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“Rimini Graffiti”

copertina Rimini Graffiti-001di Gabriele Ottaviani

Mi aveva tolto le parole di bocca. Anch’io ero curioso di sapere: quella che doveva essere una caccia all’amante era diventata un’inaspettata visita al cimitero. O era un caso, e Raffaele aveva percorso la stessa strada terminando poi il viaggio al cimitero invece che dall’amante, oppure si era accorto di noi e ci aveva sviato di proposito. La presenza di Pedro però non aveva senso, a meno che non si fossero dati appuntamento al cimitero. E se così era, a quale scopo? C’era anche un’altra possibilità: che non avessimo capito nulla. E spesso, la terza via è quella che ci mostra la strada.

Rimini Graffiti (Il valzer dei cani), Nicola Arcangeli, Clown bianco. Antonio è uno sbandato. È alcolizzato. È morto. Lo hanno trovato cadavere. È questo che Roberta dice – non poteva non farlo… – a Léonard, il suo ex marito, per telefono: perché Antonio era stato in gioventù il migliore amico di Léonard. Che del resto già si aspettava un guaio: un trillo quando la mattina non ha ancora spalancato del tutto la sua corolla di raggi solari non è mai un buon segnale, le notizie piacevoli possono sempre aspettare, sono quelle brutte che hanno l’urgenza di correre. E così il sessantatreenne che ora vive a Milano è costretto a viaggiare a ritroso nel tempo (ma anche nello spazio), sin da quando ha lasciato, dopo la traumatica separazione dei propri genitori, pressoché bambino la California per approdare a Rimini: laddove c’è un segreto che non è stato ancora svelato. I cani stanno per tornare, e… Avete presente quando si dice un giallo coi fiocchi? Ecco, è questo il caso.

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