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“Cuori fanatici”

di Gabriele Ottaviani

Paolo aveva trovato il corpo della ragazza urtandola per caso durante una pausa nelle ricerche…

Cuori fanatici – Amore e ragione, Edoardo Albinati, Rizzoli. Premio Strega con pieno merito col monumentale La scuola cattolica qualche anno fa, Edoardo Albinati, cantore sensibile, profondo e brillantissimo della contemporaneità al di là delle convenzioni e delle ipocrisie di maniera che spesso rendono mefitica l’aria che si respira, narra in questo volume con invidiabile souplesse l’inesauribile ardore della passione, in tutte le sue declinazioni, che nella diversità che contraddistingue ognuno di noi tutti ci accomuna, straziati dal dissidio sempiterno fra essere e voler essere: travolgente e magnetico.

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“Bestiario teatrale”

di Gabriele Ottaviani

Mi faccio ’o segno d’a croce io, poi s’o fa Rocco, un segno d’a croce gigante. Poi il prevete dice: vuoi tu Stellina? Vuoi tu Rocco? La musica coi violini. ’O riso ’nta l’uocchi, ’o riso di tutti i colori. ’O prevete ha da fà ’na funzione veloce pecché se no ’a gente accumincia a sparlà e dice: ma che è? ’Nu matrimonio ommini e ommini? Schhii! Zitti! Allora mi faccio ’o segno d’a croce io, poi Rocco si fa stu segno gigante… firmo io, firma Rocco… a gente dice: «Ma come ha firmato? Antonio Tatangelo o Stellina?». E che ci azzecca, ’o nome mio è Stellina, io mi chiamo accussì, Dio mi conosce accussì. Aggio a sentì ’a musica, ’a musica coi violini e poi è bello quando mi tirano ’o riso, ’o riso ’nta l’uocchi. Mi faccio ’o segno da croce io, poi s’u fa Rocco. A gente dice: «Ma che sò ste porcherie dintro ’a chiesa?». ’Un dicìti accussì! Io aggio organizzato tutte cose. Doppo stu matrimonio ’a vita mia cagna. Io mi levo da ’nmiezza ’a via. «E c’addiventi Stellina? ’Na signora? Non lo vedi c’a gente sparla?» È normale, ’a gente nun è pronta, mò ciuciuleano, ma poi col tempo ’o capiscino ca ’un ce sta niente ’e male. N’atra vota sta musica coi violini, ’ccà arrete ’e rrecchie ca mi schiatta ’a capa! Io nun volevo a nisciuno, nun le volevo tutte sti persone dintro ’a chiesa. ’A gente sparla e io ci sparo ’na trombettata ’n faccia. peeehhh! ’A gente dice: «Stai facendo scandalo dinanzi alla croce. Se proprio devi farle ste purcherie, falle ’e nascosto…

Bestiario teatrale, Emma Dante, Rizzoli. A cura di Anna Barsotti. Una delle più interessanti autrici del nostro teatro e del cinema italiano, artista polivalente di recente passata anche dal Lido di Venezia con le sue Sorelle Macaluso, caso più unico che raro sotto numerosissimi aspetti, con una Weltanschauung assolutamente autonoma e originale, declinata attraverso un gran numero di sfumature, potenti dal punto di vista sociale, culturale, filosofico, politico, nell’accezione più alta e ampia del termine: tutto questo e molto altro è Emma Dante, la cui produzione è qui raccolta in un volume che costituisce un vero e proprio excursus. Da non perdere, per tutti gli appassionati e non solo.

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“Una lunga notte messicana”

Mayault_Una lunga notte messicana_300dpidi Gabriele Ottaviani

Di quelle settimane Olivia conservava un ricordo idealizzato, un istante perfetto del passato ricostituito con grande precisione. Quelle settimane erano perfette, sì, perché Chim seguiva Olivia su strade color ocra, e ogni alba prometteva di farli sentire vivi come capitava troppo di rado di sentirsi. Allora era possibile pensare che i morti e i feriti non fossero morti e feriti invano, che quelle perdite erano parte della lotta mirata a fare della Spagna una repubblica europea rispettata. Bisognava essere stati testimoni di quel momento in cui tutto, nel Paese, era stato mandato all’aria, come la neve finta in quelle palle di vetro con una Torre Eiffel in miniatura che si vendono ai turisti, per credere che fosse possibile distruggere i fondamenti politici, sociali, giuridici e morali di una nazione vecchia come la Spagna sulla semplice base della volontà. Per Olivia quella guerra rappresentava anche una sessione di recupero della rivoluzione zapatista. All’epoca era troppo giovane per parteciparvi in un modo o nell’altro, perché durante i «dieci giorni tragici» aveva soltanto due anni. Olivia giurava che i suoi primi ricordi politici risalivano al 1911, a Puebla. Si ricordava benissimo di sua madre che accoglieva in casa uno zapatista ferito da una pallottola al ginocchio, e della sua governante Aixa in lacrime, con il fazzoletto di stoffa sul naso…

Una lunga notte messicana, Isabelle Mayault, Rizzoli, traduzione di Camilla Diez. Greta, occhi neri, labbra rosse, gliene aveva parlato in diverse occasioni, ma Jamón non aveva mai dato peso a quei racconti della cugina che narravano di una valigia che custodiva un vero e proprio tesoro e che era giunta rocambolescamente in Messico a ridosso della seconda guerra mondiale. Ora però Greta non c’è più, e Jamón si imbatte in quel patrimonio di immagini immortalate dai più grandi fotoreporter mondiali – Robert Capa, Gerda Taro, David Chim Seymour… – all’epoca della guerra eternata da Picasso col suo capolavoro, Guernica, che ha distrutto la Spagna e il suo popolo. Epico e magistrale, il romanzo di Isabelle Mayault, che trae spunto da una storia vera per la sua prima e vibrante incursione nella dimensione della pura narrativa, è impeccabile e imperdibile.

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“La promessa di un’estate”

Levy_La promessa di un'estate_300dpidi Gabriele Ottaviani

«Non si può essere medici e suonare il pianoforte?» le chiese. «Il tuo vecchio padre ha ancora le sue risorse, eh? Te la sei cavata bene.» «Esatto! E se non si fosse svegliato, come me la sarei cavata? Con le manette ai polsi per aver messo a repentaglio la vita di un uomo?» «Dimmi un po’, è morto o sta meglio? Hai corso dei rischi per soccorrere qualcuno, questo ti fa onore. Vorresti biasimarmi?» domandò Raymond con una punta di ironia nella voce. Thomas ci pensò un istante e si voltò verso suo padre. «Che cosa è successo esattamente mentre aiutavo quell’uomo?» «Mentre aiutavamo! Mi sembra di averti assistito, o sbaglio?.» «Proprio come pensavo. È una mia impressione o parlavi attraverso di me?» «Propenderei per un’impressione… non mi sarei mai permesso.» «Strano… ho detto cose di cui non capivo il senso, e pronunciato parole che non conoscevo. Come se tu mi possedessi.» «Non capisco di cosa ti preoccupi. L’importante è quello che hai fatto, non quello che hai detto.» «Be’, non riprovarci. Quella sensazione era orrenda. Mi sembrava che tu esistessi dentro di me.» «Il sogno di ogni genitore! Continuare a esistere nel cuore dei propri figli» osservò Raymond, beffardo. «E non farne un dramma. Tua madre parlava sempre al posto tuo quando eri piccolo. Facevo una domanda a te ed era lei a rispondere.» «Mi giunge nuova questa gelosia.» «Di cosa stai parlando? Ti conviene riposarti. Ci aspettano diverse faccende spinose.»

La promessa di un’estate, Marc Levy, Rizzoli. Traduzione di Bérénice Capatti. Thomas è uno tra i più talentuosi pianisti di Francia, eppure il suo debutto sulle note del difficilissimo Concerto n. 2 di Rachmaninov è un flop: tutto questo perché in platea si palesa nientedimeno che il fantasma di suo padre Raymond, che ha bisogno di lui, nemmeno fosse Amleto, per un favore, non una vendetta, ma l’occasione di ricongiungersi alla donna amata, però solo platonicamente, per il tramite di un rito che ha dell’incredibile. Eppure, come la potenza dei sentimenti, è al tempo stesso logico e irrazionale, irresistibile e magnifico: scritto in stato di grazia, sembra un incrocio tra A qualcuno piace caldo e La vita è meravigliosa. Un incanto da leggere, rileggere, far leggere.

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“Cascasse il mondo”

Maffeis_Cascasse il mondo_300dpidi Gabriele Ottaviani

Mi rendo conto che niente può essere peggio di ciò che ho passato, ma sono certa che ciò che ho scoperto su Emilio metterà Ndidi a dura prova. La mia fiducia nella sua capacità di reazione comincia a vacillare. Magari capita di dover dire a una delle tue migliori amiche che suo marito ha un’amante, ma spiattellarle il genere d’amante, se è di genere un po’ particolare, riesce difficile da elaborare anche alla mia immaginazione. Temo possa non reggere il colpo – in fondo c’è ancora la questione del coccodrillo, in ballo – e allora contravvengo a una delle regole più sacre dell’amicizia: infrango il patto. Immagino che la rottura di una promessa sia un’azione spregevole in ogni caso, ma infrangere quella fatta a una donna, per di più amica, è la cosa peggiore in assoluto. Abominevole. Non ho nemmeno il coraggio di sentire la mia viva voce, perciò invio un WhatsApp a Adriana, anche se so che è a scuola e non può rispondere.

Cascasse il mondo, Maria Cristina Maffeis, Rizzoli. Nulla è più importante dell’amicizia. Nemmeno l’amore. Anche perché, diciamoci la verità, ci sono tante cose che certe volte sono meglio di un uomo nella vita: che so, per esempio una bella pensione di reversibilità… A parte gli scherzi Titti, cascasse il mondo, non rinuncerebbe mai ai periodici incontri con le sue sodali, in cui si rispecchia, ricambiata,e  grazie alle quali riesce ad affrontare al meglio possibile ogni (dis)avventura. Diverse eppure simillime, i personaggi ritratti da Maria Cristina Maffeis sono brillanti, divertenti e credibili, e le loro storie non possono non appassionare. Fresco, frizzante, profondo, pieno di grazia.

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“La bibliotecaria di Auschwitz”

Iturbe_Bibliotecaria_300dpidi Gabriele Ottaviani

«Esatto. Non ti sto imbrogliando, lavoriamo nella stessa baracca. Se ti imbrogliassi e tu mi denunciassi, perderei il mio posto nel blocco 31. E nessuno vuole andarsene da lì.» «Be’, devo pensarci.» Chiama a raccolta i suoi amici in un capannello fatto di sussurri, discutono fitto fitto e ogni tanto filtra anche qualche risatina. Alla fine un sorridente Milan alza la testa con aria trionfante. «Va bene. Ti presto un momento il giaccone in cambio di una razione di pane… a patto che ci lasci toccare le tette!» Guarda un attimo i suoi compari e quelli annuiscono con tanto entusiasmo che i loro colli sembrano delle molle. «Non fare l’idiota. Quasi non ce le ho…» I tre ragazzi ridono come se si stessero divertendo un sacco, o forse dietro alle risate si nascondono solo il nervosismo e il disagio che provano a parlare di certe cose. Dita sbuffa. Se non fosse che sono tutti parecchi centimetri più alti di lei, darebbe un ceffone a ognuno. Per gli sguardi vogliosi, o per la loro idiozia. Ma non ha scelta. E poi, che importanza ha? «Va bene. Adesso lasciami provare quel maledetto giaccone.» Milan rimane solo con la camicia a tre bottoni che indossa sotto il giaccone e rabbrividisce. Dita si mette il tabarro, che le sta enorme, proprio come sperava. Quell’indumento ha una cosa che lo rende preziosissimo ai suoi occhi e che ha visto di rado nel campo: un cappuccio. Si avvia con Milan alle calcagna. «Dove andiamo?» «Nella baracca 15.» «E le tette?»

La bibliotecaria di Auschwitz – Basato sulla storia vera di Dita Kraus, Antonio Iturbe, Rizzoli. Traduzione di Stefania Maria Ciminelli e Stefania Fantauzzi. Ad Auschwitz-Birkenau c’è l’unico campo “per famiglie” in cui vivono i bambini, il blocco 31 che permette ai nazisti di farla franca con gli ispettori della Croce Rossa e laddove è stata organizzata una sorta di vera e propria scuola clandestina, dotata addirittura di una biblioteca con otto libri, giunti lì per vie traverse, titoli certamente niente affatto graditi al regime, e affidati a Edita, quattordicenne che custodisce il suo tesoro a ogni costo. Perché lei ama i libri, crede alla loro promessa di pace e salvezza, e sarà proprio grazie a loro che potrà sconfiggere il più abietto e inumano degli orrori: maestoso.

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“U siccu”

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Matteo non è il tipico boss siciliano che si sposa giovane e mette su famiglia…

U siccu – Matteo Messina Denaro: l’ultimo capo dei capi, Lirio Abbate, Rizzoli. Matteo Messina Denaro è una delle figure di maggior spicco della criminalità organizzata italiana, un uomo sul cui capo pende come una spada di Damocle un carico di reati che farebbe impallidire chiunque: vive nascosto, ma il suo potere è immenso e spaventoso. Il ritratto che qui viene tratteggiato è preciso, puntuale, interessante, sconvolgente.

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“L’ospedale dei bambini”

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Era la prima volta che un presidente della repubblica veniva in visita ufficiale al Bambino Gesù…

L’ospedale dei bambini: 1869-2019. Una storia che guarda al futuro. 150 anni del Bambino Gesù di Roma, Andrea Casavecchia, Rizzoli. La storia del più celebre ospedale pediatrico romano e forse perlomeno italiano è lunga oltre un secolo e mezzo, e racconta una vicenda di ricerca, devozione, cura, abnegazione e professionalità, che dalle pendici del Gianicolo si staglia monumentale finanche a livello dell’immaginario collettivo: questo vivido ritratto sotto ogni aspetto, anche politico, è interessante, ampio e significativo. Da leggere.

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“Economia Doppia X”

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La dipendenza finanziaria delle mogli dai mariti, il fulcro stesso dell’esclusione economica femminile, era un argomento che il movimento attivista non aveva considerato con la dovuta attenzione.

Economia Doppia X – La lotta globale delle donne contro la disparità economica, Linda Scott, Rizzoli. Traduzione di Marta Rizzo e Lucilla Rodinò. Quando la straordinaria Michelle Williams ha vinto con pienissimo merito uno dei tanti premi bella stagione appena trascorsa per la sua prova attoriale eccellente sul piccolo schermo nel ruolo di Gwen Verdon, tra i ringraziamenti non ha mancato di sottolineare che era stata pagata quanto il suo collega. Dovrebbe essere ovvio, ma non lo è, e se ha dovuto evidenziare lei, che a ragione si dichiara privilegiata, l’ingiustizia che subiscono di norma le donne, figuriamoci cosa deve patire chi non ha nemmeno l’ombra dei benefit di una diva (ma certo nemmeno il suo talento, è naturale): la sperequazione a danno di oltre metà della popolazione mondiale è a livello sociale, economico, politico, culturale, etico, morale, educativo e non solo un vero e proprio vulnus, che impedisce ogni reale progresso. In questo saggio la questione del sottostimato ruolo delle donne è centrale: il volume è ampio, pieno, denso, dotto. Da leggere, rileggere e far leggere, per conoscere, capire, prendere coscienza e migliorare la società. Do cui tutti siamo parte, nessuno escluso.

 

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“Un attimo perfetto”

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Perché nella nostra vita tutto ha sempre bisogno di essere aggiustato?

In una casa color pervinca tanto amata quanto scombiccherata, che è della famiglia da sempre, a parte un breve periodo durante il quale fu proprietà di chi la vinse al gioco, una madre, un padre e quattro figli, un’adolescente per cui, essendo finalmente sbocciata, la vita è una lunga storia di Instagram, una sorella che pensa solo al cavallo che prende in fida per l’estate, il piccolo Alex che si interessa esclusivamente di scienze naturali, con una particolare predilezione per i pipistrelli, e una voce narrante di rara brillantezza, che ha ereditato la stanza che dà alla passeggiata della vedova, da cui col telescopio si può scrutare bene il mare sottostante, trascorrono come ogni anno le vacanze estive, fuggendo, di norma di malumore perché hanno dovuto come al solito rinunciare subito a metà dell’indispensabile ciarpame che avrebbero voluto portarsi appresso da Londra perché altrimenti non sarebbero potuti nemmeno salire in macchina, dalla città per quelle che un tempo sembravano un’infinita parentesi neghittosa fra un anno scolastico e l’altro e che adesso invece sono un viaggio alla scoperta della vita che brucia come la testa di un cerino. Soprattutto se di mezzo c’è un matrimonio da organizzare, un basset hound dall’aria triste, una coppia che si credeva inossidabile, una ex diva del cinema e due ragazzi, uno tenebroso come una nube gravida di pioggia, l’altro irresistibile come la passione… Il desiderio muove ogni cosa, e Meg Rosoff non scrive Un attimo perfetto, scrive un libro perfetto, il romanzo d’amore e formazione che stavamo aspettando, l’erede ideale di Chiamami col tuo nome, molto più del pure ottimo Cercami, ingiustamente danneggiato dalla riduttiva e inadeguata etichetta di sequel: le parole della scrittrice, in Italia per Rizzoli, con traduzione, eccelsa, di Claudia Manzolelli, sono semplicemente, tutte, quelle che si vorrebbe saper dire, sempre. Magnetico, magnifico, impeccabile, una commedia umana a cui è un delitto rinunciare.

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