Natalie Wood, è interessante, precisa, semplice, chiara, diretta, originale, raffinata, dotta, puntuale.

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“Togliatti e Stalin”

51vlaRWOQ1L._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Si può dire a posteriori che gli anni a metà del secolo furono tra i più pericolosi nella storia dell’umanità: il mondo si trovò infatti allora sull’orlo della terza guerra mondiale, con il rischio di un ricorso alle armi atomiche.
Togliatti e Stalin – Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca, Elena Aga Rossi, Victor Zaslavsky, Il Mulino. L’Italia è stata il paese, com’è noto, col più grande partito comunista nell’occidente a trazione a stelle e strisce. Ha preso milioni di voti per anni, intere regioni erano suo feudo elettorale, nonostante si debba aspettare soltanto la seconda repubblica, e nemmeno nelle sue primissime fasi, per vedere un ex militante della storica compagine con sede in via delle Botteghe Oscure, nel cuore di Roma, diventare primo ministro in una repubblica che per decenni è andata avanti a furia di monocolori, pentapartiti e compromessi più o meno storici. Il volume scritto a quattro mani, divulgativo, chiaro, semplice, articolato, interessante, ora ripubblicato, mette in luce una questione importante le cui conseguenze si ravvisano sulla scena politica nostrana ancora oggi: difatti si evidenzia pienamente come le scelte politiche del Pci, partito nazionale e al tempo stesso frazione di un movimento molto più ampio a guida sovietica, siano state in più di un’occasione determinate dalle esigenze della politica estera di Stalin. Da non perdere. Per conoscere, riflettere, imparare, capire.

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Libri

“Sotto un altro cielo”

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Quando la sera giunse portando con sé un leggero e fresco vento, le bambine erano tutte pronte, pulite e in perfetto ordine. Avevamo fatto indossare loro vestiti neri che lasciavano il volto perfettamente visibile. I miliziani giunsero accompagnati da un frastuono di risate e grida euforiche. Quello che doveva essere il comandante se ne stava in prima linea col suo kalashnikov tra le braccia. Indossava una tunica bianca e la barba nera e riccia era molto lunga. Gli uomini erano più di venti mentre le bambine poco meno di dieci. Sentimmo i miliziani discutere animatamente sull’ordine col quale si sarebbero potuti prendere il proprio piacere; discussione che si fece ancora più accesa quando li accompagnammo nella stanza dove le bambine aspettavano in religioso silenzio. Sentimmo gli uomini fare a gara per conquistarsi la preda che più preferivano mentre il comandante, individuata quella di sua spettanza, già si avviava con lei in un’altra stanza. Le ore seguenti trascorsero all’insegna di violenti gemiti di piacere e di guaiti soffusi provenienti dalle giovani donne. “Sono tutte vergini”, mi disse una compagna, “loro le vogliono così”.

Dacia Maraini, Giampiero Rossi, Gianfranco Di Fiore, Renato Minore, Francesca Pansa, Pierfrancesco Majorino, Simone Gambacorta. Questi, insieme a Claudio Volpe (dal cui Donne di ferro si trae la citazione iniziale), che scrive anche la postfazione e cura la raccolta, nata da una sua idea e ulteriormente impreziosita dai contributi di Paolo Di Paolo, Alessandro Di Meo – autore pure della bella foto di copertina – e Michela Marzano, sono i prestigiosi autori dei racconti – belli, densi, intensi – di Sotto un altro cielo, Laurana editore. Un libro importante, da leggere per un semplice e chiaro dovere di civiltà. Perché il tema, trattato senza retorica, è la migrazione. La fuga. Il viaggio. Il bisogno. Il futuro. Di una vita migliore. Per sé e per i propri cari. L’impossibilità di restare lì dove il mondo ricco vorrebbe che si stesse, lontano dagli occhi e dal cuore, la necessità di affrontare l’ignoto, il pauroso, il terribile, aggrappati a un filo esilissimo chiamato speranza. Da non perdere.

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“Dampyr – I misteri di Praga”

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Che la capitale della Repubblica Ceca sia bella lo sanno anche i sassi. Che sia suggestiva idem. Che sia misteriosa non c’è nemmeno da dirlo, anche perché è da sempre storicamente legata all’alchimia, all’occultismo, all’esoterismo, alla magia nera. Harlan Draka è un Dampyr, ossia un cacciatore di vampiri. Combatte contro il male, noto o ignoto che sia, quell’inconnu che sempre i letterati hanno cercato di penetrare con la loro arte, di illuminare con la luce del raziocinio. Harlan Draka vive a Praga, disegnata in maniera più che affascinante in questo volume edito da Bonelli, al Teatro dei Passi Perduti, sull’isola Kampa, è duro, cinico, la sua ironia taglia più di un rasoio, ma ha anche degli ideali incrollabili: Dampyr – I misteri di Praga, di Mauro Boselli, Maurizio Colombo, Luca Rossi e Nicola Genzianella. Per gli appassionati del genere, un’occasione imperdibile.

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