Libri

“Mia nonna d’Armenia”

di Gabriele Ottaviani

Così passano i giorni, uno uguale all’altro, senza troppi dolori ma con tanta tristezza.

Mia nonna d’Armenia, Anny Romand, La lepre. Traduzione di Daniele Petruccioli. Prefazione di Dacia Maraini. La Turchia, che sullo scacchiere internazionale pare muoversi con sempre maggiore arroganza, ancora lo nega, ma la storia, anche se, come diceva Gramsci, le difettano gli allievi, è un’eccelsa maestra, e, come recita un famoso adagio, le chiacchiere stanno a zero: gli armeni sono stati massacrati, hanno subito, nella loro storia, una persecuzione tremenda e violenta, e troppo poco ancora si sa e se ne parla. Anny Romand, un giorno, sei anni fa, mettendo in ordine le cose di famiglia, si imbatte in un quaderno di cui ignorava completamente l’esistenza, il diario di sua nonna, colei che di fatto l’ha cresciuta e con cui spesso parlava, che, scritto in tre lingue, francese, armeno e greco, con una sapienza compositiva commovente, come testimoniano in maniera incontrovertibile gli stralci riportati, integrando quel che l’autrice, che si sente ripiombare addosso tutto l’orrore dello sradicamento e della devastazione, racconta del viaggio di un gruppo di donne e bambini nel millenovecentoquindici attraverso il deserto dell’Anatolia, fra morte e desolazione. Lirico, straziante, monumentale.

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