Libri

“I fiori nascosti nei libri”

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Ha vissuto le cose in maniera sbagliata, fin dall’inizio. Povero piccolo.

I fiori nascosti nei libri, Silvia Montemurro, Rizzoli. Irena era polacca, ma durante la seconda guerra mondiale per avere salva la vita si è finta cittadina svizzera e rifugiata presso un’amica della madre in un’augusta magione alpina dove ha incontrato un uomo, un contrabbandiere, e ha appreso l’arte della tessitura. Un suo ritratto campeggia ancora nei corridoi della villa, almeno finché non scompare proprio durante la notte di tregenda, molti decenni dopo, in cui i custodi sono costretti a ospitare una giovane stilista in viaggio da Firenze verso Sankt Moritz, Chiara. La cui somiglianza con Irena è a dir poco impressionante… Il mondo non finirà mai perché le donne lo raccontano, e il potere delle storie valica il tempo: Silvia Montemurro ha una prosa lirica e travolgente, che avvince e convince.

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“Sto pensando di finirla qui”

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Non credo che Jake sarebbe contento che io vedessi tutto questo. Anche se il pensiero mi fa solo venire voglia di restarci ancora. Non mi ci vorrà molto. Scendo con cautela dalla lastra di cemento e mi avvicino al ventilatore. Ruota da una parte all’altra. Che ci fa qui un ventilatore acceso in inverno? È già abbastanza freddo così com’è.

Sto pensando di finirla qui, Iain Reid, Rizzoli, traduzione di Giulia De Biase. Giornalista e scrittore sia di fiction che di non-fiction che vive a Kingston, Ontario, vincitore cinque anni fa del premio RBC Taylor Emerging Writer Award, fratello di Eliza, first lady d’Islanda, ispiratore con questo romanzo del film di Charlie Kaufman prossimamente su Netflix, con potenza deflagrante Reid racconta la storia di una ragazza che sta pensando di lasciare il suo fidanzato Jake ma che, durante un silenzioso viaggio a due in auto di ritorno dalla casa dei genitori di lui, in the middle of nowhere, nelle campagne degli Stati Uniti sempre più innevate via via che le lancette compiono il loro percorso, d’improvviso viene lasciata sola nell’abitacolo da Jake, che entra nella sua vecchia scuola superiore e svanisce nel nulla. Che fine ha fatto? E cosa è davvero successo? Formidabile e mozzafiato.

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“La memoria rende liberi”

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L’abbrutimento chiama abbrutimento…

La memoria rende liberi – La vita interrotta di una bambina nella Shoah, Liliana Segre, Rizzoli. Nuova edizione con testi inediti. I proventi dei diritti d’autore verranno devoluti alla Onlus Opera San Francesco per i poveri. È il cinque settembre del millenovecentotrentotto quando la vita di Liliana cambia per sempre: ha otto anni, vive in casa dei nonni col giovane e bellissimo padre, che lì è tornato ad abitare con la sua unica amatissima figlioletta dopo che la splendida moglie è morta a ventisei anni di tumore all’intestino, e da un annuncio alla radio scopre di fatto che non potrà più andare là dove le piace tanto stare, ossia a scuola, dove ha tante amiche e dove è esonerata dalla religione, e quindi può con quattro o cinque compagne durante quell’ora una volta a settimana correre liberamente nei corridoi e lanciarsi in ardite scivolate sui pavimenti incerati dai bidelli, perché è ebrea. Non ha mai pensato che questo potesse essere un problema. Finché non la catturano. Non la deportano. Non le ammazzano il padre. Non ha la salute rovinata dal lager. Non ritorna dopo una marcia infernale. Non va a vivere dagli zii, dove studia il programma di cinque anni in uno solo per potersi iscrivere al liceo classico. Ma lì è triste. La fanno sentire in colpa persino per il fatto di essere sovrappeso. Perché lei ha tanta fame. D’amore. Lo incontra. Conosce suo marito, anche lui reduce dalla prigionia. Stanno insieme per sessant’anni. Hanno tre figli. Lui è sempre stato dolce con lei. L’ha sempre amata. Non l’ha mai compatita. Lei per decenni non ha parlato. Poi è diventata nonna. E ha capito che non poteva più tacere. Che testimoniare era suo dovere. Liliana Segre è una di quelle persone a cui va detta solo una parola: grazie. La sua storia deve rimanere come un monito e un monumento per tutti noi. E sarebbe meraviglioso che l’auspicio di Enrico Mentana nella prefazione si realizzasse: dovremmo tutti considerarla come se fosse la nostra mamma. Da leggere, rileggere, far leggere.

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“Il sangue dei padri”

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Dopo inutili ragionamenti avevano concluso che entrare nella mente di quella femmina singolare, che aveva fatto le magistrali e studiato il latino, fosse troppo complicato, e avevano accettato di essere entrambi amati da lei senza condizioni.

Il sangue dei padri, Giuseppe Fabro, Rizzoli. Le colpe dei padri ricadono sui figli, sosteneva Eschilo: non è sempre così, anzi, ma non si può negare che siamo anche tutti quelli che siamo stati prima di esserci, in linea verticale ma non solo, siamo i nostri genitori, i nostri nonni, i nonni dei nonni, i genitori dei nonni dei nonni, i fratelli che non abbiamo avuto o conosciuto, siamo l’espressione della noncurante volontà di vivere, sopravvivere e resistere contro tutti e tutto, in primo luogo contro le frustrazioni che ci soffocano, le aspettative che ci ostacolano, la brama mordace di rivalsa perché ci sentiamo defraudati di qualcosa che consideriamo un nostro diritto, reputiamo noi stessi usurpati padroni del mondo. Nel secondo dopoguerra in cui tutto sembra possibile e a portata di mano come un pomo nel giardino delle Esperidi una banda di ragazzi, figli della generazione che la resistenza ha liberato, cresciuta nei vicoli di Genova, vertice affacciato sul mare del triangolo industriale del nord d’Italia, frequenta assiduamente il crimine. E… Ritratto potente, icastico e vividissimo di un’atmosfera e di una società, il romanzo di Fabro è ottimo.

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“Ninna nanna”

Screenshot_20191221-095229.pngdi Gabriele Ottaviani

Louise? Siete stati fortunati a trovare lei. È stata come una seconda mamma per i miei figli. È stato davvero straziante doverci separare. A essere sincera, all’epoca, ho anche pensato di rimanere incinta una terza volta, solo per poterla tenere con noi…

Ninna nanna, Leïla Slimani, Rizzoli. Premio Goncourt nel duemilasedici. Traduzione di Elena Cappellini. La professione di Myriam è importante e remunerativa, ma non è certamente quella economica la principale soddisfazione che spinge la donna a ritornare a esercitare il suo mestiere di avvocato: è una questione ben più profonda in primo luogo di autodeterminazione, fondamentale anche come messaggio da trasmettere alla propria prole. Arrivato il secondo figlio, Myriam ha infatti, dopo averne a lungo parlato, in modo anche sofferto, com’è inevitabile che sia, con il marito Paul, di rimettersi in gioco: il che pone inevitabilmente una delicata questione, ossia a chi affidare, visto che non è affatto facile trovare qualcuno che sia all’altezza del compito, che presenta numerose insidie e molteplici sfaccettature, dato che ci si va a inserire in un equilibrio, quello familiare, che è già per natura instabile, anche quando in apparenza sembra esattamente tutto il contrario, i pargoli. Serve una tata per Mila e Adam, e Louise sembra perfetta. Anche troppo, e si sa, che quando si lascia a qualcuno la libertà di mettere la mano sulla culla… Precipitando in un vortice di ossessioni, il lettore non può che ritrovarsi di fronte alle domande più intime, e alle paure più inconfessabili: formidabile.

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“Basketball journey”

image.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il prof non solo giocava nella squadra della facoltà che perdeva spesso contro quella degli studenti, ma, pur non segnando mai, commetteva spesso tanti falli…

Basketball journey – Viaggio on the road tra luoghi e leggende del basket USA, Alessandro Mamoli, Michele Pettene, Rizzoli. Il quindici di dicembre del milleottocentonovantuno in quel di Springfield, lungo le rive del fiume Connecticut, nello stato del Massachusetts, in un’America che non è uscita da molto dalla guerra di secessione ed è ancora giovane e bramosa di costruire il proprio destino, James Naismith, nativo di Almonte, in Canada, a cinquanta chilometri a sudovest della capitale Ottawa, medico, insegnante di educazione fisica, inventore cui pare si debba anche il casco indossato dai giocatori di football americano, dà vita, trovandosi nella necessità di fornire uno svago ai suoi ragazzi, nientedimeno che al basket. La pallacanestro viene alla luce così, sotto il segno del Sagittario, grazie a un’intuizione geniale, e diventa uno degli sport più amati in assoluto, la cui vicenda è punteggiata di personaggi e luoghi, che, con passione e acribia, Mamoli e Pettene, ottimi divulgatori, battono palmo a palmo, non lesinando alcun dettaglio. Un regalo prezioso per tutti gli appassionati e i tifosi, e certamente non soltanto per loro.

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“Io, Maria”

Screenshot_20191221-095129di Gabriele Ottaviani

Nell’imminenza della Traviata alcune lettere anonime (ne ricevo anch’io, non si tratta, purtroppo, di un privilegio della Tebaldi) mi avevano preavvertita che sarei stata fischiata…

Io, Maria – Lettere e memorie inedite, Maria Callas, Rizzoli. A cura di Tom Volf, che le ha dedicato un film meraviglioso passato anche qualche anno fa dalla festa del cinema di Roma. La più grande e soprattutto celebre cantante lirica di sempre, un mito, una leggenda, un’icona, una donna fragile e fortissima, sfortunata e contraddittoria, un’artista sopraffina: tutto questo e molto, molto, molto altro era Maria Callas, al secolo Anna Maria Cecilia Sophia Kalos, dove Kalos sta per la contrazione di Kalogheropoulou, amata, odiata, sfruttata, morta a Parigi a cinquantaquattro anni ancora da compiere nel millenovecentosettantasette, che è il termine ultimo fin dove, anno per anno, a partire dal millenovecentoquarantasei, ci conducono le sue memorie, i documenti qui raccolti, in cui stentorea riecheggia una voce ancora più emozionante di quella con cui ha deliziato e ancora oggi delizia, perché fortunatamente non mancano le registrazioni, le platee di melomani di tutto il globo, quella della sua interiorità, preziosa e delicata. Da leggere.

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