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“Quello che è Stato”

di Gabriele Ottaviani

L’avvocato rimane qualche attimo disteso, lasciando che il piacere si diffonda per tutto il corpo. Poi si solleva e aspira con una cannuccia d’argento due strisce di polvere bianca dal ripiano di marmo di un tavolino. È la provvista di cocaina che il cavalier Ascione, l’amante della contessa Visigalli, gli fa trovare ogni volta che si trova a passare da Napoli. Raccoglie con la lunga unghia del mignolo la polvere rimasta sul marmo e se la passa sui denti. Poi versa dello champagne in un calice poggiato sempre sul tavolino, accanto al secchiello col ghiaccio. Ne beve un sorso avvicinandosi a una delle porte finestre che danno sul terrazzo della suite. Scosta le tende e, nudo com’è, esce fuori. Davanti a lui c’è l’intero Golfo di Napoli. L’aria limpida e la luna piena rendono quella vista uno spettacolo di bellezza incomparabile. Lo sguardo spazia dal Vesuvio all’isola di Capri, fino alle sagome, più evanescenti, delle altre isole, Ischia e Procida. Più vicine e brillanti le luci della città, dalla collina di Posillipo al porto. Intanto la porta del bagno si apre ed esce, nuda, Marlene. Ma non è più Marlene. Di quella donna bionda restano il corpo statuario, le spalle tornite, i seni piccoli e pieni, le lunghe gambe affusolate, in mezzo alle quali però, come in una statuetta dionisiaca, amuleto di fertilità, sorge un membro virile di notevoli proporzioni. I biondi capelli ondulati non ci sono più, al loro posto una folta capigliatura castano scuro tagliata a spazzola. Il viso, senza il cerone che lo ricopriva, ha ripreso i suoi tratti originali, che sono decisamente maschili. L’inquietante creatura ermafrodita attraversa il salottino e raggiunge Frangipane sul terrazzo. L’avvocato gli/le sorride, poi torna a fissare la distesa di luci. “Napoli sta cambiando, eh, Gennari’?”, mormora pensoso. “Iiih si sta’ a cagnà! Cagna tutto avvuca’… Sule chisto nun se po’ cagnà”, e così dicendo Gennarino si tocca il pomo d’Adamo e scoppia a ridere. Frangipane ride a sua volta. Gennarino lo abbraccia da dietro e lo bacia sul collo. “Comme site’ bbell’, avvucato mio.” Calogero lo accarezza a sua volta e si lascia riportare dentro. Gennarino lo adagia nuovamente sul divano, gli spalanca le gambe e se le mette sulle spalle. “Te voglio bene, avvuca’”, dice con un sorriso di un candore imprevedibile. Un attimo prima di essere penetrato, l’avvocato Calogero Frangipane pensa che veramente niente è come sembra, al contrario, tutto è quasi sempre molto diverso da come appare. Poi si rovescia all’indietro e urla.

Quello che è Stato – Romanzo della storia d’Italia dalla Seconda alla Terza guerra mondiale, Mimmo Rafele, Fandango. Intrigante, avvincente, appassionante, denso, profondo, ricco di spunti, livelli di lettura, chiavi d’interpretazione, il libro di Mimmo Rafele, intellettuale finissimo che non ha bisogno di presentazioni, è un dettagliato affresco del mondo che ci circonda, con tutte le sue storture e le sue possibilità, di come la società si è evoluta e involuta, di quali giochi più o meno perversi di potere si agitino turbinosi sui destini di donne e uomini: da non farsi sfuggire per nessuna ragione.

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