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“Ritorno a Riverton Manor”

512PIQKK9vL._SX330_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Io cerco un altro genere di ricchezza. Voglio arricchirmi di esperienze. Il secolo è giovane, e anch’io lo sono.

È novembre. È il millenovecentonovantotto. Ursula Ryan è giovane. È una regista, ha scritto un film, che si intitola Ritorno a Riverton Manor. È una storia d’amore, il resoconto della relazione tra le sorelle Hartford e il celebre poeta Lord Robert S. Hunter, che nel millenovecentoventiquattro, nonostante la vita sembrasse sorridergli incredibilmente, si uccise. Ursula vuole fare bene il suo lavoro, con cura: compiendo delle ricerche, si è resa conto che c’è una testimone di quell’epoca ruggente ancora viva. Così il ventisette di gennaio del millenovecentonovantanove, all’incirca tre quarti di secolo dopo gli eventi che le stanno a cuore, scrive da West Hollywood una lettera – non la prima, ma non ha ricevuto risposta alla precedente missiva – a Grace Bradley, che vive al 64 di Willow Road, Saffon Green, Essex. Una centenaria che di quegli eventi tragici, leggendari e misteriosi non vuole proprio parlare. E ha le sue buone ragioni. Ma… Ritorno a Riverton Manor, undici anni dopo la sua prima deflagrante comparsa nelle librerie, torna in Italia: è il bestseller planetario che ha rivelato al mondo il talento di Kate Morton, da Brisbane con furore. Sa cavarsela più che alla grande con le caratteristiche del genere, intreccia la trama con sapienza, caratterizza tutto nel dettaglio, coinvolge, intriga, convince e conquista. Da leggere. Edito da Sperling & Kupfer, è tradotto da Massimo Ortelio.

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