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“Quasi colpevole”

51rx-anlYhL.jpgdi Gabriele Ottaviani

La corte d’assise è gremita. Un diffuso vociare di sottofondo riempie l’aria. Il clan Deiana è in prima fila, tutti elegantissimi e apparentemente imperturbabili. Giovanni Deiana di tanto in tanto si guarda intorno lievemente preoccupato di trovarsi Antonello La Torre vicino e si vorrebbe maledire per quella sensazione. Gualtieri è disinvolto, parla cordialmente con altri avvocati e manifesta una sicurezza esagerata come se quello fosse un processo come tanti altri. Eppure quando è entrato in aula un personaggio vestito impeccabilmente e dal volto noto ha avuto un sussulto. Forse si sbaglia ma quella faccia l’ha già vista tanti anni prima quando ha fatto il corso per magistratura e poi l’ha incontrata un altro paio di volte, l’ultima, quasi per caso, a Roma qualche anno prima. Cos’è che gli aveva detto quella volta? «Sono ispettore al CSM. Faccio le pulci ai colleghi, un brutto lavoro ma qualcuno deve pur farlo». Sotto la canottiera in cotone di Gualtieri si è formato un rivolo di sudore. Mentre ridacchia scioccamente per le sue battute, tra i denti lancia l’ennesima maledizione all’avvocatuccio che l’ha messo in quel pasticcio. L’avvocato Demelas è in ritardo, naturalmente, entrerà a udienza iniziata da un minuto, si scuserà con la corte e racconterà in due secondi un episodio di vita quotidiana che non solo la giustificherà per il lieve ritardo ma la renderà anche simpatica. Si apre una porta in fondo. D’un tratto il brusio s’attenua.

Quasi colpevole, Paolo Pinna Parpaglia, Newton Compton. Enrico è un ragazzo. Fa il liceo. È un po’ stravagante. Spesso i soliti infami bulli lo prendono di mira. Ma lui per fortuna non è solo. Quirico, Gabriele e Christian gli sono affianco. Quattro amici. Al bar che vogliono cambiare il mondo aspirando a qualche cosa in più di una donna o di un impiego in banca? Sì, no, forse, non solo. Il reciproco rapporto è comunque intimo, forte, solido, importante. Almeno a parole: spesso si sa che d’altro canto i fatti sono altra cosa, ma prima o poi l’occasione di dimostrare che tra il dire e il fare non sempre c’è di mezzo il mare arriva. Nel caso specifico passano oltre due lustri: Quirico è diventato un avvocato. Non ha mai affrontato un processo penale. Questo poi si prospetta come lungo e arduo. Ma non può dire di no a Enrico. Che lo ha nominato suo difensore. Che è accusato di aver ucciso una sua alunna. Che nonostante le prove schiaccianti è innocente. Almeno per Quirico. Che sa una cosa che pochi conoscono. Un segreto. Una verità. Remota. Scomoda. Scomodissima. Che dovrà emergere. E tutto cambierà… Ci sono due errori che si possono fare lungo la strada per la verità: non andare fino in fondo e non partire, recita una nota frase attribuita a Buddha, e il tema della verità in questo legal thriller scritto in stato di grazia è centrale. Ma non l’unico… Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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