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“Se solo fossimo altrove”

Se-solo-fossimo-altrove-Romina-Carrisi-cover-libro-2016-11di Gabriele Ottaviani

Persino le nostre ombre s’ameranno

ballando su tetti innevati

di vite solitarie.

I tuoi specchi riflettono

le mie fragili forze

mentre le mie mani

sfiorano i tuoi perfetti difetti.

Tra nuvole e sogni

si toccheranno

ridendo della carne

confinata nei suoi ridicoli dettagli.

Se solo fossimo altrove, Romina Carrisi, Miraggi. Settantanove poesie, varie per lunghezza, metro, atmosfera, unite da un comune denominatore: l’amore. Che davvero, verrebbe da dire, muove il sole e le altre stelle. Oltre a dare senso alla vita, a ogni cosa, anche la più piccola. Si può scegliere di amare per ripicca a un’indifferenza cattiva e immotivata (Ti punisco), si può innamorarsi del proprio cuore, come rifugio nei confronti di uno squallore fatto di attese che la pasta non sia più mangiabile, fra guanti di gomma e sigarette, e di tradimenti banali, si può decidere di scrivere un Testamento (parola forte, soprattutto se proclamata da una ragazza così giovane) che in realtà non è il messaggio della fine, ma la testimonianza di un nuovo inizio. Una raccolta che ha un dono e fa un dono ai suoi lettori: una grandissima grazia pacificatrice.

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Intervista, Libri

“Se solo fossimo altrove”: intervista a Romina Carrisi

file.jpgdi Gabriele Ottaviani

Di gentilezza, dolcezza e sensibilità innate, che traspaiono sin dalla voce cristallina e si riverberano nei suoi scritti, semplici, umili, delicati, sinceri, Romina Carrisi è autrice della raccolta di poesie Se solo fossimo altrove, edita da Miraggi: Convenzionali ha avuto il grande piacere di intervistarla.

I temi principali sono quelli dell’amore e della perdita: come mai questa scelta?

Perché l’amore è il sentimento più importante che c’è, è tutto, è assolutamente indispensabile, e quando lo perdi ti senti come se avessi perso ogni cosa. La poesia probabilmente nasce sempre dalla sofferenza d’amore, e amore e perdita sono legati, come tutti gli opposti, come la coppia e la solitudine, che quando scrivi certe volte ricerchi, anche se ti fa stare male.

Solitudine che viene descritta anche in un componimento come unica compagnia.

Sì, spesso è così. Come si suol dire ciò che ti nutre ti distrugge, e viceversa.

Ci sono anche altre tematiche nei componimenti: l’infanzia, il passato, l’innocenza. In particolare molto tenera è l’immagine delle “trecce storte” nella poesia Ventimila mezzanotti fa: come è nata?

Da un ricordo di un albero che avevamo in campagna in Puglia, in mezzo a un sentiero: è sbocciata per caso. E per quanto riguarda le trecce storte… beh, è nell’imperfezione che sta lo speciale!

Molte poesie sono strutturate come un dialogo diretto, ma altre volte, come in Tornò o nell’Essenziale, si nota l’uso della terza persona: come mai?

Bella domanda! (ride) Non saprei, è stata una cosa che mi è venuta spontanea, dal cuore.

Il blocco dello scrittore: come ci si sente quando si pensa di aver perso le parole?

Malissimo. Come quando si perde un amore senza riuscire a capacitarsene, nonostante si sia fatto del proprio meglio. Infatti è proprio in quel modo che ne parlo: ma come, vi ho trattate con così tanto affetto e rispetto e ve ne siete andate via?

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